«Anche Belluno può avere un ruolo di primo piano nello stoccaggio dei vaccini». Lo afferma il direttore di Confartigianato Belluno, Michele Basso.
«Come è stato ribadito pure da un’indagine di Confartigianato a livello nazionale – prosegue il direttore – la provincia è conosciuta per essere il polo del freddo. E, di conseguenza, avrebbe le caratteristiche ideali per lo stoccaggio degli antidoti contro il Covid».
In questo periodo, il commissario straordinario per l’emergenza Coronavirus, Domenico Arcuri, sta valutando i mezzi da utilizzare e le zone in cui collocare le dosi. «Per questo, nell’area del Nordest, ci mettiamo a disposizione – prosegue Basso – considerata l’importanza di un vaccino destinato a cambiare le nostre vite. Ne abbiamo già parlato con le aziende specializzate: la conservazione con i frigoriferi a -80 gradi, il trasporto e lo stoccaggio sarebbero aspetti che il territorio riuscirebbe a soddisfare. A tale proposito – conclude il direttore di Confartigianato – sono diverse le realtà in provincia capaci di garantire esperienza, professionalità e competenza all’interno di una partita che riguarda tutti. E indirizzerà il futuro. Offriamo quindi la piana disponibilità, perché lavorare per il territorio significa primariamente rendere accessibili i servizi di salute e benessere a tutta la nostra comunità».
Sulla stessa linea di pensiero, Guerrino Argenta, presidente di Belluno e regionale frigoristi di Confartigianato: «Abbiamo tantissime aziende che sono conosciute e apprezzate. Sarebbero perfettamente in grado di portare a termine le richieste che ci arriveranno, seguendo la catena del freddo. Da questo punto di vista, Belluno è la terra ideale».
Stoccaggio vaccini a -75° C
“Il semplice viaggio a bassissime temperature è forse l’ultimo dei problemi della filiera del freddo da preservare per il trasporto del vaccino anti Covid di cui tanto si parla. Da tempo esistono sistemi in grado di gestire il trasporto con camion o furgoni di materiali particolari a temperature anche inferiori ai – 100 gradi”. A spiegarlo è Nazzareno Ortoncelli, presidente della Federazione Trasporti della Confartigianato Metropolitana di Venezia che entra nel merito di sua competenza sulla questione legata al nuovo vaccino della Pfizer, che potrebbe funzionare ma ha questo problema della temperatura a cui va mantenuto dalla produzione fino all’utilizzo finale: deve restare vicina ai – 80 gradi.
Logistica veneta pronta alla distribuzione
“Nella filiera del trasporto si possono tranquillamente utilizzare contenitori criogenici che altro non sono che grossi thermos con dentro azoto o ghiaccio secco che conservano il trasportato alle temperature necessarie. Questo sistema lo si utilizza già per il trasporto di altri materiali sanitari o delicati; dai normali vaccini agli organi, ed è pratico e testato. Si tratta di contenitori trasportabili dotato oltretutto di sistemi di monitoraggio intelligente della temperatura in tempo reale, che tengono sempre sotto osservazione lo stato dei contenitori e notificano qualsiasi problema, garantendo così un funzionamento stabile dei dispositivi e la sicurezza della conservazione dei campioni”. Di fatto si tratta di tecnologie che oggigiorno si applicano principalmente nel settore medico e quello delle banche di campioni.
“Spesso inoltre – prosegue Ortoncelli – sono le stesse case farmaceutiche che dispongono di questi speciali contenitori che possono essere stivati e trasportati in camion o furgoni”. Il problema, eventualmente, sarebbe lo stoccaggio fino all’utilizzo. Se infatti milioni di vaccini possono essere trasportati in questo modo. Altra questione è quella di stoccarli in grandi quantità per poi arrivare fino all’utilizzo finale sulle persone. “Queste sono altre questioni e altri problemi, che non ci sono per quanto riguarda il semplice trasporto. La speranza rimane – conclude – che questo vaccino sia realmente efficace e ci porti finalmente fuori da questo infernale incubo del Covid”.