Ricapitolando. Da quando le 78 paratoie mobili hanno cominciato a sollevarsi, dal 2020 sperimentalmente, da marzo 2025 ufficialmente, siamo già a quota 139. Non male. Ogni alzata costa due-trecentomila euro. Finora siamo a circa 6 milioni di spesa, ma i danni acqua alta, disagi compresi, costano molto di più. Se poi aggiungiamo che con l’acqua alta arrivano anche i pesci …
La vecchia filosia no-Mose

Oggi si può tranquillamente dire che alla vecchia filosofia no-Mose, tradotta in politichese, non gliene è andata dritta una. La foto del candidato sindaco Felice Casson, sembra appartenere alla preistoria. Gli stessi giornalisti-ambientalisti, scopertamente no-Mose, adesso hanno posizioni differenti. È un’opera costosa che durerà al massimo ancora 50 anni, per cui, da buttare, dicono perentori.
Il record

Venerdì scorso c’è stato il record dei record: per diciotto ore continue da Caorle a Chioggia marea superiore al metro, con punte di oltre 140. La città sarebbe rimasta paralizzata. Cambiamenti climatici permettendo, anche se in laguna, subsidenza ed eustatismo fenomeno millenario, sono ben visibili, anche all’occhio dei più profani. Basta vedere lo stato delle rive, oggi coperte dalle alghe e il numero imbarazzante di acque alte a Piazza San Marco. D’altronde le antiche Altino e Aquileia, città romane lagunari, oggi sono solo quasi ricordi.
Adesso arrivano anche i pesci

A proposito di acque oceaniche sempre più calde, mi ha fatto impressione vedere una calle, proprio dietro piazza San Marco, piena di piccoli cefali (baicoli in veneziano…). Sono arrivati con l’alta marea ma sono poi rimasti incastrati a secco. Fenomeno buffo, come anche la presenza nei canali in questi giorni di tonnellate di pesce. Gli esperti dicono perché in Adriatico l’acqua è troppo fredda e loro, per nutrirsi, preferiscono le acque più tiepide dei canali interni. Un cambiamento climatico all’incontrario… Però fanno la goduria di gabbiani e cormorani.
Dai pesci ai gabbiani reali

A proposito di come sono cambiati i tempi in laguna, i gabbiani reali, magoghe in dialetto veneziano, uccelli ancora oggi protetti, sono circa 4 mila. Erano un decimo solo qualche quinquennio fa. Adesso la città è piena di cartelli “beware the seagull!”. Attenzione ai gabbiani, voraci di pizze, panini e gelati, non solo dei turisti. Hanno una abilità e una delicatezza straordinaria, nel derubarti.
Pesci, gabbiani e…cormorani
Stessa storia anche per i cormorani, che fino a pochi anni addietro gli esperti lagunari definivano uccelli selvatici scomparsi, dal carattere solitario e poco urbano. Ora sono diventati uno spettacolo per i turisti anche in Canal Grande, quando si immergono per diversi secondi e compaiono con il pesce in bocca. Sono circa ottomila e fanno razzia di tutto.
Con i pesci arriva anche gli ibis sacri

Ma anche il mitico ibis sacro, che arriva addirittura dalle foci del Nilo, non scherza. Ha fatto la sua massiccia comparsa. Era impensabile solo pochi anni fa quell’uccello con il lungo becco ricurvo. Mi ricordo le dichiarazioni dello storico presidente WWF, Fulco Pratesi, che li definiva: una immagine perduta e indimenticabile del Medioevo. Oggi sono circa mille a Venezia e fanno man bassa dei fondali lagunari. Ne sanno qualcosa i vongolari, ovvero i pescatori di vongole. Da quasi due anni, tutte le barche di Chioggia, Pellestrina, Caorle sono ferme. Danni economici immensi. Cambiamenti economici insomma.
Non potevano mancare i fenicotteri rosa

Capitolo tutto a parte la presenza dei fenicotteri rosa, soprattutto nella laguna nord, nelle stupende barene solitarie di Cavallino Treporti e Lio Piccolo. Sono circa 50 mila e la loro bellezza statuaria e colorata ne ha fatto diventare un fenomeno turistico. Valle Dogà più bella della francese Camargue.

















































































In alternativa al Mose c erano altri progetti molto meno costosi prodotti da ditte olandesi leader mondiali di dighe di ogni genere.
Sulla subsidenza, il processo viene accelerato dalle costruzioni in ambito perilagunare che favoriscono l ingresso delle acque salate nelle falde