Corsi e ricorsi storici, sosteneva il grande napoletano Giambattista Vico, tra ‘600 e 700. E a proposito di Napoli, due erano i tessuti pregiati nel medioevo che potevano essere importati, autorizzati e venduti a Venezia, erano “le canevasse” da Napoli e gli “ormesini” dalla Toscana. Interessante, vichianamente parlando, é che il termine “ormesini” derivi direttamente dalla città di Hormuz, sull’omonimo stretto, ai nostri giorni anche troppo d’attualità per via della crisi iraniana.
Da Hormuz agli ormesini

Se oggi l’oggetto del contendere è il petrolio, nel XIV secolo era la preziosissima seta. Corsi e ricorsi storici appunto. Perché a Venezia, nel sestiere di Cannaregio, esiste la bellissima Fondamenta degli Ormesini? E qui sta la curiosità storica da chiarire.
Cosa resta


La Fondamenta è a due passi, dalla poco conosciuta (ma che vale la pena di visitare) Cappella dei Lucchesi. Faceva parte della chiesa di Santa Maria dei Servi, distrutta dal solito Napoleone, nel 1815, ed era fin dal Trecento la sede della comunità dei mercanti lucchesi, in pratica i “paroni” della confraternita e dell’arte dei Marzeri, ovvero i venditori di stoffe pregiate e seta. Oggi non rimangono che inquietanti rovine.
Allora torniamo ad Hormuz che grazie ai telegiornali tutti sanno dove si trova

È la città in Iran, già Persia, che dà il nome all’omonimo Stretto, poche miglia che dividono le coste persiane dalla penisola arabica. Nonostante siano, geograficamente parlando, acque territoriali divise tra Iran e Oman, in base ad una convenzione delle Nazioni Unite, sono, giuridicamente parlando, considerate acque di transito internazionale. La libertà di navigazione venne riconosciuta in quanto unico passaggio tra alto mare e mare territoriale. Sappiamo benissimo come stanno andando le cose in questi giorni.
Da Hormuz alla Piccola Lucca

Tornando a Lucca, nel 1314, la città che controllava per l’Europa il passaggio della seta, subisce il saccheggio, da parte dei ghibellini filo-imperiali, dei cugini-nemici fiorentini. Lucca era di fede guelfa, ovvero vicina al Papa. Cosa succede? Arriva in soccorso, più o meno interessato, la Repubblica di Venezia che ospiterà in città, nel 1321, ben “sessanta famiglie lucchesi che possono riparare nella nostra città”. Fissano la loro residenza nell’insula di Cannaregio, dove a partire dal 1360 costruiscono appunto la chiesa di Santa Maria dei Servi (poi tanto cara a Paolo Sarpi e ai frati serviti). Con toponimo popolare veniva chiamata “la piccola Lucca”.
Hormuz ricordato anche da Marco Polo

Ecco che la Serenissima, grazie ai lucchesi, si prende il monopolio della seta, in concorrenza diretta con i genovesi. Un documento custodito all’Archivio di Stato di Venezia cita un necrologio sanitario del 1576, ai tempi della peste. “È morto M. di Nicolò ormesiner della parrocchia di San Marziale”. Anche Marco Polo nel Milione ricorda che Hormuz è luogo di scambio per la seta tra mercanti indiani e lucchesi, anche se la seta è di provenienza chiaramente cinese. Poi arrivano i portoghesi, monopolisti per l’Oriente. Marin Sanudo annota nei suoi diari che: “el mondo è mudado. La mercanzia no core per causa di Portogallo”.
Ancora oggi nell’isola strategica di Hormuz esiste il castello dei portoghesi

Venne costruito nel 1507 con innovative pietre e malta. Le mura sono alte oltre 15 metri, dentro esiste una chiesa, una caserma, un deposito modello “fondaco”, tipo il nostro Fondaco dei Turchi, tanto per intenderci. Oggi la cittadina di Hormuz conta circa 6 mila abitanti. Ma è ancora ricca di siti storici. Decaduta, dopo essere stata un grande porto mercantile. Un po’ come Venezia, del resto.
L’immagine di apertura è opera di Luca Marini, detto ElMe, vignettista e disegnatore collaboratore di http://www.enordest.it







































































