Zanardi da Castelmaggiore. Ogni tanto si presentava così Alex Zanardi, nella sua seconda vita, ovvero da quando era diventato paralimpico, conferenziere, personaggio televisivo, conduttore di Sfide. Aveva partecipato anche a show leggeri, come la Grande Notte, con il comico Gene Gnocchi. Ieri è scomparso, ma di fatto lo era dal grave incidente in handbike in Toscana, 6 anni fa, e da lì non si era mai ripreso, mai un’uscita pubblica. Un po’ come Michael Schumacher, ancora in vita ma non sappiamo in quali condizioni dopo quella maledetta uscita di pista in sci.
Chi era Zanardi
Zanardi è scomparso a 59 anni, è stato pilota, anche di Formula 1, e dopo il terribile incidente che gli costò l’amputazione delle gambe divenne un campione paralimpico, capace di vincere 4 ori e 12 mondiali con la sua handbike. Soprattutto, ha ispirato anche normodotati ad andare oltre i propri limiti. Mentre guidava l’handbike, un altro incidente lo ha portato al coma, il 19 giugno 2020.
Le sue condizioni di salute erano rimaste strettamente riservate dopo lo scontro con un camion sulle colline senesi sopra Pienza. Un anno e mezzo di operazioni e ricoveri, il ritorno a casa, la riabilitazione e le cure, lontane dai riflettori. La morte è stata comunicata dalla moglie Daniela e dal figlio Niccolò e anche da Obiettivo 3, la sua associazione per gli atleti disabili. Il lutto tocca lo sport, ma anche l’intero Paese, che per settimane trepidò 6 anni fa temendo per la sua vita, comunque mai più ritornata come prima, ovvero senza gambe ma con una forza di volontà unica.
La F1
Zanardi arrivò in F1 a 24 anni, con la Jordan nel 1991, poi Minardi e Lotus. L’ultima avventura è datata 1999, con la Williams. Il talento c’era, non arrivava la grande occasione e così passò alla formula Cart. Il primo snodo da incubo fu il 15 settembre 2001, sul circuito tedesco di Lausitzring, rischiò la vita, gli diedero l’estrema unzione e venne operato la bellezza di 16 volte. Ci rimise le gambe, ne sarebbe uscito personaggio, dalla forza unica, molto prima di Bebe Vio Grandis, la schermitrice parampica.
Tornò a correre in macchina, facendosi realizzare comandi speciali per guidare solo con le mani
Vinse gare, ma trovò l’apice nell’handbike. Divenne uno dei più grandi di sempre. Ai Giochi di Londra nel 2012 con la bicicletta da spingere con le braccia conquistò due ori e un argento. A Rio 2016, stesso medagliere. Si aggiudicò 12 campionati mondiali. Divenne icona, spingendo milioni di persone a praticare sport, creò l’associazione e le maratone benefiche. Sviluppò nuovi materiali per migliorare la vita a chi ha mobilità ridotta. Il grande comico Paolo Villaggio amava il paradosso, nel 2012 disse che le Paralimpiadi «fanno molta tristezza perché sono la rappresentazione di alcune disgrazie, per cui andrebbero abolite”. Zanardi gli rispose per le rime, su Il Secolo xix di Genova, tramite la moglie, sentita da noi.
Nell’infinità di messaggi di cordoglio arrivati, spicca proprio Bebe Vio, su instagram
“Siamo diventati colleghi nel 2009, avevo 12 anni ed ero molto spesata e spaventata. Mi hai dato la forza per ripartire, convincendomi che con o senza gambe avrei potuto fare tutto. A Londra 2012 mi hai fatto conoscere la bellezza delle Paralimpiadi e l’enorme potere che hanno di cambiare la percezione e la cultura della disabilità. Poi a Rio 2016 sei stato il mio cicerone nel villaggio paralimpico e poi abbiamo realizzato il sogno insieme. A Tokyo 2020 non c’eri, ma eri un faro per tutti noi. É stato un onore e un grande privilegio averti avuto come tutor sportivo e di vita”.
Tutor sportivo e di vita. Zanardi lo è stato per tanti

“La sua eredità rimarrà forte”, sottolinea Stefano Domenicali, ad della formula1. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: “Come l’intera Italia avverto profondo dolore per la morte di Alex Zanardi. Sportivo di eccelse qualità, ha dimostrato straordinaria personalità anche dopo il gravissimo incidente che ha subito. Divenuto campione paralimpico, è stato per tutti questi anni punto di riferimento di tutto lo sport, amato e ammirato anche per il coraggio, la resilienza e la capacità di trasmettere entusiasmo. La sua figura ha rappresentato punto di riferimento anche oltre il mondo dello sport e lo rimarrà nel ricordo degli italiani. Esprimo alla famiglia la vicinanza della Repubblica”.
John Elkann, presidente della Ferrari ricorda Zanardi

“Con Alex perdiamo un protagonista assoluto del nostro sport e una persona capace di lasciare un segno in chiunque lo abbia incontrato. Il suo talento, la sua determinazione e la sua umanità hanno saputo parlare a generazioni diverse, ben oltre i confini della pista. Nel mondo delle corse ha costruito una carriera di grande valore, distinguendosi per passione e spirito competitivo. Anche oltre l’automobilismo, con i suoi successi paralimpici tra Londra e Rio, è diventato un punto di riferimento e un esempio, portando la sua forza ben oltre i confini dello sport. Ferrari si unisce con commozione al ricordo di Alex e di tutto ciò che ha rappresentato per lo sport e per il nostro Paese”.
Molti brani nel ricordo di Giorgio Terruzzi, firma de Il Corriere della Sera, ex Mediaset e l’Indipendente
“Il «bambino impavido» di Castel Maggiore non c’è più. Così chiamavano Alessandro Zanardi le sue maestre alle elementari. Un bimbo coraggioso, coraggioso sempre, un ragazzino che si addormentava nel suo go kart e un campione capace di vincere e poi di risorgere dopo un incidente mortale, un uomo che ha trasmesso forza, che ha insegnato a non rinunciare a migliaia di persone offese, ferite dalla disabilità.
Zanardi e una coincidenza incredibile
Scomparso nella serata del primo maggio: come il suo mito, Ayrton Senna, 32 anni fa. Per ammirazione, affetto profondo: una persona che tutti noi abbiamo creduto immortale, data la forza, l’intelligenza, un orgoglio mai domo. Con l’anima che vorrebbe accompagnare soprattutto adesso Daniela, sua moglie, Niccolò, suo figlio che ormai è un uomo di 28 anni. Oh, porca malora.
La storia di Zanardi raccontata da Terruzzi
Pilota, sin da bambino, con il suo babbo Dino al fianco, idraulico bolognese dal cuore grande pure lui, scomparso troppo presto, con la sua mamma Anna forte quanto Alex, capace di sostenere questo figlio vivacissimo nonostante la morte di Cristina, sorella di Alessandro. Un incidente stradale, 1979.
È che Alex, fermarlo non si poteva proprio. Kart, Formula 3, Formula 3000, la solita trafila affrontata con un bel talento fresco. Al punto da permettergli di debuttare in f1, gp Spagna 199. Un incidente tremendo a Spa, dal quale uscì scosso ma pronto subito a ricominciare. Così sino al 1994: molto onore, scarse soddisfazioni. Zanardi decise di cercare fortuna agonistica negli Usa.
Beh, una scelta trionfale: 2 vittorie nel campionato Cart, 1997 e ‘98 con quel sorpasso al «cavatappi» di Laguna Seca su Bryan Herta, 1996, da spedire direttamente nel mito motoristico, replicato da Valentino Rossi sulle due ruote nel 2008 ai danni di Stoner. Tornò in F1 per una stagione rognatissima con la Williams, quindi ancora America. Altre gare, cuore abbinato ad un talento strepitoso. Sino al 15 settembre 2001. Gara europea, circuito del Lausitzring. La sua vettura in testacoda centrata da quella di Alex Tagliani. Una sberla tremenda. Alex subisce sette arresti cardiaci, reagisce, ce la fa”.
“Recupera, cerca e trova protesi adatte, si rialza, sostenuto da una volontà senza fondo. Correva e vinceva Zanardi, in bici, con le BMW GT, guidando con la solita classe. Raccontava in tv il significato più prezioso dello sport. Un parlatore instancabile, ironico, autoironico. È che talvolta il destino si incattivisce – scrive sempre Giorgio Terruzzi su Corriere.it -. Il 19 giugno 2020, mentre accompagna una quantità di atleti lungo impegnati in una staffetta benefica, perde il controllo della sua handbike, colpisce un camion fermo lungo la strada. I danni neurologici, gravissimi. L’inizio di una via crucis fatta di interventi e di sofferenza, con l’aggravante del Covid che impedisce contatti, stimolazioni.
I nostri ricordi

Era rientrato nella sua casa di Noventa Padovana nel 2021, il recupero era apparso sin dai primi soccorsi complicatissimo. Alex sembrava riprendersi ma era fragile, esposto ad una quantità di complicazioni. Mentre la sua famiglia cercava di sostenerlo, chiedendo, per cortesia, una riservatezza, una quiete. Abbiamo accompagnato Alessandro con la speranza di rivederlo, di riaverlo tra noi per riderci su per essere scampato all’ennesima tempesta, come capita soltanto agli eroi. La sua voce, i gesti di un uomo che ha dato molto, molto di più rispetto a quanto ricevuto”. Noi l’avevamo conosciuto ai Caschi d’oro, di Autosprint. C’erano tante nostre domande inghiottite dal nostro canale youtube perduto per banali distrazioni da copyright. Un incontro che ci era rimasto dentro. “Non pensavo di dover fare una conferenza stampa in questa sede”, disse mentre si muoveva con uno o due bastoni, questo è il flash nitido che ci manca.
Zanardi da Castelmaggiore, unico

Antidepressivo naturale per tanti che hanno ritrovato la gioia di vivere nonostante problemi fisici ma anche psicologici. Zanardi da Castelmaggiore. Chissà quanto avrebbe gareggiato, ancora, senza quel secondo gravissimo incidente. E chissà quanto avrebbe vinto senza il primo. Magari sarebbe ritornato in F1. Ora troverà in cielo Michele Alboreto, uno dei più amati da Enzo Ferrari, scomparso 25 anni fa. E poi Senna, appunto, e tutti i grandi driver a cui il coraggio è costato la vita. E anche persone comuni che per una distrazione in auto o in bici o a piedi hanno pagato con la vita, appunto. Zanardi da Castelmaggiore, Bologna, Emilia, Italia. E poi Veneto, nell’ultima parte della sua esistenza, Noventa Padovana.







































































