Il regista e sceneggiatore fiorentino Francesco Lagi (già attore), uno tra i più originali della “nuova” ondata cinematografica italiana (apprezzabili i suoi precedenti lavori in particolare l’esordio datato 2011 con “Missione di pace” dove ironizzava sulla missione dell’esercito italiano sui Balcani), è in sala col suo ultimo lavoro intitolato “Il dio dell’amore”. Come scriveva Alda Merini “l’amore è una forma di eternità che ci salva dal tempo e dall’oblio”.
Il ritorno del dio dell’amore

In questo film di Francesco Lagi, si respira questa “aria” dettata dalla Merini addirittura per mezzo del famoso Publio Ovidio Nasone conosciuto al mondo come “il dio dell’amore”. Ci si domanda com’è possibile che Ovidio in persona sia il protagonista di questa simpatica e sottile commedia che si svolge nei giorni nostri, l’arcano è presto svelato. Il famoso autore del poema “Le metamorfosi”, interpretato dal bravissimo Francesco Colella (al cinema anche nel film “La gioia), fa il suo ritorno tra i resti dei Fori imperiali di Roma per seguire da molto vicino le storie amorose di vari personaggi che s’intrecciano con un particolare “saliscendi”.
Molto lavoro

Queste storie all’apparenza sembrano seguire un’unica direzione, quella dell’incertezza, dell’indecisione e se vogliamo del tradimento, seppur mantenendo sempre vivo il sentimento dell’amore. Una coppia dove lei all’improvviso scopre di aspettare un bambino e lui contestualmente deciderà di chiudere la sua relazione clandestina con un’altra donna. Quest’ultima conoscerà una brava chirurga che conviveva con una psicoterapeuta la quale ha come paziente un’autista di bus innamorato di una bella ragazza ma assolutamente non corrisposto perché a sua volta innamorata di un altro uomo.
Un dio dell’amore non ascoltato

C’è un po’ di tutto per quanto concerne l’amore senza quasi mai concedere una pausa per poter riflettere e tutto scorre sotto lo sguardo e i consigli del dio dell’amore. Lui gira per Roma seguendo con attenzione queste vicende e raccontandole con molta saggezza nonostante le sue frecce vengano scagliate in maniera se vogliamo un po’ frivola.
Un dio dell’amore che fa riflettere

Potrà sembrare un lungometraggio “leggero” ma non lo è. Va visto e assaporato con una certa importanza anche perché sono tutte situazioni e storie se preferite che hanno molta attinenza con la realtà. In fondo Lagi ci parla di un sentimento molto profondo visto attraverso questi personaggi (molto bravi tutti gli attori) che ruotano senza mai cadere nel banale anche nei momenti intimi.
Ovidio e il “suo” dio dell’amore

Il “Mangiafuoco” di tutto questo “gioco” resta lui, Ovidio che riesce a muovere i suoi “burattini” a piacimento. Con passione, tradimenti, dolore e gioia, dove lo status dell’anima cambia, muta e prende direzioni diverse dettato però sempre dall’amore.
Un film romantico

Alla fine nonostante possa apparire strano per definizione resta un film molto romantico con quella punta di amarezza che fa parte della vita. Per concludere non è il solito film mieloso fatto di baci, occhi che s’illuminano, mani che si cercano, sorrisi gratuiti, è una storia “sui generis” dove un narratore d’eccezione ci accompagna all’interno di un gioco a coppie dove quando tutto sembra finire spunta un nuovo percorso d’amore.
Regia: Francesco Lagi. Cast: Francesco Colella, Isabella Ragonese, Vinicio Marchioni, Chiara Ferrara, Vanessa Scalera, Anna Bellato, Benedetta Cimatti, Corrado Fortuna, Enrico Borello. Produzione: Italia. Anno: 2026. Genere: commedia. Durata: 1h45 minuti.







































































