Turgide e vagabonde le nuvole imbiancano il cielo, tutti gli altri colori sono disseminati sulla terra: è primavera. L’attesa è stata lunga, non solo per la terra ma anche per noi. In effetti, le stagioni si annidano nei nostri corpi, in particolare proprio la primavera che ci coglie intorpiditi dall’inverno sempre troppo lungo: i sensi riprendono la loro baldanza, c’è in ciascuna persona una piccola rinascita. Del resto, sappiamo che, fisicamente, apparteniamo al grande corpo della natura: i nostri turbamenti, dice il saggio, assomigliano alle variazioni climatiche.
Primavera e risveglio

Il risveglio della sensibilità ci porta a guardarci attorno: è un delizioso campanello d’allarme che ci sprona a uscire, è un richiamo, un andare incontro alla bellezza del nostro mondo, quello che sta fuori di noi e si offre all’ammirazione e alla scoperta. Ma come possono le persone che vivono in città, foreste di cemento e asfalto, riconoscere la nuova stagione? C’è un metodo, e si chiama semplicemente “Cerca la primavera nella tua città”. È un suggerimento ragionevole e si fonda sulla constatazione che le città non sono completamente artificiali. C’è natura fra le pietre: scoprirlo non sarà troppo difficile, perché esistono tracce di vegetazione in angoli che meritano la nostra curiosità. Aggiungo che la ricerca della “primavera urbana”, chiamiamola così, diventa un allenamento per lo sguardo.
I colori della primavera

La natura si esprime con forza gentile, che gli uomini assecondano magari anche solo creando aiole fiorite lungo un viale caro alle nostre passeggiate. Il colore giallo dei tulipani, dei ranuncoli e dei narcisi è dominante, ma è solo un particolare della tavolozza inesauribile di forme e colori che la primavera dipinge ogni anno. Per capire meglio il linguaggio cromatico della giovane stagione, si consiglia di passare tra le bancarelle dei fiori al mercato settimanale o soffermarsi davanti alle vetrine dei fioristi della città.
Primavera e percorsi urbani

C’è di meglio, però, anzi di inatteso, se si va a visitare un parco. L’ampiezza dell’area verde fiorita ci fa sentire il respiro primaverile e ci rivela la segreta bellezza dell’arte umana applicata ai doni della terra: scienza e poesia si incontrano. Ci sono poi i giardini pubblici e privati: in entrambi la primavera si produce nelle sue meraviglie entro uno spazio circoscritto e spesso segreto. Questi percorsi urbani, che rinnovano il rapporto fra le pietre e le piante, fra architettura e natura, hanno una valenza anche culturale. Non sempre e non tutti abbiamo occhi per l’ambiente città: la primavera ci insegna che i luoghi di vita sono vivi e le relazioni città-natura sono non solo necessarie reciprocamente, ma – credo si possa aggiungere – sono anche bellezza da non sprecare.
Preghiere e no

Qualche giorno fa c’era un’insolita animazione in piazza, un’aria di festa, intere famiglie agghindate con abiti chiari: attraversavano la piazza come in processione: erano gli islamici che celebravano la fine del Ramadan con gioia e direi anche con orgoglio. I più presi dal ruolo erano i bambini, e io pensavo che non era soltanto la fine del digiuno rituale che li rendeva così compunti mentre attraversavano la piazza, ma quello stare “in ghingheri” tra la folla anonima di una giornata feriale.
Quell’appartenenza e la richiesta di una moschea

In realtà, meditavo, quell’abbigliamento indicava una appartenenza, una identità esibita per il raggiungimento di una meta precisa. La comunità bengalese, di cui facevano parte, stava per raccogliersi in una via periferica della città dove, raccontava il giornale, dovrebbe essere edificata una moschea che, ha detto un rappresentante della comunità in festa, “è come la parrocchia per i cristiani”. Cioè non solo luogo di preghiera ma anche di relazioni socioculturali. In effetti si tratta di uno spazio dove una minoranza religiosa celebrerà i riti propri di una fede, ma anche i valori di una lunga tradizione.
Quante somiglianze

Quell’uomo voleva sottolineare il fatto che questi “foresti” qualcosa che ci assomiglia. Per esempio, sono monoteisti e si richiamano ad un Libro: per loro il Corano, per noi cristiani la Bibbia, e proprio per questo, insieme agli ebrei, siamo chiamati i popoli del Libro. Anche il digiuno, sia pure con modalità diverse, viene praticato dalla nostra religione. A questo proposito, il digiuno, se osservato con fede, è come una preghiera silenziosa che accompagna i nostri giorni.
Quanta paura, ma c’è la Costituzione

Quei bambini festanti non sanno che la loro futura moschea è un motivo di discordia sociale: ci sono gruppi politici che contestano il progetto perché temono, così dicono, che la costruzione sia finanziata anche da estremisti islamici che fomentano il terrorismo. Una polemica che riguarda il grande problema del nostro tempo cioè le migrazioni, più o meno clandestine, di popolazioni portatrici di culture e costumi diversi. A quel gruppo che ho incrociato pochi giorni fa, in cammino verso un luogo di preghiera, vorrei ricordare che esiste anche una religione civile e il suo Libro è la Costituzione della Repubblica italiana.
Risvegli

(poesia)
L’amica delle radici, la talpa
sbuca tra l’erba novella
respira profondamente
prima di tornare nell’invisibilità.
Anche i nidi sospesi ai rami vuoti
fra poco spariranno avvolti
dal fogliame nascente: i voli
frenetici annunciano vita nuova.
Sì, tu dici meditabonda, si sveglia
la natura, i trilli e le ali
frementi sono tornati sulla terra
ma in cielo qualcosa è cambiato:
adesso volano droni mortiferi
e non sono colombe di pace.
Anonimo 26








































































Molto belle le foto, ma ancor più le parole che le accompagnano. Come sempre.
Accendono dentro.
Concordo pienamente! Una tavolozza di colori con la predominanza del giallo, che con allegria e calore annuncia la primavera.