Siamo ritornati a una partita delle Zebre, la seconda franchigia federale del rugby, per il nostro proverbiale videoracconto. Intanto l’avvicinamento al test con l’Ulster, la squadra nordirlandese. Lo stand del formaggio Parmigiano reggiano, al debutto, e poi l’hospitality in trasferta, che abbiamo narrato nel nostro inglese maccheronico. Sarebbe bellissimo se in ogni sport di alto livello ci fosse proprio uno stand per i tifosi che viaggiano, un luogo ideale per il pre ma anche per il leggendario terzo tempo.
Questo luogo è stato portato in Olanda, persino in Sudafrica.
All’intervallo le premiazioni di squadre giovanili, che sfilano a metà campo. Noi ne approfittiamo per aggirarci fra il pubblico, come sempre, e troviamo turisti inglesi arrivati apposta per vedere la partita: “In realtà per visitare Parma”. Chissà se sanno che è chiamata la piccola Parigi.
In coda per prendere una birra c’è persino il ct dell’Austria. Paese che non ha alcuna tradizione nel rugby e come sempre ci sbizzariamo nei paragoni.
Ulteriore passaggio nel settore diciamo distinti, di fronte alla tribuna, con tante squadre giovanili presenti.
Mostriamo anche la curva di casa, da lontano perchè non tutti amano essere ripresi.
Capitano autogol, con le nostre tecnologie rudimentali, rispetto ai videomaker di professione, e allora inavvertitamente leviamo l’audio, parlano le immagini ma la qualità è sempre amatoriale. Il vero spettacolo di serata sono stati i tifosi nordirlandesi, fra colori e birre.
Nel dopopartita assistiamo al rito di autografi e a fotografie con i giganti, senza rinunciare a narrare storie. In breve, a Dominguez junior, al figlio del mito argentino, già numero 10 azzurro e oggi commentatore di Sky, e a Neculai, moldavo.
In sala stampa le nostre domande all’allenatore delle Zebre Massimo Brunello, polesano, al capitano di serata, e pure al tecnico irlandese. Sui massimi sistemi, come piace a noi, paragonando rugby e cuoio.
L’ultimo capitolo riguarda il colore, con il terzo tempo, vissuto in parte accanto a Norberto, argentino, ex giocatore e oggi autore di una trasmissione di rugby.
La cosa più difficile, oltre all’ostilità della sicurezza, legata a segnalazioni di dirigenti donne, per il nostro antico piacere di videoaffrescare, la cosa più complicata della serata ducale è stata mantenere i nervi saldi, di fronte alle provocazioni di uno pseudo ultrà, pseudo tifoso che ci conosceva da youtube.
A fatica, siamo riusciti a raccontare gli ultrà, ma ne vale sempre la pena. Curioso, comunque, che due giovani marocchini sostengano le Zebre
Dispiace, naturalmente, vedere in sala stampa solo altri 3 giornalisti – ma non più di uno è tale – e, soprattutto, che le Zebre continuino a essere ultime, nel campionato europeo per club, il pro 14, diventato in realtà a 16 squadre.
Dulcis in fundo, per usare un luogo comune, il colloquio con un esperto di ovale, al contrario nostro, “Parliamo di rugby”, è una bella avventura, di 3 ex praticanti.
Le risposte, purtroppo, sono tutte in difesa, a mortificare il nostro tentativo di ricerca dei massimi sistemi, cioè raffrontare il più possibile e narrare di ogni cosa possibile che ci sovvenga.







































































