“I suoi occhi non vedevano i colori, ma percepivano l’anima delle cose attraverso il buio che la accompagnava da sempre”. Inizia così la motivazione del secondo premio ex aequo attribuito a Manuela Nicetto con “I colori dell’anima” nell’ambito della sezione Racconti del Concorso nazionale “Vi racconto una storia promosso da Rete Malattie Rare APS.
“Questo racconto narra un frammento della storia di Elena che vive una storia d’amore con Andrea e… il suo gemello – scrive nelle motivazioni, Sabrina Grigolo membro della Giuria della IV edizione del Concorso -. La magia di questo racconto è nella sua natura immersiva: chi di noi non è un po’ Elena? Oppure Andrea? Chi di noi non ha vissuto un momento così dolce da riviverlo leggendo questo racconto? Chi di noi non legge questo racconto in pochi minuti perchè desideroso di conoscere l’epilogo? Ecco… questo è il senso dei colori dell’anima…perché ognuno di noi, nel suo profondo, percepisce i diversi colori della propria anima.”
L’Autrice de “I colori dell’anima” Manuela Nicetto

Manuela Nicetto è nata a Padova, dove vive. Appassionata di libri, in particolar modo di letteratura e psicologia infantile. Nel 2023 pubblica il libro “Niente è come sembra –La grotta dei raggi di sole” (Europa Edizioni-Roma): due racconti educativi sul rapporto fraterno e sul ciclo della vita. Spazia dalla prosa alla poesia, frequentando il mondo dei poetry slam, dove si è classificata per le finali regionali. Con i suoi testi ama esplorare la realtà con delicatezza e ironia.
Di seguito vi proponiamo il racconto “I colori dell’anima”.
“I colori dell’anima”, racconto di Manuela Nicetto
Ogni mattina all’alba Elena si recava tra le rocce. Ascoltava il silenzio del mare, annusava quella brezza che sembrava toglierle di dosso le inquietudini notturne, che sapevano di fumo.
Il vento agitava i suoi capelli colore dell’oro; amava sentire quel brivido fresco, mentre la veste bianca le accarezzava il corpo. I piedi erano immersi nell’acqua e il volto velato da un sorriso, mesto. Dei passi quasi felpati le fecero capire di non essere sola.
I suoi occhi percepivano i colori dell’anima delle cose
“Ciao”, disse una voce maschile. “Ciao”, rispose la ragazza senza girarsi. “Ti dispiace se ascolto con te i suoni del mare?” Lei non rispose e lui rimase in silenzio. Il sibilo del vento si sovrapponeva a tratti ai versi squillanti degli uccelli, qualche piccolo pesce veniva a galla per poi rituffarsi nelle onde, i colori dell’acqua cristallina variavano da un verde chiaro ad un azzurro intenso, sembrava un quadro di Monet. Ma per lei, quel quadro era fatto solo di suoni e di calore; i suoi occhi non vedevano i colori, ma percepivano l’anima delle cose attraverso il buio che la accompagnava da sempre.
Quel “ciao” l’aveva fatta sussultare

Quel “ciao” l’aveva fatta sussultare, era una voce che apparteneva a un tempo lontano, ascoltata vent’anni prima, prima che lui scegliesse di trasferirsi in Africa come missionario. Il cuore prese a batterle forte.
“La tua voce…” sussurrò. “Perché sei tornato, Andrea?”
Il ragazzo non rispose.
Accanto a lei, il bastone bianco rifletteva la luce. Ai suoi piedi Rocco, il suo cane, sollevò la testa con un brontolio di incertezza. Lui le porse la mano per aiutarla ad alzarsi, ma lei lo fermò: “Lascia… faccio da sola, ci sono abituata.”
L’invito a cena: “sento il calore del tuo sguardo sulla fronte”

Superato quel momento di imbarazzo seguirono giorni meravigliosi, abbracci davanti a un tramonto che solo lui sapeva descrivere, passeggiate mano nella mano.
Lo trovava un po’ silenzioso e incerto nei ricordi, tanto che era sempre lei ad evocare aneddoti; si chiese se l’Africa lo avesse così cambiato.
Una sera Elena lo invitò a cena.
Lui si presentò con un mazzo di fiori, i suoi preferiti.
“Se continui a fissarmi così, finirò per credere di essere diventata bellissima!” esclamò lei ridendo. “E tu come fai a sapere che ti sto fissando?” chiese Andrea.
“Sento il calore del tuo sguardo sulla fronte. E’ come un raggio di sole che non si decide a spostarsi “sorrise, sedendosi e inclinando la testa di lato. Ehi! L’Africa ti ha tolto l’uso della parola?” chiese “Direi che sei… fiorita”, rispose lui, prendendo un fiore dal vaso per farle annusare quel profumo che a lei piaceva tanto. “E poi a dire il vero, stavo guardando come riesci a versare il vino senza farne cadere una goccia a differenza mia. E’ un trucco di magia?”
“Anni di pratica e qualche tovaglia sacrificata all’inizio,” scherzò lei sollevando il calice per un brindisi.
“A noi, ai ritorni impossibili e a questo vino che, scommetto, è molto meglio dell’acqua che bevevi tra i leoni”.
“Ho imparato a seguire il ritmo del cuore”
Risero insieme, quel suono limpido fece sollevare la testa al cane, che continuava a osservare l’uomo con un’espressione guardinga, quasi cercasse di decidere se poteva fidarsi di quello sconosciuto.
“Dimmi”, riprese Elena, “Ti ricordi quella volta che cercasti di insegnarmi a ballare il tango sulla spiaggia e finimmo in acqua?” chiese.
Lui ebbe un attimo di smarrimento. “Certo che me lo ricordo. Due imbranati eravamo.”
“Non ero io a inciampare, eri tu che volevi fare il casquè! Sei sempre stato un disastro nei balli Andrea, spero che i missionari ti abbiano insegnato almeno un po’ di ritmo.” Scherzò.
“Ho imparato a seguire il ritmo del cuore, vale come risposta?” rispose serio.
“Oggi il mio buio è più luminoso”. Quando i colori li senti “dentro”
Elena cercò la sua mano. Le loro dita si intrecciarono, sorridendo rispose: “Vale tutto, ora che sei qui. Oggi il mio buio è…luminoso!”
I giorni successivi scivolarono via in un’attesa dolce. Mentre preparava la borsa per raggiungerlo a Roma, Rocco spinse fuori da sotto il divano un piccolo oggetto plastificato.
Elena lo prese e lo infilò nel portadocumenti.
Al terminal, porse il biglietto e la tessera trovata sotto il divano.
“Signorina… ha sbagliato documento”, disse la hostess.
“Questa identità è maschile.”
“Deve essere la carta d’identità del mio fidanzato, Andrea.” La hostess sospirò.
“Veramente, qui non c’è scritto Andrea. Il nome su questa carta d’identità è Marco.”

Marco, l’uomo che l’aveva amata in silenzio da sempre
Il mondo intorno a Elena sembrò fermarsi. Marco. Il fratello di Andrea. L’uomo che l’aveva amata in silenzio, da sempre. Quel nome esplose nel suo buio come una luce cruda.
Tornò alla scogliera e restò lì per ore.
I dettagli iniziarono a tornare con una precisione dolorosa: le risate di quando i professori scambiavano i due gemelli; quel ballo che lui “non ricordava”, perché non era stato lui a stringerla. Non era stato Andrea a tornare dall’Africa.
Era stato Marco a non essersene mai andato.
Un abbraccio e l’anima trova i suoi veri colori
Gli inoltrò per posta elettronica il suo documento, senza aggiungere nulla.
Il cellulare di Elena squillò, silenzio. “Amore, ti prego, posso spiegare…”
“Non spiegare nulla, Marco. Non serve.” La sua voce era ferma. “Ho passato vent’anni ad aspettare un uomo che è scappato in Africa per cercare Dio. Ma in questi giorni ho trovato un uomo che è rimasto qui a cercare me.”
Rocco emise un guaito festoso da dietro uno scoglio.
Elena avvertì uno spostamento di calore dietro la sua schiena.
“Elena…” sussurrò una voce viva, tremante. Lei non si voltò subito.
Si godette la certezza di non essere più sola.
“Volevo solo che tu fossi felice,” mormorò lui.
Lei si voltò lentamente e si abbandonò a quell’ abbraccio. “Raccontami ancora il mare. Ma stavolta, parlami di come lo vedi tu.”
Il sole esplose all’orizzonte, trasformando i loro corpi in due ombre immerse nell’oro.
In quell’abbraccio, i confini svanirono, le sagome fondendosi nella luce diventarono un’unica tonalità vibrante tra il cielo e il mare.
Restarono così, sospesi nel riflesso. L’anima aveva trovato i suoi veri colori.










































































