“Coltivo una rosa bianca
In luglio come in gennaio
Per l’amico sincero
Che mi dà la sua mano franca
Per chi mi vuol male e mi stanca
Questo cuore con cui vivo
Cardi né ortiche coltivo
Coltivo una rosa bianca”
Traduzione italiana del celebre testo di José Martí, scrittore, filosofo, eroe nazionale cubano. Una poesia che ha incantato compositori innamorati dell’America Latina. Sergio Endrigo la musicò con l’arrangiamento di Luis Bacalov. Da sempre il legame tra Cuba e l’Italia è fatto di armonia e di incontri magici come quello che vorrei raccontarvi. Sono trascorsi esattamente trent’anni dalla diretta televisiva che realizzai con Anselma Betancourt Pulsan, dottoressa di Guantanamo, in Italia nel 1996 per una serie di convegni di medicina. L’intervista era nata da un’idea di Maria Gabriella Sartori psicologa e psicoterapeuta di Treviso che aveva conosciuto Anselma durante un incontro internazionale di Psicoanalisi all’Avana. Dopo tanto tempo ci siamo ritrovate per merito di un libro. Questa nuova intervista è stata più avventurosa della precedente. Colloquio via internet tra Venezia, Treviso, Guantanamo. Attualmente i cubani sono sopraffatti dalla crisi economica e dai continui blackout per il blocco del petrolio venezuelano deciso da Donald Trump che tra le ultime esternazioni vorrebbe prendersi anche Cuba.

Tra i vari messaggi che ho ricevuto da Anselma, questo sembra una poesia e invece rappresenta plasticamente la difficile situazione nel paese: “Mi cara Elisabetta trabajé toda la noche a la luz de una linterna, espero sean adecuadas mis respuestas. Son días muy duros en Cuba”.
Anselma Betancourt Pulsan è l’artefice di un progetto molto importante iniziato nel 2013 definito “L’impossibile, possibile: la collaborazione medica”

Un sogno concretizzato in un libro uscito nel 2022: “Medicina Guevariana: Colaboradores de la salud de Guantánamo”. Anselma è nata nel 1959, lo stesso anno della Rivoluzione Cubana e indubbiamente è una testimone diretta di un percorso complesso e difficile per questa splendida isola caraibica. Così mentre i media internazionali si chiedono se dopo ben 64 anni di embargo il modello cubano potrà sopravvivere e quali sono stati i limiti della rivoluzione, noi cerchiamo di scoprire alcune priorità entrando, nonostante il blackout, in un mondo a volte sconosciuto. Ci aiuta il libro di Anselma che prossimamente uscirà anche nell’edizione italiana con il titolo evocativo: “Coltivo una rosa bianca. Medici cubani nel mondo”.La traduzione è di Maria Gabriella Sartori e Silvia Battistella.
Anselma, come è nata l’idea di raccontare l’esperienza dei medici cubani?

“Cara Elisabetta, sono molto emozionata per questo nuovo incontro. Permettimi di mandare un saluto al caro popolo italiano. Il popolo di Leonardo da Vinci, di Pavarotti, di Dante Alighieri, delle Madonne, di Garibaldi, e di tanti altri. La storia di Cuba è piena di eroi e di eroine anonimi. Un piccolo Paese, sia per popolazione che per dimensione, ma immenso nella sua capacità di condividere quello che ha: solidarietà, amore per la pace e la giustizia. L’altruismo del popolo cubano si riconosce in questi valori essenziali condivisi in prima persona dai colleghi medici presenti in varie parti del mondo. Salvano molte vite spesso mettendo a rischio la propria incolumità. Queste sono situazioni quotidiane che fanno diventare “L’impossibile, possibile”.
Hai scritto che la ricerca bibliografica, la bellezza ed eccezionalità degli aneddoti ascoltati da amici e amiche, in particolare nella tua Guantanamo, ti hanno dato la forza di non lasciar cadere nella dimenticanza il loro impegno straordinario

“Sono partita dal continuo scambio con centinaia di colleghi, che hanno collaborato in diversi Paesi in situazioni di epidemie e disastri naturali. Lavoravano in comunità dove non era mai arrivato un medico. È stata la motivazione che mia ha portata a realizzare questo bellissimo progetto, concretizzatasi nella pubblicazione del libro. Oltre la documentazione è stato un modo per manifestare l’ammirazione verso i miei colleghi, coraggiosi professionisti della salute con una formazione altamente qualificata. Non ci sono soldi che possono pagare l’amore e la dedizione al paziente che soffre”.
Emerge da queste pagine l’immensa mole di lavoro sostenuta dai medici cubani in tante aree di crisi, dalle calamità naturali alle epidemie. Li vediamo fronteggiare terremoti e uragani in Nicaragua e Honduras, sono presenti in Colombia, Iran, Perù, Kosovo. Salvano oltre 26.000 bambini colpiti dall’incidente nucleare di Chernobyl e con lo stesso trattamento sanitario aiutano i bambini del Brasile colpiti anch’essi da un grave incidente radioattivo. Fronteggiano il disastro dell’uragano Katrina che nel 2005 devasta la costa meridionale degli Stati Uniti.
Anselma, un altro uragano arriva oggi dall’America, porta la firma di Donald Trump che ha recentemente destabilizzato anche la sanità italiana con la richiesta di allontanare tutti i medici cubani creando una sollevazione in molte strutture. Sono cardiologi, ortopedici, anestesisti, radiologi e colmano i vuoti della sanità pubblica in crisi per carenza di specializzazioni e pensionamenti. A Cuba parlate di questa vicenda?

“Si parla di questa vicenda e di tutte le pressioni che subiamo. Il popolo cubano è un popolo informato. Su Cuba si raccontano tante bugie riguardo al lavoro dei nostri medici. Non ci sorprende, il Paese resiste da oltre sessant’anni al più crudele e ingiusto blocco della storia. In realtà, si castiga un popolo, perché difende il proprio diritto a scegliere, a essere libero, all’autodeterminazione. C’è chi dice di difendere Cuba, ma poi non ha il coraggio di rompere il blocco del petrolio per fermare questa terribile situazione energetica e il blocco finanziario con gravi conseguenze nel quotidiano e nella vita sociale di tutti i giorni. Abbiamo però fiducia nella solidarietà e nella fratellanza dei popoli del mondo”.
“Coltivo una rosa bianca” l’edizione italiana affascina subito per la storia della poesia di José Martí così universale. Inno all’amicizia e alla tolleranza. Come medico di Guantanamo cosa rappresenta per te?

“Quando la cara amica Maria Gabriella Sartori, Gaby, mi ha domandato il parere sul titolo italiano del libro, confesso che ho pianto. Una sorpresa piacevolissima e gradita. Io sono profondamente Martiana. Ognuno ha il “suo Martí”. Il mio è come il Sole, ci illumina e insegna che la Patria è l’Umanità. È lui a dire: “con i poveri della Terra, voglio condividere la mia sorte”. Un modello di comportamento e di vita. “La Rosa bianca”, forma parte dei Versi Semplici di José Martí, una raccolta delle sue poesie. Tutti i bambini cubani, già nella scuola elementare l’imparano e alcuni, come me, in famiglia con i genitori. Quando si impara la poesia completa e la fai diventare realtà nel tuo agire quotidiano, la tua vita è guidata da un’etica integerrima di fede e amore verso chi soffre. Inoltre i fiori significano bellezza, speranza, purezza e trasparenza. Come medica di Guantanamo ringrazio l’Italia per l’amicizia sincera”.
Come dottoressa a Guantanamo cosa ci puoi raccontare della tua esperienza?

Sono dottoressa in Medicina da 43 anni e con molti di loro ho avuto l’onore di interscambiare esperienze significative. Sono stati protagonisti di emergenze straordinarie: dai terremoti ad Haiti e Pakistan. L’Ebola in Congo, la pandemia di Covid in Italia. Io mi sono occupata in particolare della loro formazione professionale. Dal 1983, come professoressa nella Facoltà N.1 di medicina, di Santiago de Cuba, ho collaborato come docente nella formazione di medici di molte nazioni come: Sudafrica, Congo, Etiopia, Guinea, Giamaica, Grenada. E successivamente in altri paesi dalla Tanzania al Messico, alla Colombia. A marzo del 2020 mi trovavo in Spagna per un congresso che venne cancellato per il Covid 19. Rimasi in Spagna per più di un anno e mezzo collaborando alla lotta contro la pandemia, aiutando in modo particolare adulti e anziani. La lotta al Covid ci ha visto impegnati in molti paesi tra i quali l’Italia. Abbiamo realizzato anche 5 vaccini molto efficaci. L’apporto dei medici cubani nell’assistenza al paziente e nella ricerca scientifica è di grande professionalità. Nel libro spiego dettagliatamente il loro vissuto nelle diverse emergenze”.
Imprescindibile per questa avventurosa intervista l’apporto di Maria Gabriella Sartori psicologa e psicoterapeuta

Solare e con uno splendido accento spagnolo, nata a Treviso ed emigrata in Argentina con la famiglia nel 1950 quando è solo una bambina. A Buenos Aires si laurea in Psicologia e diventa un’importante ricercatrice dell’età evolutiva, impegnandosi anche contro le tossicodipendenze e la rieducazione dei minori. Vive drammaticamente gli anni della dittatura militare, sequestrata e rinchiusa in diversi centri di detenzione. Nel 1985 torna a Treviso dove esercita la professione. Tra le sue numerose pubblicazioni: “Desaparecidos. Violenza e salute mentale”. È anche una bravissima vogatrice amante della laguna veneziana, spesso partecipa alla Vogalonga. Gaby, come la chiama Anselma, è stata anche a Guantanamo per collaborare con la Cattedra delle Tossicodipendenze. Ecco cosa scrive nella prefazione al libro in edizione italiana in merito all’incontro con Anselma all’Avana: “Mi sono chiesta: cosa sarebbe di lei se non fosse per la Rivoluzione? Nera, donna, e proveniente dal Terzo Mondo”.
Una domanda che inoltro direttamente all’autrice guardando le foto che mi ha inviato compresa una molto bella di quest’anno relativa al riconoscimento di Membro Onorario della Società Cubana della Salute Pubblica. Ora che il mondo è sempre più infiammato da una situazione di conflitto cosa ti preoccupa di più?

Mia madre, Adela Pulsan Brooks, era una donna nera, come le mie zie, le sue sorelle: Elba Lidia, Flora, Aida e Iolanda. Posso assicurarti che erano donne brillanti. Se avessero avuto la mia stessa possibilità sarebbero state anche loro professioniste in tutti i settori dove le donne hanno una forte leadership, dallo sport, alla cultura, alla salute. La Rivoluzione cubana mi ha permesso di studiare gratuitamente, come lo è ancora oggi. Grazie a questo sono Medica, dottoressa in Scienze della Salute. Professoressa e Ricercatrice Titolare. Penso che il mondo ha iniziato a infiammarsi già da tempo. Sono preoccupata per la prepotenza di alcuni, che sebbene siano in pochi, contano sull’indifferenza di tanti. Principalmente mi preoccupa che stiano negando alle future generazioni la possibilità di vivere in un mondo di PACE, e quando parlo di pace, mi riferisco a pace con dignità. Alcuni lanciano bombe, i medici cubani invece, portano speranza, luce, amore, vita al malato che soffre. Alcuni camminano nel mondo portando armamenti. I nostri medici camminano con lo stetoscopio e la loro saggezza.
Un libro sui medici cubani

L’edizione italiana si avvale della prefazione di Adolfo Pérez Esquivel, Premio Nobel per la Pace 1980 grazie al suo impegno contro la dittatura argentina e in favore dei diritti umani. Eccone un frammento: “Anselma Betancourt Pulsan, medico a Guantanamo, inizia una sfida alla memoria e recupera percorsi e testimonianze di persone che hanno scelto la ribellione della coscienza per condividere la loro vita, donando le loro conoscenze come professionisti della salute”.








































































Dott.ssa Elisabetta che bellissimo racconto di questa amicizia. Grazie per averci fatto conoscere Anselma Betancourt Pulsan, una eroina del nostro tempo, attiva e amata dai popoli poveri e del sud del mondo. Ancora mi stupisco come una piccola nazione abbia un sistema sanitario così avanzato. Dobbiamo ringraziare Cuba e i suoi medici per aver risolto l’emergenza sanitaria in una regione scomoda, la Calabria, non amata né dai dottori e nemmeno dai pazienti. Infatti, la Sanità calabrese è commissariata da tanto tempo e molti giovani laureati lasciano la regione per andare al nord. Se non ci fossero stati i medici Cubani, almeno quattrocento, chi avrebbe curato i Calabresi? Per questo motivo credo che l’Italia debba essere solidale con Cuba inviando il necessario, dirottando su Cuba delle risorse che le possano permettere una vita dignitosa. Questo sarebbe un bel ringraziamento.
Nuestra querida Dra.C Anselma Betancourt Pulsan, paradigma de la Medicina cubana, que ha traspasado fronteras por sus valiosas investigaciones y por el amor infinito que siempre ha mostrado. Solo puedo decir: gracias Dra. ANSELMA. un fuerte abrazo
Che donne e che persone! Ci si sente piccoli di fronte a loro. Conosco Gabriella altra grande protagonista. Non è solo questione di coraggio, molto di più. Gigi