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Senza soldi e senza figli, dove andremo a finire?

Roberto Tumbarello di Roberto Tumbarello
10 Set 2023
Reading Time: 12 mins read
Senza soldi e senza figli, dove andremo a finire?
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Senza soldi e senza figli, l’Italia è in recessione e in grave denatalità. Ma i partiti di governo non l’hanno ancora capito. Ognuno pretende che vengano realizzati i propri progetti per i quali servirebbero almeno 20 miliardi. Invece, disponiamo appena di otto e mezzo. Salvini ne vuole alcuni per il Ponte sullo Stretto e nuove assunzioni ai trasporti. Tajani, più modesto e comprensivo, chiede di aumentare le pensioni minime di 10O€.Ma nemmeno questa richiesta verrà esaudita. I Fratelli, avevano una lunga lista di richieste. Ma la Premier li ha zittiti con un “Decido io quali sono le priorità”, e avvertito che i pochi soldi disponibili saranno dedicati 1) al taglio del cuneo fiscale per i lavoratori a basso reddito, 2) al caro energia per le imprese e al bonus benzina per le famiglie con reddito fino a 15mila € l’anno, 3) soprattutto alle misure per l’incremento delle nascite.

In India, invece, il PIL cresce in maniera sorprendente, come le nascite, tanto da avere superato la Cina anche per numero di abitanti. Ora è il paese più popolato del mondo. Mi chiedo se di tanta ricchezza, di cui si attribuisce il merito al Premier Modi, che non è uno stinco di santo, goda il popolo o solo una ristretta cerchia, cioè la classe dirigente e quella produttiva. Ci sono ancora le caste: sacerdoti, nobili, guerrieri, commercianti e i servi, cioè gli intoccabili che sono tanti. I paria costituiscono, infatti, il 20% della popolazione, circa 300 milioni di persone, che non mi sembra siano considerati esseri umani.

Senza soldi! Confermato dal ministro Giorgetti

Da noi, invece, siamo tutti uguali con gli stessi diritti e pochi doveri. E nonostante la tendenza negativa, viviamo quasi tutti nell’agiatezza. Le sacche di povertà sono limitate e fisiologiche. Anche noi fino a qualche giorno fa ci rallegravamo per la piena occupazione e il PIL alle stelle. Poi è arrivata, improvvisa e inattesa, la brutta notizia della recessione, che il ministro Giorgetti ha confermato all’annuale convegno di Cernobbio in cui da anni si incontrano governanti e imprenditori. Ma nessuno se ne preoccupa.

Pazienza. Dovremo rinunciare a qualche piacere. Forse ci farà anche bene, viziati come siamo. In compenso, però, se mancano i fondi per le spese indispensabili, non ce ne saranno per la costruzione del Ponte sullo Stretto, per l’Autonomia regionale differenziata e per la riforma delle pensioni che manderebbe tante persone a riposo – o piuttosto al lavoro in nero – attorno a 60 anni, l’età in cui oggi, pieni di energie, si rende di più.

Vigerà ancora la legge Fornero, che forse ormai è esagerata, ma tutela l’INPS dalla catastrofe nel periodo di denatalità e dalla mancanza di senso di responsabilità di politici che venderebbero la madre pur di racimolare qualche voto in più.

Senza soldi? E quelli per il Ponte sullo Stretto? Mafia e ‘Ndrangheta si fregano le mani

Né siciliani né calabresi, ma solo la mafia e la ‘ndrangheta, auspicano la realizzazione dell’inutile ponte, mentre mancano strade, ferrovie, centrali idroelettriche, ospedali e soprattutto la sistemazione del territorio che crolla e frana ovunque, dalla Padania alla Sicilia. Lutti, devastazioni e danni enormi. Quel brav’uomo, che per salvare i mosaici di Ravenna e la città dall’alluvione ha aperto alle acque decine di ettari della sua proprietà, non ha ancora ricevuto un centesimo di indennizzo per bonificare le terre allagate.

Senza soldi e senza figli ma pronti a litigare

Con l’autonomia che consentirebbe alle regioni di gestire l’economia e la scuola, ma anche di legiferare, sarebbe come tornare alla divisione del paese in staterelli, che, almeno, un tempo, prima dell’unità d’Italia, erano opulenti, basta leggere la saga dei Florio di Stefania Auci per averne un’idea. Adesso, invece, la Padania aumenterebbe di più la propria ricchezza e il centro-sud sarebbe ancora più povero. Senza neppure vergognarsene sedicenti patrioti barattano la frantumazione del paese in cambio dei voti della Lega per la riforma costituzionale del presidenzialismo o del premierato. Tutto ciò a spese del parlamento, cioè della rappresentanza popolare che con la riforma conterrà molto poco. Quindi, l’Italia non sarà più una repubblica parlamentare.

Continua il braccio di ferro – il duello alla spada o alla pistola era dei gentiluomini – tra la Lega, che adesso viaggia molto più a destra della Meloni, e gli altri partiti della maggioranza. L’ultima trovata di Salvini, pur dicendosi cattolico, sbandierando un crocifisso blasfemo e strizzando l’occhio ai nostalgici tedeschi del nazismo, è la castrazione chimica per i colpevoli di molestie sessuali sui minori e di stupro. La prossima tappa sarà la reintroduzione della pena di morte? Ovviamente Forza Italia è contraria, gli altri ci stanno riflettendo.

Bisogna ridare dignità alle Camere

Che interesse ha la Premier di modificare la Costituzione e istituire il premierato che limiterà la funzione del capo dello stato – non sarà più di garanzia e al di sopra delle parti, ma un presidente politico – e soprattutto il ruolo del parlamento, rendendolo un’aula inutile oltre che sorda e buia. Ma erano altri tempi. Servirebbe, invece, restituire dignità alle Camere ridando agli elettori la possibilità di scegliere i propri rappresentanti, che, da una trentina d’anni, con la complicità della Consulta, sono decisi dalle segreterie dei partiti. Del resto, le coalizioni di destra al governo sono sempre durate per l’intera legislatura, con l’eccezione del primo Berlusconi, per mancanza di esperienza. Durano poco e quindi saranno apparentemente favoriti dalla riforma solo i governi di sinistra, litigiosi e immaturi.

Ma c’è sotto qualcosa che ci sfugge. È mai possibile che la destra voglia fare al PD questo regalo, semmai un giorno avessero la maggioranza? Come mai? Che cosa nasconde l’insolita generosità politica? Qual è il vero scopo recondito della riforma? Perché Fratelli d’Italia, che si dicono patrioti, la barattano con l’autonomia regionale differenziata, che è un tradimento alle regioni del Sud, già abbastanza penalizzate dalla posizione geografica?

Regioni senza soldi ma vicine alla Lega

Ormai liberatisi del controllo di Berlusconi, persino i governatori di regioni povere come Calabria, Basilicata e Sicilia ubbidiscono agli ordini di scuderia e assecondano il progetto della Lega che fa sempre di più gli interessi del Nord pur prendendo più voti nelle regioni del Sud. Che ingratitudine! Tutti con l’effigie di Alberto da Giussano all’occhiello della giacca anziché quella di San Gennaro o Santa Rosalia, che gli fa il miracolo di esistere. Invece, il personaggio leggendario, forse nemmeno esistito, voti ne procura pochi, quasi niente.

Finalmente un saggio altolà di Salvini alla Premier che, per agevolare Maurizio Lupi e soprattutto Renzi, che non è mai stato di sinistra, neppure quando era segretario e Premier del PD, è propensa a diminuire la soglia di sbarramento alle elezioni europee dal 4 al 3%. “Noi con l’Italia” fa già parte della coalizione di maggioranza, mentre “Italia Viva” ancora no. Ma è già pronta a fare da stampella al governo nel caso di eventuali defezioni, come è già accaduto, se servissero voti alla Meloni.

Eppure c’è sempre un 2% che gli è affezionato e lo vota ancora. Calenda, invece, ha capito che non ci si può fidare. Della settimana lavorativa di quattro giorni si parla in Germania con insistenza. La proposta dei sindacati non è ancora rimbalzata da noi, impegnati nella battaglia per il salario minimo.a presto se ne parlerà anche qui. Il progetto è legato alla diminuzione dell’orario di lavoro da 35 a 32 ore la settimana. I vantaggi, non solo per il benessere dei lavoratori e delle loro famiglia, ma anche per le aziende e la società, sono tanti.

A cominciare dalla possibilità di dedicarsi maggiormente ai problemi della famiglia e all’educazione dei figli, oltre che al riposo personale e, quindi, a un migliore rendimento al lavoro. Noi di destra, però, dobbiamo superare la diffidenza nei riguardi del sindacato, che, chissà perché, consideriamo di sinistra, anzi comunista. Mentre altrove è un’organizzazione che tutela gli interessi dei lavoratori, che sono anche di destra, come quelli della Fiat Mirafiori.

Erano invitati in ottobre a Copenaghen gli ambasciatori di Russia, Iran e Bielorussia alla consegna dei Premi Nobel. Ma poi gli svedesi ci hanno ripensato e ritirato l’invito. Non sono paesi degni. Anche l’anno scorso rimasero dietro la porta della reggia, essendo scoppiata la guerra in Ucraina. Comunque saranno di nuovo invitati a Oslo, dove il parlamento norvegese assegna il Nobel per la Pace, proprio perché la pace non ammette discriminazioni.

Senza soldi e figli ma con l’ossessione dell’etnia italica anche al cinema

L’ossessione dell’etnia italica non è solo del ministro Lollobrigida e della politica nazionalista e sovranista, ma della nostra cultura limitata alla penisola. Infatti, siamo inzuppati nel Mediterraneo e solo i padani hanno contatti con altre culture d’oltralpe e sono un po’ più evoluti. Persino il cinema, che dovrebbe essere internazionale, rincorre il diritto all’identità nazionale. Pierfrancesco Favino, l’attore che più ci rappresenta all’estero, come un tempo Sofia Loren e Marcello Mastroianni, che, però, erano su un altro livello, contesta che, dopo avere interpretato Gucci, l’americano Adam Driver sia scelto ora per il ruolo di Enzo Ferrari nella fiction.

Secondo Favino i personaggi italiani dovrebbero essere interpretati da attori nostrani. Ovviamente non calabresi né siciliani che hanno i tratti piuttosto marcati oltre che il colore della pelle un po’ scuro. Quello sprovveduto di Luchino Visconti scelse inopinatamente Burt Lancaster per il Gattopardo. Con Tiberio Murgia, invece, sarebbe stato un successo mondiale. I ricchi  credono di avere diritto a tutto, e quando non lo ottengono si sentono defraudati. La povera gente, invece, si accontenta di qualsiasi cosa le diano. Spesso niente.

Il segreto del muro di gomma e il presidente emerito

L’Italia è piena di presidenti emeriti della Corte Costituzionale. Seppure la carica in realtà non esista perché quasi tutti i giudici lo diventano a turno pochi mesi prima della pensione, dopo nove anni di attività, per godere di un aumento di benefit e continuare a essere considerati presidenti emeriti. Infatti, Amato, ex Premier, un tempo conosciuto come Dottor Sottile, una mattina si sveglia e concede un’intervista nella quale, per creare un’altra polemica e dissenso oltre che turbare i rapporti già abbastanza compromessi con la Francia, dichiara che l’aereo dell’Itavia, precipitato nei pressi di Ustica il 27 giugno 1980, fu abbattuto da un missile lanciato dai francesi per uccidere Gheddafi che credevano a bordo di un mig libico quella notte.

Amato aggiunge che fu Craxi ad avvertire il leader libico di non prendere quell’aereo. Salvini e Tajani, e altri creduloni, hanno subito invitato i ministri francesi loro omologhi a dire la verità. La Meloni, più saggia, invece, chiede ad Amato di fornire elementi più concreti, oltre che un’opinione, se ne è in possesso. I figli di Craxi sono giustamente intervenuti per ricordare che il padre non poteva avvertire Gheddafi nel 1980 perché solo sei anni dopo divenne capo del governo e quindi in grado di conoscere qualche informazione dai servizi segreti.

Oggi senza soldi e figli ma ricordando Ustica

Pur essendo parecchi anni che non intervisto più nessuno, ricordo come si fa e quali domande di porgono per scoprire se le rivelazioni sono attendibili. Non mi intrometto nella possibilità che i francesi abbiano sbagliato mira e colpito un aereo della compagnia italiana Itavia anziché il mig libico. Ma non ritengo Craxi così cinico e crudele – anzi, lo escludo – da avvertire Gheddafi di non salire sul suo mig e non le autorità italiane che era in corso un’esercitazione NATO per mascherare un assassinio, quindi di non fare volare alcun aereo civile quella notte. Secondo la versione di Amato sembrerebbe che Craxi, cui lui deve la carriera politica e l’odierna autorevolezza, avesse avuto più a cuore la vita del leader libico che quella degli 81 passeggeri.

Dopo l’abbattimento del DC9 dell’Itavia, accanto al quale avrebbe viaggiato per un lungo periodo per proteggersi dai missili dei francesi e della NATO che volevano abbatterlo, pare che il mig libico si sia allontanato da quella zona. Poi, per esaurimento del carburante, precipitò in Calabria sui monti della Sila.

Più che nuove prove, che non ci sono, le rivelazioni di Amato sono dovute probabilmente al caldo di agosto o all’età che avanza. Se no, in presenza di nuovi elementi di prova, una persona della sua statura, lucida e responsabile, si sarebbe rivolta alla procura non a un giornale.

Come sarà l’Unione Europea nel 2030?

Non capisco. Anzi, rabbrividisco al pensiero che nel 2030 l’Unione Europea si amplierà ulteriormente. Con un’Italia senza soldi e senza figli, non è bastata l’esperienza dell’Ungheria, che con Orban è diventata una dittatura. Quali altri paesi di affinità culturale e sociale intendiamo aggregare alla già affollata istituzione? È talmente difficile sin d’ora gestirla che proviamo pure a provocare Putin e fare un dispetto ai paesi del BRICS – Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa.

Finché non scoppia la terza guerra mondiale non saremo contenti. Non si capisce se lo facciamo a posta o per ignoranza. Già il fatto che a proporre l’ampliamento sia il bel Charles Michel, ancora presidente dell’istituzione dopo lo smacco a Ursula Von der Leyen che ha condiviso con Erdogan, è da rigettare. Ma non solo per questo. All’incontro della delegazione europea in Turchia, alla Von der Leyen, perché donna, non fu concessa la poltrona, come a Erdogan e Michel, che, anziché alzarsi e andarsene, si accomodò accanto a Erdogan come se nulla fosse successo.

L’Ungheria fu ammessa non perché avesse interessi comuni ai paesi europei, ma per evitare che fosse attratta dalla Russia, di cui ora, invece, è alleata. Ammettere l’Ucraina nell’UE vuol dire provocare ulteriormente Putin. Siamo così sprovveduti da volerla allargare all’Europa fisica, ma non culturale e politica, che è già rappresentata nel Consiglio d’Europa, di cui l’UE sarebbe poi un doppione. Che cosa c’entrano Albania, Bosnia Erzegovina, Macedonia del Nord, Serbia e Montenegro?

L’unico legame col Montenegro per noi italiani risale al 1896, quando la principessa Elena, figlia del re Nicola I, andò in sposa a Vittorio Emanuele di Savoia che, quattro anni dopo, in seguito alla morte del padre Umberto I, assassinato dall’anarchico Gaetano Bresci, divenne re d’Italia.

Più in là Il presidente del Consiglio Europeo prevede che entrino anche Kosovo, Moldavia e Georgia. Aiutiamoli economicamente, senza farli entrare in un’istituzione che dovrebbe essere un’icona del progresso sociale e punto di riferimento di tutti i paesi del mondo. Conto su Lollobrigida, cultore dell’identità italiana – e spero anche europea – per influenzare moglie e cognata a non trascinare l’Italia in un’avventura politica che deformerebbe la struttura dell’Unione Europea e la sua funzione originaria. È già difficile fare dialogare gli attuali paesi tra loro. Quelli che si affacciano sul Mediterraneo hanno poca affinità con quelli del Nord.

Senza soldi, senza figli e per finire, i programmi del sindaco di Terni

Pur senza soldi, l’Ucraina è un paese più corrotto del nostro. Continua a esserlo persino dopo un anno e mezzo di guerra. Quindi, è una corruzione ancestrale. Putin sostiene che faccia parte della Grande Madre Russia, assieme alla Polonia e altri paesi dalle stesse tradizioni millenarie. Però, la mancanza di lungimiranza mi fa temere che anche la Turchia, che è già una dittatura islamica, possa diventare europea come fu ammessa nella NATO, pur non essendo un paese atlantista e persino d’accordo con la Russia.

A Napoli, onorevole Premier, in un istituto tecnico paritario per ragionieri, cioè non statale, si è scoperto che ci sono solo le quinte, ma non le altre classi, dalla prima alla quarta. Vuol dire che è consentito iscriversi solo all’ultimo anno, per conseguire il diploma, senza avere seguito l’intero corso di studi. Si tratta di un diplomificio, non di una scuola. Chissà quante altre ce ne sono in Italia. Capisco che non è facile moralizzare un paese corrotto come il nostro, quindi non vale neppure la pena perderci tempo.

Ma almeno cominciamo a chiudere i focolai che si appiccano nelle scuole e nelle università che sono più facili da individuare e anche più pericolosi perché è lì che si formano gli individui. Se no, sembriamo complici di tale immoralità. Ha sentito il nuovo programma politico di Bandecchi? Terni è solo il predellino. Ora mira a Palazzo Chigi. E la sinistra non c’entra. È una lotta intestina tra noi di destra. Chiunque al posto suo, gentile Signora, gli toglierebbe le munizioni.

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Roberto Tumbarello

Roberto Tumbarello

Giornalista, laureato in Giurisprudenza. Per tanti anni portavoce in Italia del Consiglio d’Europa, è esperto in Comunicazione e Diritti umani.

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