L’architettura come strumento di inclusione sociale, sostenibilità e sviluppo: è questo il filo conduttore della XII edizione del Premio Internazionale di Architettura “Barbara Cappochin” 2025–2026, tra i più autorevoli riconoscimenti nel panorama architettonico internazionale. A conquistare il primo premio assoluto è il progetto “Las Tejedoras”, realizzato nella regione del Guayas, in Ecuador, dallo studio Natura Futura insieme all’architetto Juan Carlos Bamba. Per la prima volta nella storia del premio, il riconoscimento internazionale – pari a 20.000 euro – viene assegnato a un’opera dell’America Latina, segnando un’importante apertura verso nuove geografie della progettazione contemporanea.
La Fondazione Barbara Cappochin

Promosso dalla Fondazione Barbara Cappochin, in collaborazione con l’Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Padova, il premio si conferma un osservatorio privilegiato sulle trasformazioni dell’architettura globale. L’edizione 2025–2026 ha registrato numeri record: 390 progetti provenienti da 35 Paesi, con un incremento di oltre il 30% rispetto alla precedente edizione. Il lavoro della giuria internazionale, a maggioranza straniera e presieduta dal Presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori, Massimo Crusi, si è svolto presso la sede dell’Ordine degli Architetti di Padova e ha richiesto due intense giornate di selezione per individuare i vincitori, le menzioni e le opere più significative.
Il giudizio di Giuseppe Cappochin

«Fin dalla sua istituzione – ha dichiarato Giuseppe Cappochin, Presidente della Fondazione – la Biennale si configura come un osservatorio internazionale sulle pratiche più avanzate del progetto, premiando non solo la qualità formale, ma anche il ruolo sociale dell’architettura. Crediamo in un’architettura capace di contribuire concretamente all’equità e al miglioramento della qualità della vita».
Il progetto vincitore: architettura come strumento di emancipazione


“Las Tejedoras” incarna pienamente questi principi. Realizzato nel 2023 a Chongón -Equador -, piccolo centro di circa 5.000 abitanti, il progetto nasce in un contesto caratterizzato da una forte presenza femminile e da limitate opportunità lavorative. L’opera si configura come uno spazio multifunzionale dedicato allo studio, alla formazione, allo scambio e alla vendita di prodotti artigianali, diventando un vero e proprio motore di sviluppo economico e sociale. Attraverso un’architettura flessibile, sostenibile e profondamente radicata nel contesto, il progetto dimostra come il design possa incidere concretamente sulle dinamiche comunitarie, favorendo inclusione e autonomia.
Le menzioni internazionali: energia, ambiente e abitare sociale


Accanto al progetto vincitore, la giuria ha assegnato numerose menzioni che testimoniano la varietà e la qualità delle proposte. Tra queste, “DH Palencia”, progettato dallo studio spagnolo FRPO Rodriguez & Oriol, è un impianto eco-energetico destinato a servire oltre 3.000 abitazioni attraverso una rete di teleriscaldamento alimentata da biomassa forestale. Definito dalla giuria “una cattedrale dell’energia”, il progetto si distingue per la capacità di trasformare un’infrastruttura tecnica in elemento urbano riconoscibile e pedagogico, simbolo della transizione energetica.


“Echoes of Water”, dello studio Connatural di Medellín, affronta il tema della gestione delle risorse idriche nei territori di Antioquia, in Colombia. Il progetto propone un modello replicabile che integra architettura, educazione ambientale e ricerca, ristabilendo il rapporto tra sistemi urbani e naturali.

Di grande interesse anche “Raw Rooms – 43 Social Housing”, dello studio Peris-Toral Arquitectes, realizzato a Ibiza. Il progetto propone un nuovo modello abitativo basato su moduli flessibili. E sull’utilizzo di materiali naturali, affrontando in modo concreto le sfide della sostenibilità e della giustizia sociale.


Una menzione speciale è stata infine attribuita a “BL.11.6” dello studio Brambilla-Orsoni Architetti Associati. Intervento di recupero di un edificio rurale del XVI secolo in Canton Ticino. Il progetto si distingue per la sensibilità nel rapporto tra memoria e contemporaneità. Dimostrando come il riuso del patrimonio costruito rappresenti oggi una delle sfide centrali dell’architettura.
Il Premio Regionale: architettura e territori


La sezione regionale conferma l’attenzione del premio per il contesto locale e il ruolo sociale dell’architettura. Il primo premio (3.000 euro) è stato assegnato alla “Nuova Scuola Secondaria di Primo Grado” di Puos d’Alpago, progettata dallo studio Facchinelli Daboit Saviane. L’edificio interpreta lo spazio educativo come ambiente aperto, inclusivo e relazionale, in cui architettura e pedagogia dialogano. Inserita in un contesto di transizione tra paesaggio urbano e agricolo, la scuola si configura come una cerniera territoriale. Dove il parco, la piazza coperta e la continuità tra interno ed esterno contribuiscono a creare uno spazio dinamico, definito come un autentico “terzo maestro”.

Le menzioni regionali sono state assegnate a “Corte Renée”, progetto di recupero di un casale ottocentesco trasformato in resort a Castelnovo del Garda dallo studio Bricolo Falsarella Associati.


E a “Mosca.Bianca” a Padova, laboratorio-espositivo dedicato alla ceramica progettato dall’Atelier Architettura Chinello Morandi.
Un osservatorio internazionale sull’architettura contemporanea

Con questa dodicesima edizione, il Premio Barbara Cappochin si conferma non solo come riconoscimento di eccellenza, ma come piattaforma culturale capace di intercettare le trasformazioni in atto nell’architettura contemporanea. Un’architettura sempre più chiamata a confrontarsi con le sfide globali – ambientali, sociali ed economiche – . E a rispondere con soluzioni innovative, responsabili e profondamente radicate nei territori.







































































