Finita l’abbuffata mediatica di sport invernali – complici Olimpiadi e Paralimpiadi in casa – si temeva potesse tornare l’egemonia e il monopolio del folber nelle cronache sportive malgrado i rovesci europei delle squadre italiane tutte fuori dalla Champions (Bologna e Fiorentina superstiti, ma nelle coppette). Invece si è subito ripreso il proprio spazio da protagonista il tennis del nostro fenomeno Jannik Sinner e si sono stagliate le imprese di 3 discipline a torto considerate minori: rugby, baseball e la ricca, ma un po’ calante, Formula 1. Ma davvero parliamo di sport minore? Diamo un occhio ai risultati
Rugby sport minore?
Il comun denominatore della ribalta di questi tre sport sono state le imprese degli azzurri: il buon Sei Nazioni dell’Italrugby vittoriosa dopo ben 32 partite sui maestri inglesi, la sorprendente semifinale ai Mondiali della nostra Nazionale di baseball (battuti gli Stati Uniti e ko solo col Venezuela poi diventato campione), ma anche e soprattutto la prima vittoria in Formula 1 del 19enne bolognese Kimi Antonelli. Al baby fenomeno del volante il grande Sinner ha pure dedicato la vittoria di Indian Wells. Peraltro con il trionfo americano Jannik diventa anche il più giovane tennista della storia ad aver vinto tutti i Masters 1000 sul cemento, impresa riuscita solo ad altri 2 miti come Federer e Djokovic.
Motori alla ribalta e vittoria italiana dopo vent’anni
A proposito di giovani anche Kimi è senz’altro un eccezionale esempio di precocità: più giovane pilota a partire in pole position e poi più giovane italiano a vincere un Gran Premio. Era dal 2006 che non risuonava l’Inno di Mameli per un pilota di F1 ovvero da quando il romano Giancarlo Fisichella si impose in Malesia, il 19 marzo di vent’anni fa. Aveva 23 anni e il suo “successore”, Kimi Antonelli, doveva ancora nascere.
Il 19enne bolognese della Mercedes in questa stagione era già arrivato secondo nel primo GP in Australia e con la vittoria in Cina si candida a contendere il titolo alla prima guida del team tedesco, George Russell. La Mercedes sta dominando questa prima fase della stagione e difficilmente il gap verrà colmato dalle altre scuderie: la Ferrari ci sta provando, ma i suoi piloti – Hamilton e Leclerc – sono consci delle difficoltà e il 41enne Lewis vede già nel giovane Kimi un predestinato.
Chi è

Antonelli è figlio dell’ex pilota Marco ed è già stato due volte campione europeo di kart (categoria OK nel 2020 e 2021), ha vinto la Formula 4 ADAC e Italiana, i Motorsport Games 2022, la Formula Regional Middle East e la Regional Europea nel 2023. Lo scorso anno ha debuttato in F1 e subito si è capito che poteva sfondare, ma lui ha poi bruciato le tappe arrivando sul gradino più alto del podio in meno di un anno.
La curiosità del nome evocativo
Molti pensano che il suo nome sia un omaggio al campione finlandese Raikkonen, ma in realtà Kimi è il suo secondo nome all’anagrafe (si chiama Andrea) ed è stato l’ex pilota noalese Enrico Bertaggia, grande amico di papà Marco Antonelli, a consigliare i genitori: “Suona bene” disse loro. E guida ancora meglio.
Nonostante il successo e i soldi, Antonelli resta un ragazzo semplice: nel dopo gara ha spiegato le sue emozioni senza giri di parole (“Me la sono fatta addosso…” ha ammesso) appena rientrato in Italia ha esaltato le tagliatelle della mamma (“Mi sono sfondato di pasta”) e in genere si esprime con un mix di bolognese e romanesco: è spontaneo, ironico e mai artefatto. Insomma ha qualità umane che lo rendono già amatissimo dal pubblico. Un personaggio che farà parlare di sè molto a lungo e la sua amicizia con Sinner lo rende davvero unico al di là delle qualità in pista.
Baseball, chi era costui?
La disciplina meno praticata del nostro panorama sportivo, il baseball, si affaccia alla ribalta con una Nazionale formata in gran parte da giocatori italoamericani che giocano nella Major League, il campionato nordamericano e il più importante del mondo: pochi di loro parlano bene l’italiano e qualcuno non è mai stato nel nostro Paese se non da turista o per uno stage con gli altri azzurri. Anche per questo vogliono ostentare i legami con le proprie origini, e durante le partite alternano momenti e gesti legati a stereotipi italoamericani. Forse la maggior parte degli italiani non conosce neppure le regole della “palla a base” – traduzione letterale di baseball – che si gioca fra due squadre di 9 elementi su un campo a forma di diamante.
Come si gioca questo sport minore

L’obiettivo è segnare più punti degli avversari (i run) correndo attraverso 4 basi dopo aver battuto la pallina con una mazza, solitamente in nove riprese (gli inning). La semifinale mondiale di questa Nazionale sicuramente avvicinerà i giovani a questo sport praticato ovviamnete anche dalle donne (il softball) che giocano però su un totale di 7 inning e in un campo più piccolo ovvero con meno distanza fra le basi.
L’impresa delle ragazze di Vallefoglia, il piccolo borgo del Volley

Fra i tanti successi azzurri negli sport “minori” (odioso termine che i calciofili assegnano a chi fattura meno del “loro” football) è passata quasi sotto silenzio la Challenge Cup di volley femminile vinta dalle ragazze del Vallefoglia, paesino marchigiano di soli 14mila abitanti, dove peraltro lo scorso anno giocava la ventenne promessa veneziana Viola Passaro. E’ un borgo talmente piccolo che è diventato comune con l’unione fra i due centri di Colbordolo e Sant’Angelo in Lizzola in provincia di Pesaro-Urbino.
La società è nata soltanto nel 2020, gioca in A1 ed era all’esordio in Europa: le “tigri” marchigiane si sono aggiudicate la Coppa battendo in finale il Panathinaikos Atene. Intanto le più titolate “pantere” dell’Imoco Conegliano si confermano al top vincendo in Champions ad Ankara e volando alle Final Four di inizio maggio della più importante competizione continentale dove se la vedrà con un’altra italiana (Scandicci) e con due team turchi.
Sport minore l’atletica indoor? Con tre ori?
Ultimo, ma non meno importante sport “minore” è l’atletica indoor che ha appena inaugurato ieri la rassegna mondiale con gli atleti azzurri (uomini e donne) annunciati come sicuri protagonisti. Infatti abbiamo già vinto un oro con Diaz nel triplo. Poi Dosso oro nei 60 e la Batocletti nei 3000. Insomma il calcio finisce – per una volta – dietro alla lavagna appena prima di tentare l’impresa (titanica viste le premesse) di qualificarsi per i prossimi Mondiali.








































































