La chiamano “Pacciada”, ma è stata, è tuttora e sarà sempre molto di più. Il nome evoca il celebre libro scritto a quattro mani da Gianni Brera e Gino Veronelli nel 1973. Si tratta di un’autentica “Bibbia dell’enogastronomia” italiana, quella che l’Unesco ha appena riconosciuto come patrimonio culturale: la Pacciada ne è al tempo stesso conferma ed esaltazione. Va in scena infatti da 33 anni con i SenzaBrera ovunque dispersi che si ritrovano per celebrare il Poeta degli stadi (copyright Giorgio Lago). Sempre presente il Nordest, terra che frequentò assiduamente e a cui dedicò libri e attenzioni particolari anche e soprattutto per le complicità con il Paron Nereo Rocco. E proprio il Nordest è stato protagonista dell’evento 2025 per merito di un giovane neolaureato di Arcade (peraltro calciatore dilettante) e della facoltà di Scienze della Comunicazione di Verona.
Il Cenacolo breriano e la laurea

“Il Gioann è scomparso il 19 dicembre 1992 rientrando in auto da una cena nella Bassa Padana – ricorda Gianni Zerbi, ideatore del Cenacolo breriano – ma è come se ogni volta fosse qui con noi. Dopo il lungo girovagare per l’Oltrepo da due anni siamo stanziali in un tempio della cucina pavese come la ‘Casa dei nonni’ dei fratelli Quaroni a Zenevredo”. Una location semplice e genuina in un borgo di sole 480 anime appollaiato sulle colline che da Stradella salgono a Montù Beccaria in mezzo alle viti di Pinot, Riesling e Croatina. Una sede molto breriana impreziosita da libri, disegni, articoli e ricordi del Gioann che è sepolto a pochi chilometri di distanza nella natìa San Zenone al Po.
La storia della Pacciada e di Brera

L’edizione 2025 della Pacciada resterà dunque indelebile nella lunga storia dell’evento per la qualità dei piatti – salumi, risotto, ravioli, brasato e dolci natalizi (ovviamente tutti a km zero) – e per il livello degli interventi che si sono susseguiti. A partire proprio dal trevigiano Alessio Morettin che ha illustrato la sua tesi “Cronache di epica sportiva: Gianni Brera fra giornalismo e letteratura”, discussa un mese fa a Verona per la sua laurea in Scienze della Comunicazione. “La mia docente Anna Maria Salvadè – racconta il 22enne di Arcade – ha accolto di buon grado l’idea di affrontare quel tema.
Un’idea nata dopo aver sentito il giornalista Gigi Bignotti, pavese doc ma da 35 anni in Veneto, spiegare in un liceo di Treviso come e perchè Brera fosse davvero unico nel nostro panorama sportivo: è stato il primo giornalista a dare dignità letteraria alle cronache sportive al di là dei tanti neologismi che ha coniato. Per un anno l’ho studiato raccogliendo testimonianze, ho letto i suoi libri e mi sono documentato scoprendo appunto il grande valore letterario di Brera. Ho approfondito il suo rapporto con la poesia (un gol di Pelè parafrasato ai versi leopardiani “Dolce e chiara è la notte e senza vento”) oppure gli scontri dialettici con Umberto Eco, le critiche a don Lisander Manzoni che avrebbe tradito le sue origini lombarde e tanto altro ancora”.
Le perle culturali della Pacciada 2025

Per dirlo con un’espressione moderna che al Gioann senz’altro non piacerebbe “Brera è davvero tanta roba”. L’evento del Cenacolo lo ha dimostrato con gli interventi a tema del giornalista Rai Paolo Maggioni (conduttore della Domenica Sportiva) che ha ricordato i duetti breriani in tv con Beppe Viola e Gianni Mura, dello scrittore Giuseppe Fumagalli col suo libro “Figli di un Rio minore”, dell’artista Gino Cervi che ha magistralmente interpretato articoli dell’Arcimatto scelti da Andrea Maietti, e ancora da Claudio Gregori (storico inviato della Gazzetta) e da Claudio Rinaldi (direttore della Gazzetta di Parma) che, dulcis in fundo, ha intervistato il laureato trevigiano.
Tutto in un clima davvero familiare con il “paron de casa”, Amedeo Quaroni, ad alzare i calici ricordando il grande legame del Gioann con il territorio e le sue battaglie per I prodotti locali, i vini in primis. Non a caso la provincia di Pavia è a forma di… grappolo d’uva.
Il ricordo di Giulio Signori

Un grande collega e amico del Gioann protagonista di molte Pacciade è stato il giornalista-scrittore Giulio Signori che gli ha dedicato questi versi immortali: «Amava la verità sopra ogni altra cosa e per tutta la vita l’ha inseguita ovunque si nascondesse: nel volo del beccaccino, nella corsa tra cielo e terra degli eroi dello stadio, nel Corpo della Ragassa, nella fuga di Coppi verso il nulla, in un verso di Leopardi, nel sorriso di un figlio, in un dribbling di Pelè, nel cuore dei suoi amici, nel profondo di se stesso. Tutta la verità, nient’altro che la verità: l’aveva stanata e raccontata».
L’iscrizione di Signori nobilita la scultura di Carlo Mo che campeggia davanti al Palasport di San Martino (Pavia) intitolato a Brera su iniziativa proprio di Gianni Zerbi, l’organizzatore della Pacciada. Con lui a tenere le fila del brerismo ci sono gli infaticabili volontari della Pro Loco di Spessa Po, storica sede del Cenacolo negli anni Novanta, sulla riva sinistra di Padre Po, un locale d’altri tempi poi devastato da una piena del Grande Fiume. Al termine dell’intensa giornata – che si era aperta poco dopo le 11 nella caseina dell’agriturismo – ci si è congedati rispettando la tradizione ovvero come Brera salutò gli amici commensali quella sera nebbiosa di 33 anni fa: “Non facciamoci regali per Natale, il vero regalo è tutte le volte che ci troviamo”.
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P.S.: fra i libri di Brera dedicati al Veneto erano esposte a Zenevredo due chicche assolute della bibliografia sportiva del Nordest ovvero “Petrarca una sfida all’Italia” scritto dal Gioann per il Gazzettino su idea di Giorgio Lago dopo una settimana di interviste e lavoro ininterrotto a Padova e “Il Calcio veneto” edito postumo da Neri Pozza nel 1997 e curato anche dal giornalista polesano Maurizio Romanato.


















































































