Paolo Rossi e i Solisti Veneti portano a Padova un omaggio inedito a Dario Fo nel centenario della nascita. Giovedì 23 luglio 2026, alle 21.15, in Piazza Eremitani, nell’ambito del Castello Festival, debutta in prima assoluta “Grammelot Musicale”, spettacolo che intreccia teatro, musica, parola scenica ed elettronica dal vivo per celebrare una delle figure più libere, irregolari e decisive del Novecento italiano.
Come nasce Grammelot
Il progetto nasce attorno al grammelot, la celebre tecnica teatrale resa universale da Fo: una lingua inventata, fatta di suoni, onomatopee, frammenti dialettali, intonazioni e gesti, capace di farsi comprendere anche senza ricorrere a parole riconoscibili. Non è un semplice gioco vocale, ma una forma di comunicazione antica e popolare, radicata nella Commedia dell’Arte e nella tradizione dei giullari medievali, che Fo recuperò e reinventò con straordinaria forza espressiva. Nel grammelot il senso nasce dal corpo dell’attore, dal ritmo, dalla mimica, dall’energia del racconto: la lingua si disarticola, ma il corpo-teatro diventa immediatamente leggibile, fisico, comico e politico.
Chi era Dario Fo

Dario Fo, drammaturgo, attore, regista, pittore e scenografo, fu insignito nel 1997 del Premio Nobel per la Letteratura. La motivazione dell’Accademia di Svezia sottolineava la sua capacità di emulare i giullari medievali, dileggiando il potere e restituendo dignità agli oppressi. È proprio questa dimensione, insieme popolare e colta, comica e civile, a costituire il cuore dello spettacolo padovano. Fo trasformò il riso in uno strumento di conoscenza e smascheramento, facendo della comicità una forma alta di teatro politico, capace di parlare a pubblici diversi senza perdere complessità.
Grammelot come eredità per Paolo Rossi

In questo contesto assume particolare rilievo la presenza di Paolo Rossi, attore e comico che con l’eredità di Fo ha intrattenuto un rapporto profondo. Rossi appartiene a quella linea di teatro italiano in cui il comico è sguardo critico sul presente; una tradizione che passa per la satira, l’improvvisazione, il rapporto diretto con il pubblico, la maschera popolare e la libertà della parola scenica.
“Questo spettacolo non vuol essere una semplice celebrazione di Dario Fo ma più un ricordo – a volte intimo, a volte ironico – del grande artista che è stato. Un omaggio che certo toccherà la sua arte attoriale e il meticoloso e instancabile lavoro di ricerca, ma che intende soffermarsi anche sul come Dario Fo e Franca Rame, sua musa, moglie e coautrice, abbiano plasmato gli attori che hanno avuto la fortuna, come me, di aver fatto parte della loro scuola di teatro e di vita” spiega Paolo Rossi.
Il legame tra Paolo Rossi e Dario Fo

Il debutto teatrale di Rossi avvenne nel 1978 al Teatro alla Scala di Milano nell’Histoire du soldat di Igor Stravinskij, proprio con la regia di Dario Fo: un incontro destinato a segnare in profondità il suo percorso artistico. Il legame tra Rossi e Fo si è poi consolidato nel tempo anche attraverso il confronto con Mistero Buffo, capolavoro del 1969 in cui Fo riportò al centro della scena la tradizione giullaresca, reinventandola con un linguaggio nuovo, corporeo, irriverente e potentemente comunicativo.

Rossi ne ha offerto una propria rilettura in “Il Mistero Buffo (P.S.: nell’umile versione pop)”, confermando una vicinanza non solo stilistica ma ideale: l’attenzione agli ultimi, la diffidenza verso ogni retorica del potere, il gusto per il cortocircuito tra alto e basso, tra cultura popolare e teatro d’autore. Fo riconobbe in Rossi una qualità scenica rara, definendone quasi miracolosa la fisicità e la capacità di trasformarsi: un attore che, pur di bassa statura, sulla scena “cresce” fino a ingigantirsi davanti agli occhi dello spettatore.
Grammelot non è un semplice omaggio a Fo


Grammelot Musicale non si limita dunque a commemorare Fo, ma prova a tradurne lo spirito in una forma scenica nuova. Accanto a Paolo Rossi ci sarà Caterina Gabanella, attrice, regista e psicologa, in un gioco teatrale che richiama anche la fondamentale sinergia creativa tra Dario Fo e Franca Rame.
Grammelot con le note dei Solisti Veneti


Sul versante musicale, protagonisti saranno I Solisti Veneti, diretti da Giuliano Carella, con le musiche contemporanee e l’elettronica dal vivo di Maurilio Cacciatore. L’incontro tra parola, gesto, archi ed elettronica costruisce un dispositivo teatrale e sonoro in cui il grammelot non viene soltanto spiegato o evocato, ma trasformato in materia musicale. Il programma affianca pagine di Gioachino Rossini alla nuova composizione di Cacciatore. Le Sonate per archi di Rossini rappresentano un ulteriore omaggio alla personalità poliedrica di Dario Fo che nel corso della sua carriera curò anche la regia di diverse opere rossiniane. La serata si apre con la Terza Sonata in do maggiore per archi e si chiude con la Sesta Sonata in re maggiore “La Tempesta” per archi. Al centro, in prima esecuzione assoluta, si colloca “Grammelot” per orchestra d’archi e live electronics, composto nel 2026 da Maurilio Cacciatore e dedicato a I Solisti Veneti.
Il Grammelot visto dai Solisti Veneti

La partitura di Cacciatore rende omaggio a Fo mediante la scrittura musicale stessa. L’orchestra d’archi diventa una sorta di voce narrante collettiva, capace di articolare frasi spezzate, gesti sonori improvvisi, contrasti rapidi e figure quasi sillabiche. L’elettronica agisce come un doppio acustico e drammaturgico: commenta, interrompe, amplifica e trasfigura il materiale orchestrale, incarnando l’ironia, la mobilità e la metamorfosi continua del giullare.
Una narrazione sonora che riprende il Grammelot

Il brano si sviluppa come una narrazione sonora in forma di suite, composta da quadri autonomi ma interconnessi. Le sezioni evocano diversi aspetti della teatralità di Fo: le “Frasi smozzicate”, con cellule ritmiche brevi e quasi parlate; la “Polifonia di umori”, che richiama il teatro dei personaggi popolari e l’energia comica di Mistero Buffo; l’interludio “Il giullare invisibile”, in cui l’elettronica introduce una presenza acustica sospesa; il “Cantabile deformato”, dove lirismo e ironia, sacro e profano, si contraddicono e si illuminano a vicenda; il secondo interludio “Sottovoce, dietro le quinte”, dedicato alla confidenza con il pubblico e alla rottura della quarta parete; fino al finale “Risata in dissolvenza”, in cui la memoria del grammelot sembra restare nell’aria anche dopo la fine della scena.
Un’eredità importante

L’evento padovano si presenta quindi come una celebrazione articolata e non convenzionale del centenario di Dario Fo: un attraversamento vivo della sua eredità. La Commedia dell’Arte, il giullare medievale, il teatro politico, la comicità popolare, la musica di Rossini, la nuova composizione contemporanea e la presenza scenica di Paolo Rossi convergono in uno spettacolo che guarda a Fo come a un artista ancora capace di generare linguaggi. Nel suo nome, il teatro torna a farsi luogo di invenzione, sberleffo, memoria e libertà. Grazie alla musica della quale I Solisti Veneti incarnano il valore politico civile e la sua dimensione di attualità.
Info
In caso di maltempo lo spettacolo si terrà in un luogo al chiuso.
Biglietti: 25 euro sostenitore con posto riservato, 20 euro intero, 15 euro ridotto per over 65 e under 18, 5 euro bambini under 12, 5 euro studenti universitari e di conservatorio.










































































