Questa mattina nella piazza insolitamente affollata, nel suono usuale della folla si sono sovrapposte, come piccoli intarsi, le diverse voci dei bambini, più numerose di ieri, e il loro cinguettare assomigliava a quello dei passeri, quelle voci, avevano il colore del cielo, pulite, innocenti, bellissime anche nelle grida, nei richiami e perfino negli strilli.
Sono commosso, e cerco lo sguardo di mia moglie per condividere quel momento incantevole.
Ma la pressione convulsa e avvolgente dei tempi insinua d’improvviso un “mi sovvien”, un pensiero alto: altri bambini, in una terra bagnata dal nostro stesso mare, fuggono dalle loro case, che spesso sono tende da campo.
Quelle voci che urlano in silenzio

Le loro bocche mute sono bianche di polvere sollevata dai tank israeliani che li incalzano. Il poeta sconsolato si fa una domanda:” ci sono ancora alberi a Gaza?” e non pensa solo alle piante sradicate e ai giardini e ai boschi bruciati, ma proprio ai bambini e al loro silenzio terrorizzato. E pensa: questa terra arata dai cingolati è ancora santa?
In questa regione, in questo non luogo chiamato Striscia; qui dove Thomas Mann aveva descritto dei bambini sotto l’ombra di un sicomoro (Le storie di Giacobbe, Mondadori editore) una parte dell’umanità fa strage del proprio futuro: i bambini.
Voci e silenzio anche in Ucraina

L’orrenda Bestia assetata di sangue umano e divoratrice di macerie, a volte, guarda ai bambini senza ucciderli: nella sua scia di morte infatti c’è una crudele variante in Ucraina, dove gli invasori rastrellano migliaia di bambini e li deportano dietro le loro linee. Ostaggi o vittime di un processo di assimilazione che cancellerà la loro identità culturale attraverso la cosiddetta rieducazione che prevede, oltre al furto della lingua materna la sostituzione del nome. E, lentamente saranno cancellati o sostituiti anche i loro ricordi. In questo modo, l’abominevole Bestia si appropria di tante infanzie di innocenti, che un giorno assimilati dal regime potranno essere schierate, come robot inconsapevoli, contro i loro stessi fratelli.
Laggiù, hanno ucciso anche la speranza? No se ognuno coltiverà quel seme.
Una giornata particolare
La grande casa gialla dalle cento finestre adagiata sulla collina; il parco intorno da cui si gode la visione laggiù, di Pieve di Soligo: il tutto nel silenzio incantato delle colline di Collalto (Treviso).

In questo scenario è stato festeggiato il sessantesimo del matrimonio di Helga e Giancarlo. Ho partecipato, con una certa emozione a questo evento familiare. L’aspetto sentimentale è di solito proporzionato all’intensità del legame con i festeggiati : ma in questo caso, ho notato con sorpresa, che l’amore filiale, l’amicizia di lunga data e la bellezza struggente dei luoghi si fondevano in un unico afflato. Anche le parole, oltre lo scenario naturale, hanno accompagnato l’incontro fra gli invitati. Le prime, espresse nel dolce dialetto della Marca, sono quelle di Valerio, custode e giardiniere, che ha raccontato episodi della civiltà contadina e tante storie… di alberi, alcuni dei quali, ultracentenari dominano il parco. Un modo sapiente di farci consapevoli della presenza avvolgente di Madre Natura e dei sentimenti che ci ispira.
Quelle voci che urlano amore

Altre parole sono quelle, venate di affettuosa ironia, di una figlia della coppia, quella che sa recitare la vita: ha rievocato “frizzanti” aneddoti familiari che mamma e papà hanno accolto in posa come per una fotografia: estasiati e con lo sguardo proiettato nella storia del loro amore.
E’ stata una narrazione che, sotto il sorriso, nascondeva il pudore di sentimenti fortissimi, mentre metteva in scena una vicenda domestica che nella sua specificità parlava in realtà dell’umano che si perpetua nel tempo e nello spazio alimentato dall’amore. E non sono mancate le parole “gustose” della giovane chef che viene da alti studi musicali e ha scritto il menù come uno spartito: Ouverture, Primo tempo, Adagio e Notturno: W l’amore!
Albero gentile

(poesia)
Albero gentile e fiero
fratello in natura,
nel tuo stormire
separi suoni da parole,
fruscii espressivi.
In nome di tale
affinità, ti prego:
continua a vibrare,
prestami la saggezza
delle tue radici.
(Anonimo)








































































Carissimo Ivo. Grazie per avermi pensato!!! Ti leggo orgogliosamente, sempre.
Un abbraccio!!!
Le voci dei bambini … non ho più parole nel seguire le atrocità di quello che succede nemmeno tanto lontano da qui. Incommentabile, incomprensibile, ma purtroppo non impossibile.
Per fortuna ci sono ancora “giornate particolari”, ore e momenti particolari, che ci rasserenano spirito e mente. E poesie sugli alberi che ci incantano.