Si chiama Tricesimo perché dista a trenta miglia da Aquileia che fu una delle più grandi diocesi del Medioevo europeo. Ci troviamo a poco più di una decina di chilometri da Udine, un comune con poco meno di 8mila abitanti. Siamo in Friuli VG dove vive gente tosta, un tantino diffidente, ma concreta e determinata. In questo, definiamolo pure ombelico del mondo, si “sfornano” calciatori. Due hanno lo stesso cognome, sono cugini alla lontana, Stefano e Michele De Agostini. Il primo giocherà in serie A indossando anche la casacca del Napoli del post Maradona, l’altro più giovane, vanta più di 300 presenze tra serie B e C. Senza dimenticare Giuliano Fortunato, scomparso nel 2022, che con il Milan del “Paron” Rocco conquisterà a Londra la prima Coppa dei Campioni della storia rossonera. I due De Agostini sono collegati al più conosciuto e titolato Luigi o Gigi.
De Agostini, storia di una famiglia

Michele è infatti il figlio del famoso terzino friulano. Il quale non ha molta voglia di studiare, all’epoca la scuola dell’obbligo era fino ai 14 anni, una volta conseguita la licenza media, per chi non voleva c’era una sola strada: trovarsi un posto di lavoro. Gigi trova lavoro in una officina. Ma ama il calcio quasi alla follia e milita nella Polisportiva Tricesimo, società pura che arrivava fino agli Allievi. Durante un provino all’Udinese a 17 anni il tecnico Massimo Giacomini e l’allenatore della Primavera Giuliano Zoratti non se lo lasciano sfuggire.
Gigi e l’Udinese

A Udine il presidente Teofilo Sanson, re dei gelati, ha grandi ambizioni. Non ancora maggiorenne Gigi contribuirà con una presenza alla promozione in serie A, campionato 1978-79. In maglia bianconera (friulana) esordirà nella massima serie il 23 marzo 1980 nella partita interna contro il Napoli lanciato da Dino D’Alessi. De Agostini durante la sua carriera durata circa un ventennio, indosserà tutte le maglie dalla 2 alla numero 11. Quella del portiere no. Giocatore duttile agiva prevalentemente sulla fascia sinistra, come terzino o esterno di centrocampo, ma sapeva disimpegnarsi anche come mezzala.
Gigi, ma sulla fascia sinistra non ci arrivò subito…

“Giocavo con il numero 10 nella squadra del paese. All’Udinese con la primavera facevo la mezza punta. L’allenatore Enzo Ferrari mi disse: “tu giochi come terzino sinistro e andrai in nazionale”. Non volevo ma ebbe ragione. Ci sono allenatori che vedono in te certe caratteristiche che non sai di avere”.
A Udine vittoria della Mitropa, salvezza e conquista del campionato Primavera. Si va nel Sud Italia in quel Catanzaro che però sta concludendo un ciclo unico rimasto nella storia. Quindi ritorno in patria a Udine.
“Questa volta non si lotta più per la salvezza. Di nuovo a Udine con Zico che era il massimo, è stato il più grande con cui ho giocato. Senza dimenticare Franco Causio un esempio per tutti noi”.
Dopo tre anni in Friuli si resta nel Nord est. Verona, che due anni prima ha conquistato uno storico tricolore. Ma in quella stagione lei coronò altri due importanti obiettivi. Cosa ci racconta?

“Arrivammo quarti e quindi in Coppa Uefa, il miglior piazzamento post scudetto. Oltre a ciò ci fu l’esordio in nazionale olimpica gennaio 1987 in Grecia. Pochi mesi dopo la chiamata nella nazionale maggiore, il Ct era Azeglio Vicini. Una partita amichevole contro la Norvegia ad Oslo terminata a reti bianche”.
Le soddisfazione proseguono. C’è un’altra maglia bianconera ad attenderla: quella della Juventus
“Era una Juve in ricostruzione, stavano per appendere le scarpe al chiodo alcuni fra i più grandi calciatori. Michel Platini se ne era andato. Ho avuto la fortuna di aver giocato con Gaetano Scirea che ho frequentato anche fuori dal campo. Un giocatore stupendo, non a caso amato da tutti”.
Stagione 1989-90. Ci sono l’Inter dello scudetto dei record, il Napoli di Maradona e il Milan dei tre olandesi. La Juve si sta ricomponendo, non è accreditata tra le più forti. Eppure anche i più scettici dovranno ricredersi….
“Vincemmo due trofei coppa Italia in doppia finale contro un Milan stellare e la coppa Uefa. Sempre in una doppia finale contro la Fiorentina. Era una squadra non di fuoriclasse ma con gli attributi, forte in spogliatoio tra le poche a battere il Milan di Sacchi. Mai preso un gol in trasferta in tutta la competizione Uefa. Resta però un rammarico ….perchè…”
Ce lo dica

“Peccato aver sostituito l’anno dopo un allenatore come Dino Zoff. Quella squadra andava solo un po’ migliorata aveva le basi per puntare a qualcosa di importante”.
Dopo un lustro a Torino si fa avanti un’altra big. L’Inter. L’allenatore Osvaldo Bagnoli la vuole in forza ad una squadra che dopo la partenza del compianto Andy Brehme sulla fascia sinistra non riesce a trovare valide soluzioni. Ma qualcosa non funzionò

“Si Bagnoli mi portò a Milano. Un solo anno, non so perché la presidenza non mi apprezzava. Giudicatemi in base a quello che do, non al mio passato”.
Gigi, la sua storia parla inoltre di 36 presenze con la maglia azzurra e 15 con l’Olimpica. Nel 1988 lei è convocato sia alle Olimpiadi di Seul che ai campionati europei di Germania. Quindi due anni dopo fece ancora parte di quella indimenticabile spedizione azzurra ai mondiali delle “notti magiche” disputati in casa. Quale era la forza di quella squadra?
“Il gruppo senza dubbio. Peccato non aver centrato la finale, non so se l’avremmo vinta ma avevamo il pubblico a favore e una carica addosso inspiegabile. Cinque partite senza subire un gol, difesa fortissima, centrocampo che aveva tecnica e polmoni, un attacco cinico e in grado di sorprendere le difese. Non fatemi tornare su quel 3 luglio di trentasei anni fa”.
Lei ha giocato con alcuni tra i più forti calciatori dell’epoca. Le faccio qualche nome, ce li potrebbe descrivere in modo succinto? Roby Baggio, Elkjaer Larsen, Ian Rush, Paolo Rossi. Chiaramente senza togliere nulla agli altri con cui ha giocato.

“Ci sto. Baggio un fuoriclasse a livello di Zico. Bravo anche nel comportamento. Elkjaer un pazzo scatenato ma in giornata vinceva la partita da solo. Rush purtroppo non si è adattato non solo al nostro campionato ma anche al nostro modo di vivere. Permettetemi di aggiungere anche Roberto Tricella per me un fratello, come giocatore uno dei migliori liberi. Paolo Rossi? È arrivato ad un punto che non ce la faceva più con le ginocchia, ma come giocatore ha fatto parte di una nazionale storica che ci ha fatto sognare”.
Provi a parlarci dei suoi allenatori, magari a quelli a cui è più legato.

“Tutti mi hanno dato qualcosa. Zoff e Bagnoli hanno tirato fuori il meglio da me. Ma non dimentico Luis Vinicio che mi ha aiutato caratterialmente, D’Alessi e Ferrari fondamentali in una fase importante della mia crescita. Mi pare doveroso ricordare anche Gigi Maifredi che arrivò a Torino in un momento difficile e ci si aspettava di più. Era sicuramente innovativo ma c’era bisogno di lasciargli più tempo”.
La carriera di Gigi D’agostini
Sono nato a Udine il 7 aprile 1961, risiedo a tricesimo un comune di quasi 8.000 abitanti. Mio padre si chiama Claudio, mia madre Luciana, i miei fratelli, Silvio ed Andrea. Dal 1982 sono sposato con Odilla, ho due figli, Michele e Sofia che mi hanno dato cinque nipoti : Mattia Luigi, Jacopo, Edoardo, Diletta e Niccolò’.
La mia storia calcistica è iniziata nel 1972 con la polisportiva Tricesimo.
Poi nel 1978 sono passato all’udinese e da li’ e’ cominciata l’avventura che mi ha portato a vestire anche le maglie di:
Trento, Catanzaro, Verona, Juventus, Inter, Reggiana, nazionale a e nazionale olimpica.

Terminata la carriera professionistica nel 1995, mi sono occupato di:
Società commerciale, commentatore tv, responsabile tecnico di scuole calcio in Italia ed all’estero, per i camp estivi organizzati da una società di Udine, con i marchi di : Milan, Real Madrid, European camp e maestri del calcio. Da gennaio a giugno 2007 sono stato all’Udinese come collaboratore, nel 2012 ho portato per un anno la Juventus Academy a Tricesimo, con l’Asd ho avuto rapporti per 17 anni, all’inizio come responsabile della prima squadra, poi con la scuola calcio che portava il mio nome. L’11 giugno 2019 si e’ conclusa la mia collaborazione con l’Asd tricesimo calcio, successivamente ho fondato con mia moglie ed i miei figli, l’Ssd De Agostini Academy, società di sport ed intrattenimento con sede a Savorgnano del torre.
Ho totalizzato: 28 presenze in serie c (3 gol), 1 in serie b, 378 in serie a (33 gol), 84 in coppa italia (12 gol), 32 nelle coppe europee (4 gol), 36 in nazionale a (4 gol) e 15 con la nazionale olimpica (1 gol), per un totale di 575 partite e 57 gol. ( a queste vanno aggiunte le partite giocate con la primavera dell’udinese, le amichevoli ed i tornei internazionali, con altre 200 presenze e una ventina di gol).

Palmares: 2 campionati allievi (polisportiva tricesimo), 1 promozione in serie a (udinese 78/79), 1 Mitropa cup (udinese 79/80), 1 scudetto campionato primavera (udinese 80/81), 1 coppa Italia (Juventus 89/90), 1 coppa UEFA (Juventus 89/90), 1 medaglia di bronzo (mondiali Italia 90′) 3° posto europei (Germania 88′) 4° posto olimpiadi (Seul 88′).
Dal 1991 cavaliere ordine al merito della repubblica italiana.
3 volte eletto nei top 11 del campionato di serie a come miglior terzino sinistro
2 volte eletto giocatore con più partite disputate in stagione
dal 2013 faccio parte della Juventus Legend’s .
Tedoforo per le universiadi invernali di Tarvisio 2003
Tedoforo per le olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026







































































