Ferdinando Scianna torna al Ghetto di Venezia, con una selezione delle immagini tratte dal progetto del 2016 per i cinquecento anni dalla fondazione del Hasèr ebraico in Laguna. Ci torna nella sede più adatta, all’Ikona Gallery, in campo di Ghetto Novo. Una mostra esemplare, elegante come è da sempre nello stile della grande Ziva Kraus, ideatrice e custode di questo luogo fondamentale per la storia della fotografia internazionale.
L’importanza di Ikona Gallery
Dal 1979 Ikona Gallery – collocata inizialmente presso il ponte di San Moisè nel sestiere di San Marco – ha realizzato progetti in diverse sedi (sempre prestigiose) della città, fino ad approdare, nel 2003, in Ghetto Novo: non semplicemente uno spazio urbano, piuttosto un laboratorio, una soglia da attraversare. Un luogo in cui la vita continua a depositare segnali ineludibili. Di qui sono passati, nel corso dei decenni, i più grandi rappresentanti della fotografia mondiale, da Berenice Abbott a Gabriele Basilico, da John Batho a William Klein, Helmut Newton, Gianni Berengo Gardin, ma la lista sarebbe molto più lunga.
Il progtto di Scianna

Ferdinando Scianna, nel realizzare il progetto commissionatogli dalla Fondazione Venezia, ha avuto modo di conoscere Ziva e di farsi accompagnare per le calli del Ghetto, annusarne i profumi, coglierne i segreti. Un rapporto d’amicizia limpido e necessario, come necessari, sempre, sono gli scatti di Scianna. Leonardo Sciascia, a proposito dei suoi lavori, ha commentato: «è il suo fotografare, quasi una rapida, fulminea organizzazione della realtà, una catalizzazione della realtà oggettiva in realtà fotografica». Nulla di strettamente documentario; l’impronta del maestro, la sua capacità unica nel modulare le ombre, tessono un racconto di memoria, una lingua morale. «Il mondo, la vita, le persone mi appassionano» dichiara da sempre Scianna.
Il Ghetto visto da Scianna

La sua visione del Ghetto è intima, carica di suoni, percorsa da volti e caratteri, per nulla turistica; la mente, l’occhio e il cuore dell’autore interagiscono in un tessuto corale, a tratti notturno. Le alte case a picco sul canale, il moto di un talled (un manto di preghiera) che si avvolge intorno alle spalle, oggetti rituali ad evocare mondi. E la luce degli interni, sagome appena intraviste alla finestra.
Scianna e il suo obiettivo


La capacità polimorfa di uno sguardo che si invera, capace di passare dalla narrazione al simbolo, si tratti di un reportage come questo, una campagna di moda, uno scatto per “L’Europeo” o per l’agenzia Magnus Photos: come sostiene la stessa Ziva Kraus, animata dal medesimo rigore, «la fotografia è body art». Più che mai per Scianna, la cui vita, l’idea materica della matrice umana intesa come segno elettivo sono state mirabilmente descritte nel documentario Ferdinando Scianna, il fotografo dell’ombra, realizzato nel 2025 da Roberto Andò e selezionato alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Il racconto di uno sguardo, di un bagliore che resta. Sempre secondo Ziva «Qualsiasi fotografo vede tanta luce quanta ne ha dentro di sé». Il bianco e nero di Scianna è luce integrale.
Ferdinando Scianna al Ghetto di Venezia

Fino al 22 novembre 2026
IKONA GALLERY
Campo del Ghetto Novo
Cannaregio 2909
30121 Venezia
Aperto dalle 11 alle 19. Chiuso il sabato
ikonavenezia@ikonavenezia.com
T. +39 041 5289387
www.ikonavenezia.com










































































