Con questo nuovo Aforismario. Pensieri sparsi in detti gnomici, appena pubblicato per i tipi di Tracciati Poesia, Michela Manente si è assunta una duplice responsabilità: rispolverare in ordine rigorosamente alfabetico tematiche ovvie, ma non scontate (A come Amore, B come Bellezza, D per Desiderio, fino a T per Tempo) e rivisitarle con piccoli coups de théatre in aforismi che sarebbero tanto piaciuti a Monsieur Jacques de Chabannes, signore di La Palisse, maresciallo francese del sedicesimo secolo, quello di cui dissero che era vivo un quarto d’ora prima di essere morto. Lapalissiani, potremmo commentare.
I pensieri di Michela Manente

I testi di Michela talvolta ci sfidano per la loro simbolica consuetudine: Molti non sanno di non sapere – scrive ad esempio – Non sanno e basta. C’è l’intelligenza artificiale. Oppure alla voce Religione: Uno e trino. Principio di identità, in cui s’insinua una tensione sottile.
A ben guardare, la fulminante brevità degli Haiku che ha contraddistinto opere precedenti di Michela Manente, qui assume un’irresistibile sfumatura ironica ed autoironica. Risulta difficile definirne le radici – Sintesi? Denuncia? Gusto dello spettacolo? – comunque ciò che ne risulta è una costruzione critica lapalissiana sì, ma intelligente. L’autrice, tra guepières, desideri e luoghi comuni, Si dice “Sei bella come una rosa. Ma di rose ce ne sono di tante varietà, anche di più belle, squaderna un panorama efficace, in punta di penna, di riti e miti del nostro vivere contemporaneo. Qualche volta didattica, Si parla a turno. Si tace a turno. A turno, insisto, altre volte spudoratamente sincera Quando non ci sei ti voglio anche di più, spesso pessimista, come alla voce Dolore: Nessuno, pur fingendo di capirti, – sentenzia – vuole ascoltare i problemi altrui.
Un libro feroce

E qui si tocca il fondo di tutto quello che molti pensano, ma non avrebbero mai il coraggio di dire così, nero su bianco. Da questo punto di vista, Aforismario è un testo feroce, che sembra offrire poco spazio alla speranza. Alcune voci sono trattate con cinismo, un po’ dissacranti “Questa notte mi sono riletto i tuoi haiku” disse dio, alla voce Eternità, o, scrivendo del Femminile: Le donne non sono né troppo stupide né troppo belle per fare il Presidente. La stessa disarmante ovvietà, ma solo in apparenza, di certe battute alla Woody Allen.
Michela Manente e il suo modo di “vivere” gli aforismi

Non per nulla l’autrice, scrittrice, poetessa, fine intellettuale che a lungo si è occupata dell’opera di Maria Luisa Spaziani, è anche critica cinematografica. In questi brevissimi piani sequenza, la vita quotidiana degli umani, con tutto il suo carico di stupidaggini e punte di eroismo, tutto ciò che ci fa belli o miseri senza rimedio, ci appare in piena luce. Ogni ottimismo leibniziano, la sua concezione del “miglior mondo possibile” si infrange nell’Aforismario: Manente vi oppone uno sguardo alla Candide e, come Candide ne desume che la posizione migliore sia “coltivare il proprio giardino per quello che è” con un po’ di disincanto e d’ironia. Tuttavia, volente o nolente (chissà se consapevole della dissonanza), Michela si lascia sfuggire alcuni indizi contrastanti: Tutti diversi. Tutti una famiglia. La mia famiglia, ad esempio, è un verso bellissimo, che vale l’intero libro. Quasi l’autrice avesse assunto l’impegno di un distacco, che in realtà poi non esiste. E c’è posto anche per una confessione deliziosa, fulminante, in cui ci si specchia con affetto: Il poeta è essenzialmente un ladro di ossi di seppia, scrive. Andiamo per aforismi, dunque, e raccogliamo poesia.








































































Bravissime!