Uno dei nostri proverbiali videoaffresconi è andato in scena a Bologna, all’inaugurazione del Mubit, il museo del basket italiano. La sede è il palaDozza, un luogo iconico, teatro di partite leggendarie e punto di riferimento per generazioni di appassionati. Proprio da qui prende vita un progetto culturale che celebra il basket come patrimonio sportivo, umano e sociale dell’Italia. L’hanno spiegato il presidente federale Gianni Petrucci, 81 anni, il portabandiera azzurro alle olimpiadi di Sydney 2000 Carlton Myers, il sindaco Matteo Lepore e il curatore della mostra.
Spazio anche al presidente di fondazione Bologna Welcome Daniele Ravaglia, all‘assessora allo sport della regione Emilia Romagna Roberta Frisoni, mentre non ha preso la parola il delegato per la Fip al museo Stefano Tedeschi, presidente della Fortitudo, che da sempre gioca in questo impianto. C’erano gli ex azzurri Dino Meneghin, Renato Villalta, Carlo Recalcati e Ciccio Della Fiori, protagonisti negli anni ’70 e ’80, Giacomo Galanda, Massimo Bulleri e Alessandro Abbio, degli anni ’90 e 2000, l’ex Fortitudo Stefano Mancinelli, oggi manager, Francesco Ferrari e Alessandro Pajola della Virtus. I ct azzurri Luca Banchi e Andrea Capobianco, l’aiuto Matteo Panichi, l’ex Ettore Messina.
Presente anche Massimo Zanetti, presidente della Segafredo Bologna, campione d’Italia in carica.
A condurre la presentazione Giulia Cicchinè, arrivata in questi mesi a Skysport, ha indugiato sul suo essere marchigiana, come fosse lei la protagonista dell’evento, comunque ha grande comunicatività.
Noi ci siamo soffermati con Achille Canna, ex bandiera della Virtus Bologna e della nazionale, 93enne.
Alterniamo interviste a riprese, sempre naturalmente amatoriali, qui mostriamo tutte le medaglie delle nazionali, nella storia. E poi ci soffermiamo sulle foto di azzurri scomparsi, come Pino Brumatti, da Gorizia.
Avanti con la ricostruzione delle carriere, nella maniera più completa possibile. Augusto Binelli, per tutti Gus, detto anche l’airone di Carrara.
La hall of fame degli arbitri di basket
Nella hall of fame degli arbitri c’è un brianzolo, Aldo Albanesi, con il quale raffrontiamo l’arbitraggio di mezzo secolo fa, a Montreal 1976, con il metro di oggi. Egli ha fatto scuola a direttori di gara persino in Cina.
Molto noto è Teoman Alibegovic, autore di un canestro storico, alla Fortitudo di Bologna. Firmò il successo a Reggio Emilia, primi anni ’90, impedendo ai biancoblù di finire in serie B. Sarebbero poi terminati in B2 ai tempi di Gilberto Sacrati, scomparso di recente. Alibegovic è vicepresidente della Fortitudo, sta superando problemi di salute e ha tre figli e un nipote professionisti del basket.
Breve il nostro dialogo con Andrea Bargnani, l’ex mago del basket italiano, la prima prima scelta, che poi smise presto. Chiedergli a quanti anni si era tesserato la prima volta e poi il perchè lasciò a soli 32 anni, ancora in buone condizioni fisiche, non l’ha ben disposto nei nostri confronti…
Il racconto di 4 campionesse del basket
Mara Fullin, dal sestiere di San Marco e poi di Canareggio.
Raffaella Masciadri è un briciolo schiva ma è arrivata alla Juventus, addirittura, nel calcio, forse proprio anche grazie alla sua sobrietà. Era stata la quarta italiana a raggiungere la Wnba, ovvero la versione femminile dell’Nba, è stata bandiera di Schio.
Marta Rezoagli, dal quartiere milanese del Giambellino. “Quello del Cerutti, di Giorgio Gaber”, a fisioterapista, nel dopo carriera, a Parma.
Angela Adamoli, livornese, voce di personalità, in apparenza da fumatrice, è stata nella rosa vice campione d’Europa nel 1995, con Riccardo Sales, il barone, in panchina. E’ stata la ct del 3×3 campione del mondo, nel 2018, peccato che non abbia potuto andare alla successiva olimpiade. “Ho insegnato basket persino a Malta”
Il Comune di Bologna approvò il progetto esecutivo per la realizzazione del Mubit nel 2020, con un primo stanziamento di un milione di euro, per la struttura su tre livelli: piano seminterrato, piano rialzato e copertura, che ha permesso di predisporre l’occupazione del Museo negli spazi del piano terra e del piano rialzato.
Sede giusta per il Museo del Basket
Bologna è conosciuta come la città del Basket, e il PalaDozza, luogo iconico della pallacanestro italiana, compie 70 anni dalla sua realizzazione. Non si è creato un semplice contenitore di cimeli, ma uno spazio capace di raccontare la storia della pallacanestro italiana attraverso un percorso coinvolgente, in grado di stimolare la curiosità e la partecipazione del visitatore. Un luogo in continuo movimento, più dinamico di un museo.
Le superfici espositive diventano strumenti narrativi: pareti che si animano attraverso proiezioni dinamiche e contenuti visivi capaci di restituire l’intensità delle grandi azioni della storia del basket. Le immagini scorrono e si intrecciano, creando un dialogo continuo tra passato e presente. Suoni, voci di telecronisti come il mitico Aldo Giordani, già fondatore di Superbasket, e atmosfere avvolgono il visitatore.
Una mostra per il basket
In questo spazio il racconto non è mai statico, ma prende forma attraverso lo sguardo e la partecipazione di chi lo attraversa.
La mostra inaugurale si chiama “Italbasket, oltre 100 anni di un infinito azzurro”
Dal 1921, anno di fondazione della federazione, si ripercorrere un secolo di sfide, trionfi e trasformazioni, mettendo al centro le persone. Cimeli originali, immagini storiche e materiali d’archivio restituiscono autenticità e valore al percorso.
Le maglie di Recalcati, di Antonello Riva e di Cecilia Zandalasini mischiano le ere
“Le gigantografie restituiscono la forza dei volti – si legge sul sito della Fip -, le maglie raccontano il peso della rappresentanza, mentre oggetti come palloni, coppe e lavagnette degli allenatori riportano alla dimensione concreta del gioco”. I palloni di Carlo Caglieris e Carlton Myers diventano simboli concreti dei due titoli europei, nello scorso decennio. Una sala è dedicata alla hall of fame e alle tattiche di gioco. Spicca la casacca di Ottorino Flaborea, dell’Europeo 1971. Nella sala 5 il campo a 360°, con il preparatore dell’Italia Matteo Panichi, ex Varese, a raccontare qualcosa dei fondamentali, e le maglie di azzurre significative. Il rooftop è al piano superiore, utile per gustare qualcosa, per un dopo museo.
Info
Per visitare, mubit@bolognawelcome.it Giorni di apertura, dal giovedì al lunedì, dalle 11 alle 18. Il biglietto costa 5 euro (3 il ridotto).







































































