Se è l’inizio di una collaborazione tra Curia patriarcale e Università di Ca’ Foscari, è una gran bella notizia per la città. Il giorno 15 luglio, dopo due anni di trattative, l’ex chiesa di Santo Spirito alle Zattere verrà trasformata, con un investimento di circa 10 milioni, in biblioteca universitaria. Ovviamente nel pieno rispetto monumentale per un edificio di fine ‘400, ma chiuso al culto da oltre 20 anni.
La trasformazione dell’ex Chiesa di Santo Spirito

Musica per le nostre orecchie, le parole del rettore Tiziana Lippiello, in scadenza di mandato con l’arrivo del nuovo rettore Marco Sgarbi. “Questo investimento dà concreta attuazione alla nostra visione di università e di città – chiarisce la professoressa Lippiello- una Venezia che mette al centro i giovani, la conoscenza, la ricerca e la rigenerazione del proprio patrimonio storico e urbano”. Parole semplicemente da incorniciare.
L’intervento di Moraglia e Monsignor Favaro


L’atto che trasferisce il diritto d’uso di un edificio sacro all’università è stato sottoscritto dal patriarca Francesco Moraglia. Per monsignor Fabrizio Favaro, responsabile, vicario episcopale per gli affari economici della Curia: “La futura nuova biblioteca rappresenta un tassello nella collaborazione tra Patriarcato e Università Ca’ Foscari e costituisce un uso di un edificio ecclesiastico nel pieno rispetto del suo intrinseco simbolico e religioso. Sarà un luogo di cultura e del sapere”.
Il progetto prevede la sistemazione di circa 2 mila metri quadrati per i libri in consultazione e 290 posti lettura

La chiesa sorta nel 1483 come parte del monastero delle monache agostiniane, con dipinti di Palma il Giovane e un monumento funebre ideato da Baldassarre Longhena, ha un inizio burrascoso, documentato nel 1863 dallo storico Giuseppe Tassini nelle celebri “Curiosità veneziane”. La sua prima badessa, suor Maria Caroldo, fece scandalo per “gestione disinvolta” anche delle sue consorelle, diciamo licenziose. Il convento venne momentaneamente chiuso. Il solito Napoleone pensò poi di chiudere chiesa e convento (oggi sede dell’Accademia dell’arte), addirittura nel 1810 la chiesa di Santo Spirito divenne un deposito di tabacchi.
Da Chiesa a Biblioteca

Don Marco Zane, direttore di Gente Veneta e vice rettore del seminario patriarcale, spiega l’importanza dell’interlocuzione di questo lembo delle Zattere, sestiere di Dorsoduro, trasformato negli anni in un capillare b&b: “Nella nuova biblioteca dello Spirito Santo, oltre alla presenza dei giovani studiosi ci sarà posto per convegni e dibattiti. Nelle Zattere in pochi metri di distanza, saranno concentrati plessi culturali come il seminario patriarcale, l’Accademia e Ca’ Foscari”.
Il problema delle chiese riaperte e la mancanza di sacerdoti

Negli ultimi anni, grazie a Chorus e al volontariato studentesco, molte chiese sono state riaperte, come ad esempio Santa Maria del Pianto alle Fondamente Nuove, chiusa da 60 anni e riaperta in occasione della Biennale. Sono circa 40 le chiese chiuse in centro storico a Venezia su un totale di 139. Ora per mancanza di sacerdoti (ma anche di fedeli) molte parrocchie sono state unificate.
Un appello per la Chiesa di San Bartolomio


Faccio un modesto appello di riutilizzo al nuovo rettore di Ca’ Foscari, Marco Sgarbi, al professor Benno Albrecht dello Iuav, al nuovo direttore dell’Accademia di belle arti, Stefano Marotta. Ci sono due chiese abbandonate a Rialto che implorano un riutilizzo. La chiesa di San Bortolomio con dipinti di Palma il Giovane e Sebastiano del Piombo. E la chiesa di Sant’Aponal, svuotata e adibita come magazzino e archivio dalla Curia. La prima venne utilizzata dal celebre matematico e religioso Luca Pacioli, inventore della “partita doppia”. Come aula universitaria per i figli dei nobili e mercanti veneziani che avevano bisogno di una certa cultura per girare il mondo. Nel Rinascimento si chiamava la Scuola di Venezia, e non Università, perché Padova era gelosissima. S.Aponal, invece, necessita di un immediato restauro ai tetti e alla copertura, visto che ci piove dentro. La sua posizione privilegiata in pieno centro, merita un pronto riutilizzo culturale.










































































