Dopo l’avvio degli attacchi da parte di Israele e Stati Uniti contro la Repubblica Islamica dell’Iran, iniziato il 28 febbraio 2026, le autorità di Teheran adottavano la decisione di chiudere lo Stretto di Hormuz. Una rotta marittima di rilevanza fondamentale per il trasposto del greggio a livello planetario, causando un’impennata dei prezzi globali dell’energia. Prima che si aprisse la breccia della guerra in Medioriente più di cento mercantili attraversavano quotidianamente l’arteria hormuzana. Oggi vi è una media davvero irrisoria di bastimenti che navigano in quello che viene definito collo di bottiglia.
Il ricatto di Trump per la riapertura dello stretto di Hormuz

Nel tentativo di ottenere supporto per la riapertura dell’importante collo di bottiglia marittimo, l’inquilino dello Studio Ovale ha avvertito i suoi alleati della Nato che avrebbero affrontato un futuro negativo se si fossero rifiutati di contribuire alla sicurezza e all’apertura dello stretto. Gran parte degli Stati europei, tra cui Francia, Germania, Italia e Regno Unito, ha respinto l’appello trumpiano di partecipare, sottolineando che questa non è una guerra degli europei. In seguito all’adozione della risoluzione S/RES/2817 (2026), adottata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, in cui veniva ribadito l’importanza del rispetto dei diritti e delle libertà di navigazione per le navi mercantili, in particolare lungo le rotte marittime critiche, gli alleati dei Paesi occidentali degli Stati Uniti hanno rilasciato una dichiarazione congiunta. Nella quale hanno annunciato il loro sostegno ad una potenziale coalizione per l’apertura dello Stretto di Hormuz alle navi commerciali e alle petroliere.
L’intervento del Segretario Generale della NATO

La dichiarazione costituisce, pertanto, un documento di supporto politico, rimandando a un secondo momento la discussione su passi successivi. Il Segretario Generale della NATO ha confermato che una ventina e più di Paesi, la gran parte dei quali membri dell’Alleanza atlantica, ma anche quelli che non sono parte di tale organismo, come Australia, Bahrein, Corea del Sud, Emirati Arabi Uniti e Nuova Zelanda, si sono uniti con l’obiettivo di assicurare la riapertura dello Stretto.
Il rischio per le navi

A prescindere dalla questione di come si evolverà la situazione, la richiesta dell’inquilino della Casa Bianca solleva dei punti di domanda sullo status giuridico dei convogli o navi, nel quadro dell’istituto del diritto bellico (o guerra) navale. Quanto alla questione delle navi, si procederà in primis a delineare la cornice giuridica che disciplina i convogli, secondo la sfera della struttura del diritto della guerra navale, per focalizzare successivamente le tipologie di convogli, ovvero di combinazioni di navi da guerra e navi mercantili, che godrebbero del diritto di protezione.
Nella loro accezione, secondo le norme del diritto della guerra navale, le Parti in uno scontro armato possiedono diritti belligeranti che consentono loro di intraprendere varie misure, escluse quelle di attacco, tra cui l’intercettazione, la perquisizione, la deviazione, la visita e la cattura di navi mercantili. I belligeranti, tout court, possono catturare come bottino di guerra le cosiddette navi mercantili nemiche, ossia le navi battenti bandiera dell’avversario allo scoppio della guerra, nonché le navi di proprietà di persone fisiche o giuridiche aventi la nazionalità dello Stato avversario. Le Parti in guerra, inoltre, hanno il diritto di visitare e perquisire i bastimenti mercantili neutrali per accertare se trasportano merci di contrabbando, ovvero merci destinate in ultima analisi al territorio nemico e potenzialmente utilizzabili in un conflitto militare, e, in tal caso, di procedere sia al sequestro della nave, che delle merci.
Navi mercantili scortate da navi da guerra bloccate nello Stretto

Un aspetto fondamentale del quadro giuridico che regolamenta la formazione dei convogli concerne il diritto belligerante. Ossia le modalità di interazione fra Paesi belligeranti e le navi mercantili neutrali. I convogli sono costituiti da navi mercantili scortate da navi da guerra e il loro utilizzo comporta specifiche conseguenze giuridiche. Le navi mercantili possono essere prese di mira se scortate da navi militari non neutrali. Mentre quelle accompagnate da navi da guerra neutrali sono esenti da ispezioni e controlli. La prassi dei convogli costituisce un tentativo di bilanciare, da una parte, la sicurezza dei mercantili e la tutela dei diritti dei neutrali. Dall’altra, gli interessi dei belligeranti nel controllo del materiale considerato contrabbando e che ostacola i servizi non neutrali.
Le navi mercantili neutrali sono esenti da perquisizioni

Come già delineato, una nave mercantile neutrale è esente da visite e perquisizioni quando viene scortata da una nave da guerra neutrale. Ovvero quando naviga in convoglio, anche durante il transito di un’arteria internazionale come lo Stretto di Hormuz. Il principio alla base della regola sta nel fatto che le navi da guerra delle Parti in conflitto possono controllare i bastimenti mercantili neutrali. Ma non i bastimenti da guerra neutrali. Tale esenzione dalle operazioni di perquisizione viene enucleato già nella Dichiarazione relativa al diritto della guerra marittima. Formulata durante la Conferenza navale di Londra nel 1909, in base al quale le navi neutrali sotto convoglio nazionale sono esentate dalla perquisizione.
Dove il comandante di un convoglio fornisce, per iscritto, su richiesta del comandante di una nave militare belligerante, tutte le informazioni sulla natura delle navi e dei loro carichi, che potrebbero essere ottenute tramite ricerca e, qualora il comandante della nave militare belligerante abbia motivo di sospettare che sia stata abusata la fiducia del comandante del convoglio, gli comunica i suoi sospetti. In tal caso spetta solo al comandante del convoglio indagare sulla questione. La questione giuridicamente cruciale della nazionalità del convoglio viene determinata dalla bandiera delle navi da guerra di scorta. Nel senso che sia le navi mercantili nemiche che quelle neutrali, se accompagnate sotto scorta da una nave da guerra ostile, sono soggette ad attacco. In quanto si ritiene che dimostrino la volontà di resistere attivamente, con l’ausilio del bastimento militare di scorta, a qualsiasi tentativo di visita, ispezione e cattura.
È necessario a questo punto porre la domanda attorno al fatto se i convogli possono godere dell’ombrello protettivo legale

Per una risposta da delineare, occorre considerare diversi tipi di organizzazione dei convogli che possono presentarsi. Il primo scenario possibile che si può immaginare è quello di una nave da guerra appartenente a uno Stato belligerante che scorta navi mercantili. Viene, in questo caso, pianamente accettato che, in base al quadro giuridico della Convenzione delle Nazioni sul Diritto del Mare e fatto salvo ogni altro ordinamento giuridico, il convoglio non goda di un ombrello giuridico. E pertanto possa essere oggetto di attacco.
Viene statuito che le navi mercantili nemiche possono essere attaccate solo se esse rispondano alla definizione di obiettivo militare. E che la scorta da parte di navi da guerra avversarie è considerata prova del fatto che sia le navi mercantili nemiche, sia quelle neutrali sono incasellate nello sforzo bellico del nemico. E dunque soddisfano i parametri afferenti i beni. Gli obiettivi militari sono limitati ai beni che apportino un contributo effettivo all’azione militare. E la cui distruzione totale o parziale, la cattura o la neutralizzazione offrano, all’occorrenza, un vantaggio militare concreto. In termini pratici, ciò indicherebbe che se una nave da guerra statunitense scortasse un convoglio di navi mercantili, da sola o insieme a navi militari di Stati neutrali, ad esempio, l’Italia o la Germania, l’intero convoglio verrebbe considerato un obiettivo militare. E sarebbe soggetto ad attacchi da parte dello Stati dell’Iran.
La situazione muta se le navi militari di scorta battono bandiera di Stati neutrali

Se, exempli gratia, una nave da guerra, battente bandiera italiana, scortasse un convoglio di mercantili neutrali, questo renderebbe il convoglio esente dal diritto di visita e ispezione da parte dello Stato belligerante. A condizione vengano fornite determinate garanzie ed assicurazioni. In pratica, oltre al divieto generale di interferire con il commercio neutrale, le navi mercantili sono esentate dalle visite e dalle perquisizioni. Ma se sono soddisfatte dalle seguenti condizioni. In primo luogo, la nave è diretta verso un porto neutrale sotto il convoglio di una nave militare neutrale di accompagnamento della stessa nazionalità. In secondo luogo, la nave da guerra di accompagnamento assicuri che la nave non trasporti contrabbando. E, in terzo luogo, il comandante del convoglio fornisce informazioni sulla nave. Che altrimenti sarebbero state ottenute tramite visita e ricerca.
Tale esenzione, in particolare, si applica solo nella misura in cui la bandiera della nave da guerra neutrale costituisca una garanzia che le navi mercantili scortate non trasportino contrabbando. Né agiscano in altro modo incompatibile con il loro status di neutralità. E il comandante del bastimento militare neutrale, qualora richiesto da uno Stato belligerante intercettante, fornisca ogni informazione sulle navi e il loro carico. Altrimenti ottenute mediante gli strumenti di ispezione di visita.
Come passare per lo Stretto di Hormuz

Ora, vi sono dei manuali, come quello di Sanremo e quello relativo del comandante statunitense sul diritto delle operazioni adottano un approccio leggermente differente per quanto attiene al requisito della nazionalità dei mercantili nell’esempio citato prima. La nave mercantile neutrale deve avere la stessa nazionalità della nave da guerra di scorta. Oppure deve essere stato stipulato un accordo fra lo Stato di bandiera dell’imbarcazione militare e lo Stato di bandiera del bastimento mercantile.
In base a quest’interpretazione, una nave militare, battente bandiera italiana, ad esempio, sarebbe in grado di scortare e, dunque, proteggere da visite e operazioni di ispezioni da parte delle autorità iraniane, solo navi mercantili italiane o mercantili con cui l’Italia ha stipulato un accordo. Le navi mercantili neutrali in scorta a navi da guerra neutrali aventi la medesima nazionalità sono esenti da dover subire controlli e visite. Per cui la nazionalità dei mercantili neutrali non influisce sullo status del convoglio. Purché i bastimenti da guerra che sono di scorta siano, a lora volta, neutrali, senza dover essere richiesto alcun accordo particolare.
Il servizio neutrale

Passiamo ad un altro possibile scenario. Non vi è alcun dubbio che se le imbarcazioni civili di una delle Parti in guerra vengono poste sotto l’ombrello protettivo di un bastimento militare neutrale, tale formazione di un convoglio costituirebbe un servizio neutrale. Nello scontro bellico fra Iran e Stati Uniti, ad esempio, una nave da guerra, battente bandiera dello Stato francese, non può scortare navi mercantili battenti bandiera a stelle e a strisce (statunitense). Né navi di qualsiasi altra Parte coinvolta nel conflitto armato. Si menzioni anche che le navi mercantili avversarie possono classicamente essere catturate come bottino di guerra. Per cui pare razionale che le navi da guerra neutrali non possano proteggere bastimenti civili nemiche fungendo da scorta.
Lo Stretto di Hormuz nodo cruciale

La situazione diviene meno chiara quando lo Stato di bandiera di una nave da guerra neutrale decide di cambiare la bandiera a navi mercantili che in precedenza navigavano sotto la bandiera di uno Stato belligerante. Questo è quello che è avvenuto durante la cosiddetta Guerra delle Petroliere fra l’Iraq e l’Iran. Dove entrambi i belligeranti imposero un blocco non dichiarato l’uno contro l’altro. In cui gli Stati Uniti cambiarono la bandiera alle petroliere del Kuwait e adoperarono le proprie navi da guerra per scortarle.
Sebbene lo Stato kuwaitiano fosse neutrale durante il conflitto bellico fra iracheni e iraniani negli anni ottanta del secolo scorso, il suo effettivo supporto all’Iraq solleva serie perplessità circa la liceità della protezione legittima delle navi mercantili da ispezioni e perquisizioni, celata da servizio non neutrale. Le autorità iraniane non rivendicarono pianamente il diritto di ispezionare e perquisire le petroliere kuwaitiane che avevano cambiato bandiera. Tuttavia resta il punto da chiarire. Cioè, se il cambio di bandiera di navi mercantili non neutrali per eludere controlli e ispezioni costituisca una pratica legittima.
Nello Stretto le navi non possono essere attaccate

In sintesi, la sola combinazione de jure inattaccabile di navi mercantili e da guerra che formerebbe un convoglio, giuridicamente protetto dalle azioni iraniane, sarebbe quella dove sia le navi mercantili, che quelle da guerra battano bandiera di uno Stato neutrale. Qualsiasi coinvolgimento di navi statunitense, israeliane o di altri cobelligeranti, siano esse mercantili o militari, comprometterebbe la natura del convoglio. Rendendo il suo servizio non neutrale. Si prenda a titolo esemplificativo la posizione della Gran Bretagna con la dichiarazione del Primo Ministro. Che ha consentito l’utilizzo delle sue basi agli Stati Uniti per, inter alia, neutralizzare gli attacchi iraniani al traffico marittimo nell’arteria hormuzana. Rischiando di posizionare gli stessi inglesi in una situazione abbastanza complessa e delicata. Che la qualificherebbe più, probabilmente, come non neutrale nel contesto della guerra in corso fra iraniani, da un lato, e gli israeliani e statunitensi, dall’altro.
Le conseguenze della chiusura dello Stretto di Hormuz

La guerra in Medioriente si evolve con notevole celerità e imprevedibilità. Con la diminuzione del numero di bastimenti civili che attraversano quotidianamente lo stretto corridoio hormuzano. E le conseguenze di questo tsunami si stanno già facendo sentire a livello planetario. Sia i Paesi europei, che altri, nel contempo, dovrebbero riflettere. Prestando in primis la massima attenzione prima di intraprendere una missione per salvaguardare la libertà di navigazione nella strozzatura hormuzana. Come si è avuto modo di delineare in precedenza, se navi da guerra o mercantili neutrali prendessero parte a un convoglio che vede coinvolte navi israeliane o statunitense, sia come scorta che come scortate, tale convoglio costituirebbe un vero e chiaro obiettivo legittimo militare per la autorità iraniane. Oppure sarebbe soggetto ad operazioni di ispezione e perquisizione.







































































