«Il bumbaro è un dialetto istriota con influenze venete e slave che, affidato alla memoria degli anziani, sopravvive nel paese di Dignano [ora Vodnjan, in Croazia]. Bumbari sono chiamati anche i suoi abitanti, noti per la loro selvatichezza e la loro cocciutaggine.». Così Francesca Silvestre spiega l’aggettivo che ha voluto usare nel titolo del suo romanzo d’esordio: Storie bumbare (Trieste – Roma, Italo Svevo, 2026), appunto, nella sua nota introduttiva
Una storia corale ispirata da ricordi familiari che racconta una comunità a partire dall’8 settembre del 1943 fino quasi ai giorni nostri, seguendo le vicende della famiglia Bulessi in primis e di molte persone ad essa legate per vincoli di parentela, amicizia o vicinato.
Dignano e la sua storia “Bumbara”

Dignano è un piccolo paese a dieci chilometri a nord di Pola, nel cuore dell’Istria, un centro medievale ben conservato, con strade strette ed edifici sulla falsariga dell’architettura veneziana. Attorno alla chiesa, retta da don Mario, il giovane parroco, al Caffè Centrale dove gli uomini si ritrovano dopo il lavoro e all’emporio del sor Bulessi, si dipanano le vite, gli amori, le vendette e le fughe di persone che si ritrovano divise dalle sorti della Storia.
Il terrore dopo l’8 settembre

All’annuncio dell’armistizio, dopo un primo momento di giubilo nella convinzione che la guerra fosse finita, a Dignano si diffonde una forte ansietà: che cosa sarà di loro? I Tedeschi se ne andranno pacificamente o i Titini attaccheranno? Il confine orientale ha sempre avuto un destino complesso: «Da sempre contesa peggio di un osso tra cani affamati, l’Istria non era una terra facile. L’avevano voluta i romani, poi i veneziani. Per ultimi se l’erano litigata austriaci e italiani.» (p. 63). Un po’ alla volta cominciano a sparire delle persone, vengono caricate su corriere e nessuno sa dove vengano portate. Molte non torneranno più, risucchiate dalle foibe.
La fuga dalla Bumbara

La pulizia etnica, le ritorsioni politiche da entrambe le parti convinceranno molti a partire, a salpare col piroscafo Toscana che li porterà dall’altra parte dell’Adriatico dove ricominciare una nuova vita, abbandonando tutto. Anche Luze, figlia del sor Bulessi, vive con ansia gli eventi; è legata sentimentalmente a un uomo di nome Milan che, preso dai Titini, ma in seguito rilasciato, una volta ritornato a casa la chiede in sposa e decide di fuggire in Italia. Dalla loro unione nascerà Ida. Luze inizialmente non se la sente di lasciare il padre e di seguire Milan, ma, quando i Titini mostrano le loro vere intenzioni, decide di raggiungere Pola e da lì imbarcarsi alla volta dell’Italia per unirsi a Milan.
L’autrice continua a raccontare le vicende dei suoi protagonisti

Con un salto di diversi anni ritroviamo la figlia di Luze, Ida, che nel frattempo è diventata medico e si è integrata nel contesto italiano senza però dimenticare la sua terra natale, e seguiamo la vita di chi, invece, ha deciso di restare a Dignano nonostante il cambio di regime: Valdina, figlia della levatrice Vincenza uccisa dai Titini e Jossip Zicovich, un bambino che, cresciuto, decide di comprare l’emporio del sor Bulessi da Emilia, figlia di Ida. Passato e presente si intrecciano, percorsi di vita diversi si ritrovano in modo inatteso. La narrazione procede con diversi salti temporali che prevedono sia dei flash back che dei flashforward e si avvale dei diversi punti di vista dei personaggi per raccontare «i tempi rancorosi» del 1943, quando gli Slavi «hanno licenza di finire con una pistolettata alla tempia» i traditori italiani.
Silvestre e la vita quotidiana dei Bumbari

Sono molto belle le pagine in cui Francesca Silvestre racconta la vita quotidiana della comunità, la ruvida tenerezza del sor Bulessi verso i bambini che lo assediano davanti alla vetrina del suo negozio in attesa di una caramella o qualche biscotto, le bugie “bianche” di Don Mario che si inventa branchi di lupi in paese per spaventare sua madre che vuole raggiungerlo per vivere da lui, le uscite notturne di Vincenza e poi di Valdina chiamate ad assistere una partoriente, le pesanti indecisioni quando si tratta di decidere se partire o restare, i sospetti da cui difendersi perché «era questo che faceva la guerra in una terra di confine: divideva amici e fratelli, che finivano per spararsi dalle barricate opposte».
La scrittura si avvale di molti termini dialettali che la rendono autentica e credibile, restituendo l’atmosfera delle conversazioni familiari in un contesto intimo e a tratti nostalgico perché privato delle proprie radici.
L’autrice

Francesca Silvestre è nata a Cittadella nel 1971 e vive a Padova. Storie bumbare (Trieste – Roma, Italo Svevo, 2026) è il suo romanzo d’esordio.
Francesca Silvestre, Storie bumbare, Trieste – Roma, Italo Svevo, 2026.










































































