Il commissario Aldani, investigatore nato dalla penna e dalla fantasia di Michele Catozzi, torna in libreria, puntuale, come sempre, a due anni dall’ultima avventura. I suoi fedelissimi lettori, infatti, lo attendono con pazienza, sicuri che non mancherà all’appuntamento. Ecco quindi, sempre per i tipi di TEA, il nuovo romanzo, dal titolo Il fondaco dei libri. Un’indagine del commissario Aldani, uscito da pochissimi giorni.
Anche questa volta Catozzi decide di esplorare, complici alcuni delitti, un mondo diverso dai precedenti. Nel romanzo d’esordio, Acqua morta (2015) la storia era intrecciata con interessi politici, finanziari-economici e bancari; in Laguna nera (2017) tutto ruotava attorno al mondo dei cambisti del Casinò e alla Mala del Brenta; il Petrolchimico di Marghera invece era al centro di Marea tossica (2019); lo sfondo degli omicidi di Muro di nebbia (2021) era l’Università Ca’ Foscari e il mondo accademico, mentre in Canale di fuga (2023) gli atti criminali si svolgevano nei grandi alberghi e davano modo di svelare le speculazioni a essi legate.
Le indagini del commissario Aldani

Questo romanzo, il sesto della serie con protagonista il commissario veneziano (che però abita con la famiglia a Mestre), ci proietta ora nel mondo molto particolare del libro antico, dei bibliofili e dei bibliomani, dell’antiquariato librario, delle biblioteche e degli studiosi che le popolano.
Siamo nel 2015, l’anno dedicato al cinquecentenario della morte di Aldo Manuzio, uno dei fondatori dell’editoria moderna. Eventi, mostre, convegni si sono realmente svolti in tutto il mondo per celebrare questo grande intellettuale e innovatore, e, tra le varie manifestazioni veneziane, Aldani si trova a indagare sulla morte di uno studioso tedesco che doveva intervenire a un convegno alla Fondazione Giorgio Cini con una relazione attesissima su un raro esemplare del famoso volume l’Hypnerotomachia Poliphili (in breve Polifilo, ma letteralmente Combattimento amoroso di Polifilo in sogno) un romanzo allegorico, magnificamente illustrato, capolavoro tipografico stampato nel 1499 da Aldo Manuzio il Vecchio, appunto.
Il commissario Aldani e un mondo che non conosce
Aldani si ritrova in un ambiente di cui sa poco o nulla e deve cominciare a destreggiarsi, coadiuvato dall’ispettore Borella che invece sembra più a suo agio tra cinquecentine, vale a dire edizioni del secolo XVI; incunaboli, cioè libri stampati prima del 1500; colophon, cioè la pagina o parte di pagina posta alla fine della pubblicazione che fornisce informazioni sulla pubblicazione e la stampa, oltre più raramente ad altre informazioni bibliografiche; legature, cioè le copertine dei libri antichi; segnature, le lettere e/o numeri o segni stampati a piè di pagina sulla prima e di solito su alcune carte successive di ciascun fascicolo della pubblicazione per consentire di stampare, piegare il foglio e riunire i fascicoli correttamente, eccetera.
Informazioni che saranno fondamentali per iniziare a dipanare il mistero della morte violenta dello studioso e che verranno offerte con generosità e passione da due bibliotecarie che collaboreranno attivamente all’indagine, funzionarie della Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia e della Biblioteca Oliveriana di Pesaro, unitamente all’organizzatrice del convegno alla Fondazione Cini “In Aedibus Aldi Manutii”.
La squadra del commissario Aldani

Ai soliti personaggi che accompagnano come sempre Aldani – l’anatomopatologo Basenti; Doria, il capo della Scientifica; il Sostituto Procuratore Luisa Privieri; Schiavon, il capo della Mobile; l’immancabile Schinco, al secolo Claudio Danieli, giornalista de “Il Gazzettino” nonché vecchio amico del commissario, e il capitano della Guardia di Finanza Colucci, stavolta insieme al tenente Rosa Spatò del Gruppo Tutela Patrimonio Archeologico – si affiancano nuovi personaggi: un libraio antiquario veneziano, un mercante americano di libri antichi, un faccendiere romano, il titolare di un casa d’aste inglese, e molti altri.
Tutti coinvolti, a vario titolo, in un mistero che riguarda una scoperta clamorosa relativa alla paternità dell’opera, da tempo immemorabile causa di diatribe e discussioni tra studiosi. Il volume infatti fu stampato anonimo per timori legati al carattere licenzioso dell’opera, ma da un acrostico costituito dalle lettere maiuscole poste all’inizio di ciascuno dei 38 capitoli si ricavò il nome di Francesco Colonna (Poliam Frater Franciscus Columna peramavit “Fra Francesco Colonna amò intensamente Polia”). Sull’identificazione di questo fantomatico autore si sono accapigliati da sempre gli studiosi, alcuni ritenendo che non di una persona singola si trattasse, ma di un gruppo di scrittori che volevano rimanere nell’ombra.
Aldani, tra trasferte inaspettate, irruzioni clamorose al convegno e a un’asta di libri antichi, oltre che improvvisi colpi di scena, dipanerà la matassa, come sempre.
Un libro nato 25 anni fa
Il libro, come Catozzi spiega nella sua Nota finale, ha origini “antiche”, l’idea risale addirittura a venticinque anni fa. Nel racconto Pagine veneziane, in cui debuttò proprio il personaggio di Aldani e con cui l’autore partecipò all’edizione 2000 del Premio Gran Giallo Città di Cattolica, testo rimasto inedito, compariva infatti un incunabolo. In questo romanzo la trama ha preso altre strade, ma testimonia comunque la forte e sedimentata passione di Catozzi per la storia dell’editoria e delle arti tipografiche nonché la sua competenza in materia, che ha supportato con ulteriori studi e un’ampia bibliografia.
Il fondaco dei libri ( Milano, TEA, 2025) sarà presentato venerdì 7 febbraio, alle ore 18, alla Libreria Ubik di Mestre, con la presenza dell’autore.
L’autore

Nato a Mestre nel 1960, Michele Catozzi ha vissuto a lungo in Veneto. Ha passato molti anni a Treviso, dove si è occupato di editoria e giornalismo. Dopo aver scritto diversi racconti, pubblicati in antologie e riviste, nel 2015 ha pubblicato Acqua morta, il primo romanzo della serie che vede come protagonista il commissario Nicola Aldani, apparso in TEA, cui hanno fatto seguito Laguna nera (2017), Marea tossica (2019), Muro di nebbia (2021), Canale di fuga (2023) e Il fondaco dei libri (2025).








































































La recensione del Fondaco dei libri e in prima pagine di èNordest un articolo di Crovato dal titolo Il mistero Fondaco: neanche se ci fossimo messi d’accordo! Battute a parte, grazie Annalisa della splendida recensione. Sei una certezza!
Grazie!