Una catena umana per testimoniare l’orrore di fronte alle guerre in corso in Medioriente e Ucraina e la volontà di chiedere al Governo un impegno concreto per fermare i massacri. Il tempo della pace è ora, per chi vuole manifestare a favore della pace l’appuntamento a Venezia, sabato 26 ottobre, alle 18, sul ponte della Costituzione (Ponte di Calatrava) accanto alla stazione ferroviaria di Santa Lucia.
Le rete dei movimenti pacifisti – Europe for Peace, Rete Pace e Disarmo, Fondazione Marcia Perugia Assisi, Fondazione Assisi per una Pace giusta -, con il sostegno di numerose associazioni e organizzazioni, dalla CGIL all’ANPI, hanno indetto infatti il 26 ottobre una giornata di mobilitazione a livello nazionale.
L’obiettivo è far sentire la pressione di cittadine e cittadini sul Governo, perché si faccia promotore di un cessate il fuoco a Gaza, in Medio Oriente, e in Ucraina. Pacifisti poco realisti? Non pare, visto che associazioni e movimenti, che aderiscono alla mobilitazione nazionale del 26 ottobre, chiedono una conferenza di pace ONU, per il rispetto e l’attuazione del diritto internazionale, dei diritti umani, del diritto dei popoli all’autodeterminazione, con il riconoscimento dello stato di Palestina.

Abbiamo incontrato Bernardino Mason, 66 anni, da decenni impegnato nei movimenti pacifisti a livello veneziano e nazionale e coordinatore, con Carlo Giacomini, del movimento “Digiuno per la pace” nato a Venezia a seguito dell’avvio della guerra Hamas- Israele.
Bernardino Mason, come vi state preparando alla mobilitazione del 26 ottobre che prevede una catena umana sul ponte della Costituzione a Venezia?

“Le adesioni alla giornata sono ancora in corso, molte associazioni e gruppi di attivisti si stanno muovendo, sono rappresentati tantissimi settori di impegno: dalla CGIL all’ANPI, dai gruppi cristiani e cattolici fino agli ambientalisti. Il 26 ottobre sarà anche la giornata di digiuno nazionale, a cui aderisce non solo il gruppo veneziano “Digiuno per la pace”, ma anche tutti gli altri che in questi mesi si sono impegnati in tante città italiane. Abbiamo scelto il ponte della Costituzione, perché – facilmente raggiungibile sia da chi abita in centro storico che da chi viene dalla terraferma – ha una discreta visibilità e un valore simbolico per il nome che porta. Non da ultimo, la mobilitazione punta a valorizzare l’art.11 della Costituzione ma anche a difendere il diritto a manifestare e a esprimere liberamente il proprio pensiero politico”.
Quali sono gli obiettivi che vi ponete con il digiuno? Quali sono le vostre richieste?

“Cessate il fuoco”, ogni fuoco di guerra a Gaza, in Cisgiordania, in Libano e in Israele, fermare la carneficina tutt’oggi in corso. Liberazione di tutti gli ostaggi israeliani e i prigionieri palestinesi civili detenuti senza processo. Attivazione di immediati soccorsi alle popolazioni palestinesi con forniture massicce e straordinarie di tutti gli aiuti sempre più urgentemente necessari (acqua, cibo, elettricità, presidi sanitari, strumenti di comunicazione, servizi igienici fognari e per i rifiuti), con il ripristino dei finanziamenti alle indispensabili attività dell’UNRWA. Attivazione e immediato dispiegamento di una protezione internazionale delle popolazioni palestinesi con la presenza di una forza internazionale, possibilmente con avallo dell’ONU e con una disponibilità operativa in tal senso dell’Italia”.
Nelle vostre attività ponete sempre, una accanto all’altra, la bandiera palestinese e quella israeliana a ricordare che la pace si fa rispettando entrambe le parti. Cosa chiedete nello specifico?

“Agli obiettivi già elencati e stabiliti all’inizio della nostra iniziativa, è stato poi aggiunto l’obiettivo del riconoscimento della Palestina come Stato da parte delI’Italia. Anche noi tutti pensiamo infatti che la prospettiva “due popoli, due stati”, riconosciuta anche dalla nostra Presidente del Consiglio – anche se in modo generico e solo in futuro -, possa e debba essere invece già ora oggetto di concrete decisioni dello stato italiano, come già anche altri paesi europei, con tutti gli atti legislativi parlamentari necessari in tal senso.
Occorre effettivamente ripristinare la supremazia del diritto internazionale -(che invece la pluridecennale occupazione della Cisgiordania e l’assedio della striscia di Gaza costantemente nega e vanifica- e riconoscere concretamente anche ai palestinesi una vera dignità di popolo con capacità e diritto di autodeterminazione e autonoma sovranità. Solo questo riconoscimento può permettere ai palestinesi di partecipare in condizioni di parità alla definizione e alla negoziazione delle necessarie e opportune soluzioni di giustizia e di pace, che tutti gli abitanti di quella regione meritano. Riconoscimento dello stato di Palestina quindi, non come termine finale, ma come premessa indispensabile per un negoziato sincero ed efficace”.
Il movimento pacifista veneziano ha una lunga storia…

“Il coordinamento metropolitano delle associazioni per la Pace esiste dal 2017, ne fanno parte realtà che già esistono ed operano sul territorio da molto tempo. Ad esempio, io faccio parte del Punto Pace di Pax Christi, che ha origine negli anni ‘70 nel territorio veneziano, così vale per Libera, il Movimento dei Focolari ecc. Molti di noi si frequentano e si conoscono dagli anni ‘80, attraverso la pratica dell’obiezione di coscienza al servizio militare. Quindi la manifestazione del pacifismo nel Veneziano è praticata da tempo. A novembre dello scorso anno, così come a fine febbraio 2022, le nostre manifestazioni hanno intercettato anche il sentire della popolazione ed hanno visto una massiva presenza di cittadine e cittadini”.
Come siete arrivati a proporre anche la pratica del digiuno?

“Il digiuno è atto di testimonianza che è partito da alcune persone per gridare con un gesto forte il proprio dissenso, il proprio orrore per la strage in Palestina e per tutte le guerre. Nel giro di poco tempo è diventato un atto collettivo che via via ha coinvolto persone in diverse città fino ad arrivare a più di 500 persone che a staffetta praticano il digiuno.
Praticare il digiuno significa mettere in gioco se stessi, il proprio corpo, di fronte al senso di impotenza che a volte ci travolge; esprime il desiderio profondo di non sentirsi complici di questa follia umana. La pratica del digiuno quindi si inserisce nell’ambito delle azioni per la Pace; a livello nazionale abbiamo deciso di fare una giornata al mese coordinandoci tra tutti i gruppi. Il 26 ottobre coincide con la giornata di mobilitazione nazionale indetta dalle reti per la Pace nazionali: Europe for Peace, Rete Pace e Disarmo, Fondazione Marcia Perugia Assisi, Fondazione Assisi per una Pace giusta”.
Qual è il valore del digiuno?

“La pratica del digiuno, quando l’abbiamo avviata, non era inserita all’interno di una strategia di lotte per ottenere un obiettivo, ma era, ed è, un’azione di testimonianza. Abbiamo scelto la forma del digiuno per mettere a disposizione, nella nostra semplicità, la nostra intera persona nella sua integralità anche fisica, sperimentando che non siamo impotenti, ma anche perché così possiamo sentirci vicini a tutte le vittime, anche indirette, in questa ed altre guerre. È l’unico strumento che noi possediamo per agire un gesto forte che, di fronte a questa condizione drammatica, ci stimoli a riflettere, a farci domande, a cercare la verità, cercando di controbilanciare l’informazione occidentale eccessivamente squilibrata.
È anche un modo per catalizzare l’opinione pubblica su questa tragedia e promuovere intorno a noi ulteriori iniziative pubbliche. prese di posizione, appelli e mozioni. Infine è un atto pubblico e politico di denuncia delle tragedie e delle ingiustizie. prodotte da ogni guerra, e di impegno e appello per la concreta solidarietà a coloro che ne sono colpiti”.
Qual è il vostro rapporto con le istituzioni?

“Come digiunanti scontiamo la difficoltà organizzativa: attivarsi con le istituzioni richiede di mettere in gioco una buona dose di risorse relazionali e di contatti che richiedono tempo ed energia. Il gesto, la testimonianza, riescono a coinvolgere il singolo cittadino, ma è più impegnativo rapportarsi con chi amministra, di solito travolto da vari e diversi interessi che richiedono molte mediazioni.
Per coinvolgere le istituzioni, bisogna essere capaci di agire alcune leve: dare evidenza alla dimensione politica dell’agire, dimostrare di essere in grado di mobilitare un buon numero di cittadini e quindi parte del consenso e questo non ci appartiene, noi crediamo all’azione per il valore che ha in sé e quindi agiamo a prescindere dai numeri e dall’opportunità. Noi agiamo perché lo riteniamo giusto. Quindi non ci resta che contare sulle sensibilità politiche che a volte, con sorpresa, si attivano, come è successo con alcuni amministratori locali che hanno fatto proprio l’appello sul cessate il fuoco ed hanno accompagnato il voto, digiunando a loro volta”.
Nei conflitti in corso, in Medioriente ed Ucraina, la situazione sembra aggravarsi sempre più, quali sono per voi gli elementi di maggiore preoccupazione?

“Chi sta combattendo, soprattutto le parti forti (in questo caso Israele e Russia) sono abbastanza convinti di poter controllare la situazione, di mettere in atto azioni in grado di annullare la capacità offensiva del nemico e costringerlo a trattare da una posizione di debolezza o, addirittura, ad accettare qualsiasi condizione che la potenza dominante imponga. Ma la disumanità di questo agire non tiene conto che il cosiddetto nemico è un insieme di persone, capaci a loro volta di agire, anche se con risorse limitate e non è scontato che rispondano nella forma e nei modi che ci si aspetta.
Questo significa che esiste sempre la possibilità di un incidente in grado di generare escalation incontrollabili e quindi, in un mondo dove possediamo armi in grado di distruggerci non so quante volte, la scomparsa dell’umanità è sempre dietro l’angolo. Ciò che preoccupa, comunque, è il livello di disumanizzazione che porta con sé la guerra, il linguaggio che vede l’altro solo come obiettivo da eliminare, l’incapacità di pensarlo come padre, madre, figlio/a e quindi le tragedie – che si pensava potessero essere state superate, dopo gli orrori della seconda guerra mondiale -, ritornano con prepotenza”.
Ritenete possibile l’allargamento della guerra in Ucraina con un coinvolgimento anche di stati europei?

“La guerra in Ucraina più volte ha rischiato di creare le condizioni per un pericoloso allargamento del conflitto: sono stati numerosi gli incidenti di sconfinamento di missili o di aerei della Russia in area NATO. Nei Paesi baltici ed europei dell’Est la tensione è alle stelle e i nostri contingenti militari sono presenti in quei Paesi come sostegno alle forze NATO. Più alta è la tensione, più alta è la probabilità che si possa arrivare ad un incidente, anche per cause banali, che rischiano di mettere in moto un conflitto che poi non si sa come potrebbe finire”.
Come sta reagendo l’opinione pubblica ai conflitti in corso?

“Tutti i sondaggi dimostrano che gran parte della popolazione italiana non concorda con l’invio delle armi e che vorrebbe che queste guerre finissero al più presto, nonostante la narrazione e la retorica belliche estremamente diffuse. Questa stessa popolazione però non avverte ancora davvero come imminente il pericolo di una guerra che coinvolga il nostro paese, perciò molti continuano ad impegnarsi nella proprie attività quotidiane e non sempre sono disposti a scendere in piazza per manifestare.
La galassia pacifista continua, e continuerà, a fare tutte le azioni possibili – previste dal nostro contesto democratico – per sensibilizzare l’opinione pubblica sui rischi che comportano questi conflitti e sulla necessità di un cessate il fuoco. Speriamo che il 26 ottobre molte cittadine e cittadini vengano sul ponte della Costituzione a Venezia, potremo così realizzare una lunghissima catena umana per la Pace in ogni angolo del mondo. Nel frattempo si lavora con le istituzioni, a livello nazionale e a livello europeo, affinché si costruiscano le alternative alla difesa armata (Corpi Civili di Pace e Difesa popolare nonviolenta) e si possa fermare questa assurda e folle corsa agli armamenti”.







































































