Arlington ha parlato. La Spagna è la prima finalista dei Mondiali 2026 e lo fa con una prestazione di grande maturità tattica che ha spento le ambizioni francesi in novanta minuti quasi perfetti. Stasera ad Atlanta va in scena l’altra semifinale, quella che il calcio aspettava da quarant’anni: Argentina contro Inghilterra, Messi contro Bellingham, la storia contro il futuro.
Ai Mondiali dominio totale della Spagna
Al Dallas Stadium la Spagna non concede nulla e domina la Francia con un’intensità che lascia pochi dubbi su chi meritasse di passare. De La Fuente schiera il solito 4-2-3-1 e la partita si sblocca al 22’: Yamal prende palla sulla trequarti, si accentra, accelera e salta Upamecano con una finta che manda il difensore fuori tempo. Il centrale francese lo atterra in area, rigore inevitabile. Dal dischetto Oyarzabal è glaciale: quinto gol nel torneo, raggiunge Villa e Butragueño nella classifica storica degli spagnoli ai Mondiali. La Francia prova a reagire ma Mbappé, per la prima volta in questo torneo, è quasi irriconoscibile: poche intuizioni, poco supporto dai compagni, e quando si presenta in area Cucurella lo ferma a novanta secondi dal fischio finale con un salvataggio sulla linea. Al 58’ Porro chiude i conti con un sinistro potente dai venti metri che sorprende Maignan sul primo palo. Nel finale la Spagna sfiora anche il tris con Yamal, che insacca in rete ma il VAR annulla per un fuorigioco millimetrico di Baena sull’azione precedente. Finisce 2-0, Spagna in finale il 19 luglio a New York. Deschamps lascia Arlington con la faccia scura di chi sa di aver incontrato una squadra superiore. Per la Francia domenica ci sarà la finalina contro chi perderà stasera.
Stasera però appartiene a un’altra storia

Al Mercedes-Benz Stadium di Atlanta alle 21:00 su Rai 1 e DAZN si gioca la partita che il calcio aspettava da quarant’anni. Argentina contro Inghilterra, semifinale del Mondiale 2026, e il peso della memoria che grava su ogni pallone come non accade in nessun’altra sfida al mondo. Tutto cominciò nel 1966, quando Antonio Rattin, capitano dell’Argentina, venne espulso da un arbitro tedesco per “violenza della lingua” in un quarto di finale a Wembley, si sedette sul tappeto rosso riservato alla Regina e stropicciò una bandiera britannica prima di lasciare il campo: fu quell’episodio a convincere la FIFA ad introdurre i cartellini gialli e rossi nel calcio. Poi arrivò il 1982, la guerra delle Falkland che portò tensioni diplomatiche tra i due paesi che superarono i confini del calcio.
Quel ricordo dei Mondiali 1986 che gli inglesi non dimenticano
E infine il 1986, il giorno più iconico di questa rivalità: Diego Armando Maradona che prima infila il pallone in rete con la mano sinistra e poi realizza il gol del secolo con cinquanta metri in dribbling. Una partita, due capolavori opposti. Uno scellerato, l’altro sublimato dalla poesia pura del calcio.
Una piccola curiosità in questi Mondiali

Quarant’anni dopo quella mattina a Città del Messico, l’Argentina ha deciso di presentarsi ad Atlanta con la stessa maglia da trasferta. Non è solo scaramanzia: dietro c’è una storia. Carlos Bilardo, ct dell’Argentina nel 1986, aveva rifiutato categoricamente le maglie ufficiali perché di cotone troppo pesante. Mandò parte dello staff a setacciare i mercati di Città del Messico alla ricerca di qualcosa di più leggero: trovarono 38 magliette, le fecero rielaborare da sarte argentine con loghi, numeri e stemmi. Maglie improvvisate che divennero leggendarie. Scaloni le ha volute di nuovo, la FIFA ha acconsentito. Mac Allister ha spiegato perché: “Speriamo di poter fare qualcosa di simile a quello che ha fatto Diego nel 1986. Ispirarsi a lui è complicato, ma ci proviamo.”
Come arriva l’Argentina
In questi Mondiali Messi si è già incaricato di riscrivere la storia a modo suo: otto gol, dieci assist nel torneo, primo giocatore di sempre a raggiungere la doppia cifra negli assist in una singola edizione della Coppa del Mondo, superando lo stesso Maradona. Ma l’Argentina è anche una squadra stanca: due supplementari su tre partite a eliminazione diretta, gambe pesanti, qualche acciacco.
Come arriva l’Inghilterra
Dall’altra parte Bellingham è in uno stato di forma che lascia senza fiato. Con le doppiette segnate sia contro il Messico che contro la Norvegia, il centrocampista del Real Madrid è diventato il primo giocatore a segnare due o più gol in partite consecutive della fase a eliminazione diretta da Diego Maradona nel 1986. Una coincidenza che il calcio ama costruire nei momenti giusti. Il siparietto con Tuchel dei giorni scorsi racconta molto di questo ragazzo: il ct aveva dichiarato pubblicamente che Bellingham dovrebbe segnare di più, lui aveva risposto a distanza con un sorriso che “preferisce vincere le partite”. Sei gol e un assist in sei partite, due doppiette decisive nei momenti più difficili: il dialogo tra i due si è risolto nel modo migliore possibile. Haaland, eliminato proprio da Bellingham ai quarti, si è complimentato con lui in zona mista: “Riceve troppe critiche. È uno dei migliori al mondo.” Una cosa rara nel calcio, e bella.
Come scenderanno in campo Argentina e Inghilterra in questa semifinale dei Mondiali

L’Inghilterra cerca la prima finale dal 1966, sessant’anni fa. L’Argentina non ha mai perso una semifinale mondiale nella sua storia. Scaloni si affida al 4-1-3-2 con Messi e Alvarez in tandem davanti, De Paul, Enzo Fernandez e Mac Allister alle loro spalle, Paredes schermo davanti alla difesa. Tuchel risponde con il 4-2-3-1 con Rice e Anderson a centrocampo, Bellingham trequartista e Kane centravanti. Vale la pena sottolineare che il quarto ufficiale di gara sarà l’italiano Luca Mariani: un arbitro della nostra Serie A nel mezzo della partita più carica di storia che questo Mondiale potesse offrire.
Curiosità
La Viking Row, la danza dei tifosi norvegesi diventata il simbolo di questo Mondiale, non si è fermata con l’eliminazione della Norvegia. Novantamila tifosi si sono radunati davanti al Palazzo Reale di Oslo per accogliere la squadra di Solbakken al rientro in patria, replicando la coreografia per l’ultima volta in questa estate. E in Perù, paese che al Mondiale non c’è, dall’inizio del torneo si registra un boom di neonati battezzati Haaland. Il calcio sa sempre come sorprenderci.
L’Argentina non ha mai perso una semifinale. L’Inghilterra non è mai arrivata in finale senza giocarla in casa. Stasera La storia scriverà qualcosa di nuovo.











































































