Non è stato facile. Anzi! Del resto confermarsi è sempre più difficile che vincere la prima volta: il bis di Jannik Sinner a Wimbledon è straordinario come ha detto lui a caldo con la Coppa ancora in mano. Un match iniziato in salita con il tedescone Sacha Zverev a picchiare davvero forte, mettere in campo un impressionante 80% di prime palle (poi scese gradualmente al 76% di fine match contro il 64 di Sinner), tanti vincenti, non concedere alcun break point e arrivare sul 6-6 del primo set col vento in poppa e grande fiducia: la Volpe rossa non è stata da meno, ma ha dovuto contenere lo scatenato n. 2 del mondo e si è poi dovuta arrendere 9-7 nel tiratissimo tie break in un’ora esatta.
Wimbledon cambia volto alla fine del secondo set
La svolta è avvenuta a fine secondo set con Jannik sempre attaccato al rivale fino al 6 pari e stavolta più efficace che mai nel tie break vinto con un largo 7-2. La chiave tattica per resistere alla furia agonistica del tedesco è stata come sempre la “testa”: massima concentrazione, profondità nei colpi, varietà di gioco (palle corte e discese a rete scelte con grande acume) e il servizio che comunque gli ha garantito il 72% dei punti con la prima palla (76 su 105 alla fine).
Il calo di Zverev
Proprio i nuneri danno l’idea più completa di quanto sia stata tirata questa finale: Zverev ha servito meglio (105 prime su 139 facendo l’80% di punti) e più forte (222 km/h il top), ma alla lunga è calato quel tanto che è bastato per dare al “ragazzo di San Candido” la possibilità di prendere in mano la partita: partire alla grande, fare il break all’ottavo gioco e chiudere 6-3 il terzo set che è stato il più breve (49 minuti).
Zverev ammette la sconfitta a Wimbledon
A quel punto il match era già girato e Sinner è stato magnifico a condurlo in porto, annullando una palla break, continuando a servire comunque molto bene e poi fare il break decisivo e andare a servire per I Championship. Emozioni anche nell’ultimo game con Zverev che le ha tentate tutte è salito 15-30, ma non ha potuto nulla contro il forcing finale del nostro Campione che dopo 3 ore e 46’ di battaglia si è sdraiato sull’erba sfinito, ma vincente. Il punteggio finale 6-7, 7-6, 6-3, 6-4
Sorrisi e parole al miele anche per la mamma
“E’ stata davero dura dopo Parigi (la sconfitta con Cerundolo jr al secondo turno complice il caldo, ndr), ho sacrificato tanto per un giorno così – ha detto Jannik – Questo traguardo significa molto per tutti noi, orgogliosi e felici”. Parole dolci subito confermate dai suoi coach Cahill e Vagnozzi: “Jannik ha preso un pugno al Roland Garros e si è rialzato alla grande, questa vittoria è una liberazione”.
Una dedica speciale a Wimbledon: la mamma
Fra le tante dichiarazioni post gara fanno riflettere quelle dedicate alla mamma Siglinde, apparsa sempre molto tesa durante l’incontro: “L’ho vista uscire un paio di volte, un paio di vole. E’ stata dura anche per lei” ed è stata standing ovation per un Campione che, nella concentrazione di una finale del torneo più prestigioso del mondo, riesce a seguire i movimenti anche della mamma sulle tribune.
Alla famiglia Jannik è legato da un rapporto talmente intenso (pur essendo andato via di casa a 13 anni o forse proprio per questo) che spiega la sua straordinaria forza mentale: lui vince prima ancora con la testa che in campo. E i suoi genitori con il fratello Mark e (da poco più di un anno) la fidanzata Laila sempre schierati al suo fianco, ma un passo indietro, mai sopra le righe. Anche questo è un elemento fondamentale per spiegare la forza di un Campione unico nel suo genere e come lo sport italiano non ne ha mai avuti.
Il cammino trionfale a Wimbledon
Il match più tirato di questo bis a Wimbledon era stato il primo contro il serbo Kecmanovic (chiuso al 5. set) per poi vincere 3-0 negli altri 5 turni (Borges, Brooksby, Mochizuki, Struff e Djokovic gli avversari). Avevamo peraltro già scritto di questo torneo prevedendo un finale tricolore (https://www.enordest.it/2026/07/05/lerba-di-wimbledon-e-sempre-piu-azzurra/) e siamo stati ripagati del nostro ottimismo. Ma per rendere l’idea di quanto sia stata combattuto l’ultimo atto finale di ieri basta ricordare che all’esordio era stato in campo 3 ore e 30’ (4-6, 6-3, 6-7, 6-2, 6-3 lo score) e in finale, pur giocando un set in meno, ha battagliato per 16 minuti in più.
Sinner resta N. 1 al mondo e compie anche un grande gesto sportivo

Vince così il suo centesimo match negli Slam (a 25 anni), il 5. Maior in carriera e dopo 80 settimane resterà n. 1 del mondo almeno fino a dicembre già sicuro di poter disputare le Apt Finals con gli altri 7 maestri che tenteranno di insidiarlo. Tra un mese (il 16 agosto) compirà 25 anni: per tutti noi l’augurio è che abbia una vita agonistica pari a quella del “mito” che ha sconfitto 3-0 in semifinale, Novak Djokovic (24 Slam vinti fra cui 7 Wimbledon). Vorrebbe dire che nel 2040, fra 14 anni, saremo ancora qui a cantarne le gesta in una Chanson infinita.
Grazie Jannik, orgoglio italiano.












































































