C’è sempre un oltre nelle raffigurazioni di Anna Urbani de Gheltof, qualunque sia il soggetto rappresentato. Un andare al fondo degli occhi, della nostalgia, anche del tumulto cromatico. Oltre l’apparenza, c’è il racconto. Ci viene voglia di conoscere meglio le sue donne trasognate, spesso definite da un focus predominante: lo sguardo, l’ondeggiare delle chiome, un brivido risoluto. Non si può che amare il loro essere piene di grazia, animate da una gentilezza pensosa che richiama tempi morbidi, dilatati, un po’ distanti nel tempo ma, comunque, senza età. Assomigliano tutte ad Anna, così sottile, ma animata da una passione fiammante. Sempre Anna, nonostante il trascorrere del tempo, i dolori, le variazioni inevitabili di percorso a cui l’esistenza ti piega.
Mostra dopo mostra, l’artista Anna Urbani de Gheltof, non si smentisce mai




La sua arte si appoggia a stilemi estetici e cromatici ben precisi: è preghiera francescana di lode, ricerca di amore nelle manifestazioni del quotidiano. Un riconoscersi nel bello dell’universo, nonostante la coscienza del male. Un sogno di bene, si tratti dei suoi bellissimi ritratti femminili, di una veduta veneziana, di una natura morta.
Anna Urbani de Gheltof figlia d’arte


Sorregge l’artista una solida formazione: la sua famiglia ha dato i natali ad uno dei più grandi pittori mestrini, Giuseppe Urbani de Gheltof, lo stesso che ha creato per il soffitto della sala delle cerimonie in Comune un grande dipinto ad olio su tela, Apoteosi di Mestre. Seguendo lo zio nei suoi itinerari nel territorio, Anna sviluppa ben presto una cifra stilistica riconoscibile. L’esperienza, la volontà di continua sperimentazione faranno il resto: «La mia pittura – spiega lei stessa, sempre generosa nel rapportarsi con pubblico e critica – è stata caratterizzata per lungo tempo dall’uso dell’olio come medium di elezione per impastare ed amalgamare i pigmenti. Ebbene, la sua proprietà è quella di emanare “profumo”, nell’immediato e nel tempo. Anche il profumo è importante, come i materiali, le tinte: il mio mondo».
A presentare la mostra alla Provveditoria di Mestre, anche Marco Dolfin e Deborah Onisto

Tutto questo è evidente anche nella più recente esposizione dell’artista al Palazzo della Provvederia di Mestre, aperta fino al 20 di luglio di quest’anno (tutti i giorni, con orari 10:00-12:00 / 16:00-19:00). Si intitola Il profumo di antiche emozioni ed è stata da poco inaugurata con la presentazione del critico e storico dell’arte Marco Dolfin e con Debora Onisto in rappresentanza del Comune. Una sintesi perfetta della ricerca di Anna Urbani de Gheltof, coniugata in quindici opere. L’abbandono sensuale, olfattivo al gioco cromatico, coniugato in diversi soggetti, ci narra di un piacere tattile anche per le cose più semplici, i gesti quotidiani, la gioia di un terrazzo veneziano tra le calli, la forma inusitata di un oggetto. Addirittura, nel contemplare i lavori esposti, qualche volta godiamo di una proiezione onirica verso altre dimensioni. Sempre e comunque un passo in là, sempre e comunque oltre.










































































