Il Piano Casa Italia esiste come norma dal 30 dicembre 2025, quando la Camera ha approvato in via definitiva la Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025, art. 1 commi 783-784). Ma esistere come norma non significa esistere come cantieri aperti. All’inizio del corrente mese di Marzo, il DPCM attuativo — il decreto che darà il via al piano, definirà criteri, modalità operative e ripartizione delle risorse — non è ancora stato firmato. Il Governo lavora al testo: il sottosegretario del MIT (Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti) Tullio Ferrante, in audizione alla Commissione Ambiente della Camera a fine Febbraio, ha confermato che lo schema è “in fase avanzata di predisposizione presso gli uffici tecnici competenti”, ma è ancora privo di data certa.
Nel frattempo, qualcosa si muove davvero e, a tutt’oggi e dalle nuove dichiarazioni di Salvini e Ferrante, possiamo già contare alcuni cantieri aperti e su tre linee di intervento del Governo Meloni. Per capire dove si è e dove si va, vale la pena distinguere le tre linee di intervento che compongono il quadro attuale.
Casa popolare? Inutilizzabile

È il fronte più concreto e con i tempi più certi. Nel question time del 25 febbraio alla Camera, il ministro Salvini ha annunciato un piano d’urgenza da 1,2 miliardi di euro — risorse PNRR in fase di valutazione — per recuperare circa 60.000 alloggi di edilizia residenziale pubblica attualmente inutilizzabili per gravi carenze manutentive. L’obiettivo dichiarato è quello di aprire cantieri già nel 2026 e restituire rapidamente gli alloggi alle famiglie in lista d’attesa. Il Governo non intende costruire nuove case prima di aver rimesso in uso quelle che già esistono ma sono vuote per degrado.
Parallelamente, proseguono i programmi già finanziati: il PINQuA (Programma Innovativo Nazionale per la Qualità dell’Abitare) del PNRR è un piano da oltre 2,8 miliardi di euro, gestito dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Il suo obiettivo è riqualificare le periferie, incrementare l’edilizia sociale e ridurre il disagio abitativo attraverso progetti sostenibili e innovativi punta alla riqualificazione di 10.000 alloggi pubblici, mentre il programma “Sicuro, verde e sociale” del Piano Nazionale Complementare prevede di riqualificare complessivamente 27.371 alloggi entro dicembre 2026. Su questo fronte, i cantieri sono già aperti o in prossima apertura.
Alloggi sociali in attesa di decreto

Questo è il cuore del Piano Casa come lo ha raccontato la premier Meloni: 100.000 nuove abitazioni a prezzi calmierati in 10 anni, destinate a chi non riesce ad accedere al mercato libero. La Legge di Bilancio 2026 ha definito le categorie beneficiarie e le formule contrattuali, ma tutto il resto dipende dal DPCM che deve ancora arrivare.
I destinatari previsti dalla norma sono:
- giovani, giovani coppie e genitori separati, con formule di rent to buy (contratto di locazione con opzione di acquisto) e locazione a canone agevolato come abitazione principale;
- persone anziane, con alloggi di edilizia sociale dotati di servizi adeguati, possibilità di permuta immobiliare e progetti di coabitazione.
Sul piano finanziario, la Legge di Bilancio 2026 stanzia 50 milioni di euro per il 2027 e 50 milioni per il 2028, ai quali si sommano le risorse già stanziate dalla Manovra 2024 (100 milioni, ora assegnati direttamente al Piano).
La norma apre inoltre alla possibilità di utilizzare risorse del Piano Sociale per il Clima, operativo dal 2027 al 2032. Le stime più complete parlano di circa 970 milioni complessivi tra 2026 e 2030, a cui Salvini aggiunge 1 miliardo per la sperimentazione di modelli innovativi regione per regione già da quest’anno.
La “fascia grigia”

Nel question time del 25 febbraio, Salvini ha usato esplicitamente questa definizione per indicare un terzo segmento di intervento: chi non riesce ad accedere al mercato libero perché ha redditi insufficienti ma non i requisiti per l’edilizia sovvenzionata. È il ceto medio basso delle grandi città, quello che affitta al limite delle proprie possibilità o convive in condizioni di sovraffollamento. Il Governo ha dichiarato di voler costruire strumenti dedicati anche per questa fascia, ma al momento è la parte meno definita del progetto. A questo si affianca il Fondo per i genitori separati: 20 milioni di euro all’anno a partire dal 2026, destinati a chi perde il diritto alla casa familiare e ha figli a carico. Una misura strutturale — non una tantum — che risponde a una delle cause più frequenti di disagio abitativo non legato a povertà assoluta.
Tabella di marcia e ritardi

Il decreto attuativo è in ritardo sulla tabella di marcia originaria. La Manovra 2025 prevedeva che fosse adottato entro 180 giorni dalla propria entrata in vigore — termine già scaduto senza che il provvedimento fosse firmato. La Legge di Bilancio 2026 ha aggiornato l’iter senza ridefinire i tempi: ora il DPCM deve essere adottato su proposta del MIT, di concerto obbligatorio con il MEF, e previa intesa con la Conferenza Stato-Regioni. Un passaggio in più rispetto alla versione precedente, che ha allungato i tempi di istruttoria.
Il decreto dovrà contenere le linee guida per la sperimentazione dei modelli innovativi di edilizia residenziale pubblica, i criteri di selezione dei progetti, le regole del partenariato pubblico-privato e le modalità di coordinamento con i fondi strutturali europei 2021-2027. Un’architettura complessa, che spiega in parte perché i tempi si stiano allungando. L’ANCE (Associazione Nazionale Costruttori Edili) ha segnalato anche l’assenza di criteri per il “canone agevolato” citato dalla norma: il DPCM dovrà colmare questo vuoto, probabilmente facendo riferimento ai canoni concordati previsti dalla legge sulle locazioni (L. 431/1998).
Casa; il contesto europeo: mal comune mezzo gaudio?

La crisi abitativa italiana non è un caso isolato. I prezzi delle case in Europa sono cresciuti in media del 48% tra il 2010 e il 2023, gli affitti del 22%. La Commissione europea ha presentato a dicembre 2025 il primo Piano UE per l’edilizia abitativa accessibile, con l’obiettivo di aumentare l’offerta di alloggi sostenibili nei prossimi anni. Il Piano Casa Italia si inserisce in questo quadro e può attingere, nell’ambito della revisione di medio termine, a risorse dei fondi strutturali europei 2021-2027 già riprogrammate per includere il tema della casa accessibile tra le priorità.







































































