Continua su http://www.enordest.it la nuova rubrica dal titolo “Itinerari”. Ogni domenica sarò felice di presentarvi voci e storie tra Nordest e Sardegna, terre straordinarie tra cui vivo e lavoro. Vi accompagnerò lungo itinerari culturali, turistici ed imprenditoriali ricchi di fascino e creatività, che conto sapranno informare ed emozionare chi vorrà farci compagnia. Oggi “Itinerari” ci porta a conoscere la storia della Fondazione Celeghin e del viaggio “Da Santo a Santo”. Ci sono storie di dolore che restano private ed altre che, ad un certo punto, diventano impegno pubblico. La Fondazione Giovanni Celeghin, fondata a Padova nel 2012, nasce da questo passaggio: trasformare un dolore familiare in un progetto concreto a sostegno della ricerca sui tumori cerebrali. Questa è una storia che merita di essere raccontata, come ogni percorso difficile e profondo alla ricerca di un senso superiore. Oggi con “Itinerari” andiamo a conoscere più da vicino la Fondazione Celeghin e i suoi progetti, in particolare il più noto: il viaggio “Da Santo a Santo”.
Oggi “Itinerari” ci porta a conoscere più da vicino la Presidente della Fondazione, Annalisa Celeghin che ci accompagnerà in questo percorso.
Buona lettura!
Come nasce la Fondazione Celeghin

Dopo la scomparsa dell’imprenditore veneto Giovanni Celeghin, colpito da glioblastoma multiforme – uno dei tumori cerebrali più aggressivi – i figli Fabio e Annalisa hanno scelto di trasformare la memoria del padre in un impegno concreto per la ricerca scientifica. In poco più di un decennio la Fondazione ha finanziato 21 progetti scientifici in collaborazione con Università e ospedali italiani ed internazionali, arrivando a donare oltre 4 milioni di euro per sostenere lo studio dei tumori cerebrali. Il progetto più visibile è “Da Santo a Santo”, la maratona ciclistica solidale che ogni anno vede Fabio Celeghin attraversare l’Italia in bicicletta per raccogliere fondi e sensibilizzare l’opinione pubblica. In 12 anni ha pedalato per oltre 11.400 km, raccogliendo quasi 2 milioni di euro destinati alla ricerca. Nel 2026 l’iniziativa arriverà alla tredicesima edizione con un percorso che attraverserà l’Italia da Sud a Nord: partenza il 1° giugno da Reggio Calabria, poi Cosenza, Bari, Termoli, Macerata, Cesenatico e arrivo finale il 6 giugno a Padova, la città del Santo. Un viaggio di oltre 1.300 km in 6 tappe, che trasforma ogni pedalata in un gesto concreto a sostegno della ricerca.
Presidente, la Fondazione nasce da una storia familiare molto forte. Come si trasforma un dolore privato in un progetto pubblico?

“Quando nostro padre è mancato, ci siamo trovati di fronte ad una domanda molto semplice: cosa possiamo fare perché altre famiglie non debbano vivere la stessa drammatica esperienza? La risposta è stata: investire nella ricerca. Non volevamo limitarci ad un gesto simbolico, ma contribuire in modo concreto allo sviluppo scientifico. Così è nata la Fondazione Giovanni Celeghin”.
In questi anni avete donato con Da Santo a Santo oltre 4 milioni di euro alla ricerca. Qual è il metodo che vi siete dati?

“Abbiamo scelto un approccio molto rigoroso. Ogni anno pubblichiamo un bando scientifico valutato da un comitato indipendente presieduto dal professor Giorgio Palù. Università, ospedali e centri di ricerca possono presentare i loro progetti e quelli ritenuti più promettenti ricevono il finanziamento. Crediamo che la credibilità di una fondazione passi anche dalla qualità del metodo: sostenere la ricerca significa accompagnare il lavoro degli scienziati con serietà, continuità e trasparenza”.
Il progetto più noto è “Da Santo a Santo”. Come è nata questa idea?

“Il ciclismo è sempre stato una grande passione nella nostra famiglia. Lo era per nostro padre Giovanni e lo è anche per Fabio, che ha sempre trovato nella bicicletta un modo per misurarsi con sé stesso e con la fatica. Dopo la scomparsa di nostro padre, quella passione è diventata quasi naturalmente il linguaggio attraverso cui trasformare il ricordo in impegno concreto. Così è nata l’idea di ‘Da Santo a Santo’: una maratona ciclistica solidale che ogni anno vede Fabio attraversare l’Italia pedalando per raccogliere fondi e portare l’attenzione sul tema della ricerca sui tumori cerebrali. È una sfida sportiva, certo, ma soprattutto un gesto simbolico: ogni km percorso è un modo per tenere viva la memoria di nostro padre e per trasformare la fatica individuale in un messaggio collettivo”.
Nel 2026 Da Santo a Santo partirà da Reggio Calabria…

“Sì, sarà una delle edizioni più impegnative e anche una delle più significative. Partiremo da Reggio Calabria e attraverseremo tutta l’Italia fino a Padova, la città del Santo e la città dove è nata la Fondazione. Per noi questa dimensione nazionale è molto importante perché permette di coinvolgere territori e comunità diverse. Inoltre attiva una partecipazione molto concreta grazie alla rete dei punti vendita del gruppo DMO – Caddy’s, Naïma Beauty Star e L’Isola dei Tesori – dove ogni anno i clienti possono contribuire direttamente alla raccolta fondi. In questo modo la pedalata diventa davvero un progetto collettivo che unisce sport, impresa e solidarietà”.
In 12 anni Fabio ha pedalato oltre 11mila km raccogliendo quasi 2 milioni di euro. Che valore ha per voi questo gesto?

“È un gesto simbolico, ma anche molto concreto. La fatica fisica diventa un messaggio: ogni km percorso è un passo in avanti per la ricerca. Molte persone si riconoscono in questo impegno e decidono di sostenere la Fondazione. È questo che rende ‘Da Santo a Santo’ qualcosa di più di una sfida sportiva”.
La vostra attività non riguarda solo la ricerca scientifica…

“Esatto. Accanto ai progetti di ricerca sosteniamo anche iniziative di supporto psicologico per i malati e i loro caregiver, borse di studio per giovani medici e l’acquisto di tecnologie per i reparti ospedalieri. Crediamo che la lotta ai tumori cerebrali debba essere affrontata su più fronti: la ricerca è fondamentale, ma è altrettanto importante prendersi cura delle persone e delle famiglie che vivono un’esperienza così dolorosa”.
Recentemente avete pubblicato anche un libro molto particolare, “Di testa mia”.

“È il diario di Antonella Fabbri, una donna straordinaria che, dopo la diagnosi di glioblastoma, ha deciso di raccontare la sua esperienza. La sua è una testimonianza molto potente, perché mostra che anche in una situazione difficile si può continuare a guardare alla vita con coraggio e progettualità. Quanto raccolto attraverso il libro viene destinato alla Fondazione per sostenere la ricerca”.
Che cosa rappresenta per voi questa storia?

“È la prima volta che la Fondazione pubblica il racconto di una paziente. Ma è una storia capace di parlare a tutti. Antonella ha scelto di raccontare la malattia senza rinunciare alla speranza e alla voglia di vivere. E questo messaggio è perfettamente in linea con lo spirito della Fondazione”.
Guardando al futuro, qual è il vostro obiettivo?

“Continuare a sostenere la ricerca e far crescere sempre di più la Fondazione. I tumori cerebrali sono ancora tra le patologie più difficili da trattare e la ricerca ha bisogno di tempo, risorse e collaborazione. Il nostro impegno è fare la nostra parte, ogni giorno. Perché ogni km percorso, ogni progetto finanziato e ogni storia condivisa possono avvicinarci ad un traguardo che oggi sembra lontano, ma che un giorno potrà diventare realtà”.
La meta di “Da Santo a Santo” non è solo Padova…

“No. È un futuro in cui la diagnosi di tumore cerebrale non significhi più resa. Ed ogni km percorso da Fabio Celeghin è un passo in più verso quella direzione”.








































































