L’Osvaldo della Bovisa non lo discutevi. Qualcuno poteva al massimo azzardarsi a prenderlo in giro per quella sua scarsa socialità che rasentava l’insofferenza, ma duellare con il suo credo calcistico era inutile. Hanno provato in molti a scalfire quella crosta di umiltà che ricopriva Bagnoli e anche chi, tra i critici, poteva vantare con lui un’amicizia da alto forno, quell’acciaio non riusciva a bucarlo. Su tutti, prima ancora del trionfo tricolore del 1985 era stato quel geniaccio di Gianni Brera ad arrendersi non trovando di meglio che ribattezzare il tecnico scaligero ‘Schopenhauer’ per via di quella filosofia tra il pressing champagne e lavoro operaio. Martedì prossimo Verona si listerà di lutto per dare l’estremo saluto a Osvaldo Bagnoli il magnifico rettore dell’università del calcio che fece indossare a Giulietta la fascia di miss Italia.
Quell’Osvaldo e il miracolo scaligero

Allenatore dello storico scudetto, Bagnoli era e rimane uno degli sportivi più amati nella provincia scaligera. Il tecnico che lo scorso 3 luglio, aveva compiuto 91 anni,è deceduto alle prime ore del 17 luglio all’Ospedale di Borgo Roma. L’allenatore del Verona Campione d’Italia 1985, era ricoverato per una situazione generale complessa da una decina di giorni. Da alcuni anni, l’ex tecnico lottava contro una patologia neurodegenerativa, tanto che una ventina di giorni fa, era stato affidato alla Fondazione “Pia Opera Ciccarelli” di San Giovanni Lupatoto.
Ma perché i veronesi dell’Hellas sono così legati all’Osvaldo della Bovisa, quartiere milanese dov’era nato ? Un angolo di Milano non proprio lustro, prati e fabbriche: lui abitava vicino alle Ferrovie Nord, il padre era impiegato alla Fargas
Lo adorano soprattutto perché il tecnico seppe trasformare una ‘provinciale’ in una potente del calcio italiano, facendo giocare da ‘grandi’, onesti peones del pallone che in nessun altro ambiente avrebbero singolarmente trovato la strada del trionfo. ”Nessun segreto – ripeteva costantemente nei circoli dove era invitato a regalare lezioni di calcio – semplicemente si gioca a calcio. El tersin fa el tersin, el median fa el median”. Giusto per ricordare, quel Verona vinse un campionato dove giocava gente come Maradona, Falcao, Boniek, Passarella, Junior, Socrates e compagnia calciando. Un progetto, quello di Bagnoli allenatore, iniziato nel Verbania, nella Solbiatese, nel Como ed esploso a Verona e mai replicato poi a Genoa e sulla panca dell’Inter. Certo anche in queste ultime residenze i segni del suo calcio marchiava il verde degli stadi senza tuttavia tingersi dei tre colori.
La calma di Osvaldo, anche da campione d’Italia
Ecco perché Verona ha negli anni reso monumentale questo uomo accettandolo quando ha fissato casa sulla sponda dell’Adige, proteggendolo quando da grande allenatore era tornato un uomo normale. “Abbiamo raggiunto questo traguardo godiamocelo un po’ osservò a Bergamo al termine di Atalanta-Verona 2-2 partita che di fatto tirò la somma matematica sul campionato 1985 – sono contento ma resto sul chi va là perché nel nostro lavoro non abbiamo mai la certezza del futuro. E’ bello festeggiare ma l’esagerazione è sempre fuori luogo”.
Chi era l’uomo dei miracolo
Ecco, questo era l’Osvaldo della Bovisa cinque minuti dopo aver raggiunto quel traguardo che i tifosi scaligeri ancora oggi a 40 stagioni tirano in ballo quando gli si chiede di parlare della miscela gialloblù. Un’icona del calcio che non tornerà più; un calcio che non sarà più icona.











































































