Diciamocelo, ci era mancato Giorgio Angeli. Lo avevamo lasciato nudo come un bruco, mentre faceva proposte di matrimonio alla sua paziente compagna Sandra, alla fine de Il capolinea (Cleup, 2022). Il suo alter ego – autore, Valter Esposito – giornalista, scrittore, poeta ormai noto al grande pubblico – non ci aveva dato grandi speranze sul suo recupero psicofisico, mentre trascinavano il povero Angeli, visibilmente scosso, al reparto di psichiatria dell’Ospedale Civile di Venezia. Per il cronista da poco in pensione, con il vizio indomabile delle investigazioni, la truce esperienza appena vissuta – con tanto di omicidi, situazioni torbide e bouledogue francesi – era stata significativa, anzi esplosiva sotto diversi punti di vista.
Lo stile di Esposito

Innanzitutto perché Esposito, da sempre, con uno stile veloce quanto il reportage di un incontro sportivo, sa mischiare i piani, miscelando passioni private, sentimenti privatissimi, amori e amicizie reali con efficaci plot noir, passando con disinvoltura dal raccontare di sé al travestirsi … appunto da Giorgio Angeli (a cui fa fare le pazzie che all’autore stimato, critico cinematografico, estensore di romanzi e di splendide biografie di atleti, direttore dell’organo ufficiale dell’AVAPO Mestre, non sarebbero concesse). C’è di mezzo anche una formidabile attività onirica, che riaccende la scintilla creativa, la dichiarazione sincera, anche se affidata all’alter ego, di qualche inceppo esistenziale, umano tra gli umani (anche per questo gli vogliamo bene, per le debolezze).
Esposito non lascia da solo Angeli

Così dobbiamo ringraziare ufficialmente, con estrema gratitudine, Edoardo Pittalis – grande firma del giornalismo, storico, narratore – per aver esortato Valter a non lasciare il povero Angeli nudo sul ponte dell’Accademia, in balìa di un destino ignoto. È colpa, anzi merito suo se ora, in questo nuovo romanzo di Esposito che s’intitola Il guantone sinistro, appena uscito sempre per i tipi di Cleup, ritroviamo Giorgio ancora ricoverato nel reparto di psichiatria del nosocomio veneziano, alle prese con la maledizione di Montezuma, leggi dissenteria, peggio degli atleti italiani ai mondiali di calcio del 1970.
Sono passate solo un paio di settimane dal manifestarsi del suo stato confusionale, ma la prognosi sembra in miglioramento, e il cronista detective Angeli inizia ad annoiarsi. Vede, e stravede, sogna; ficca il naso e il suo terzo occhio nelle camere altrui; scorretto, ma nei limiti civili della decenza, s’informa dello stato di salute di altri pazienti, in particolare di una fanciulla che si chiama Demetra, sta nel reparto femminile e si aggira poco vestita (e bellissima) con un guantone da boxe rosso fuoco a fasciarle la mano sinistra.
Si può solo commentare che il primario è fin troppo loquace (ma dov’è finito l’obbligo di segretezza?) e le infermiere compiacenti: in breve il buon Angeli viene a sapere tutto, o quasi, della fanciulla. Per il resto, va al punto direttamente: amichevole, senza trascendere (è un personaggio serio, innamorato della propria compagna, anche se le ha chiesto di sposarlo in un momento, diciamo, eterodosso), si fa amica Demetra, ne conquista le confidenze.
Esposito e il suo alter ego

Da qui, il plot Esposito è lanciato: animato da un’insaziabile curiosità, ma qual è il cronista di razza che non si possa definire un segugio, il nostro Giorgio sente puzza di bruciato. Un mix di furti compiuti nelle edicole e tabaccherie veneziane da ladri con la maschera di Paperinik, una memoria da ricostruire – quella dell’ultimo match della pugile Demetra e del trauma che ne è derivato – e troppi tasselli fuori posto. Tra la Venice Marathon (tema caro ad Esposito, che è anche un grande giornalista sportivo), le dissertazioni sulla boxe, i tramezzini e la pasta e fagioli alla veneta, il buon Angeli sbroglierà il filo di una matassa che non sveleremo neppure sotto tortura. Basti sottolineare che anche qui, come in ogni noir che si rispetti, ci scapperà il morto.
Il libro e il commento di Edoardo Pittalis

Questa volta, però, ne usciremo più ottimisti sulla salute fisica e mentale del personaggio. Onore ad Esposito per averlo creato così verosimile e somigliante all’autore: ritroviamo, in una routine rassicurante, gli stessi amici storici di Valter, senza troppi veli; la sua passeggiata mattutina per recarsi al lavoro in una Venezia ancora vivibile; la passione per il buon cinema e per lo sport onesto, una conoscenza epidermica che lo avvicina alle grandi narrazioni di Gianni Brera. Il gusto per la cucina fatta con amore, secondo tradizione, da assaporarsi con un buon bicchiere, rigorosamente di rosso.
E quella sottile malinconia che fa più acuto lo sguardo. Più che mai, Il guantone rosso, che si fregia ancora una volta della straordinaria prefazione di Edoardo Pittalis e di una bellissima foto di copertina di Margherita Ruglioni, è un identikit sensazionale di un autore e della sua città: L’autore miscela gli ingredienti nel più forte cocktail agitato dalle mani sapienti del capo dell’Harry’s Bar – commenta Pittalis – e al Martini generoso aggiunge versi di una poetessa che dicono che “il libro degli eventi è sempre aperto a metà”. Sembra un grandissimo inizio per un giallo.
Un pensiero a Cassius Clay, tanto amato da Esposito

Sono versi del premio Nobel Szymborska, ma in esergo del suo romanzo, Valter Esposito pone un altro indizio che lo descrive appieno, una dichiarazione del suo amato Cassius Clay: La vita è breve, e diventiamo vecchi velocemente. Non ha senso sprecare tempo odiando delle persone … Ecco, se non volete sprecare tempo, e scoprire come va a finire questa nuova avventura del cronista segugio Giorgio Angeli, il primo incontro con il pubblico sarà il 4 ottobre prossimo, alle 18:30, nel Centro Culturale Candiani di Mestre. Valter Esposito dialogherà con Edoardo Pittalis; la metà dell’incasso derivato dalla vendita del libro andrà devoluto ad AVAPO.








































































Sarà sicuramente una lettura affascinante e avvincente per conoscere come va a finire l’avventura di questo personaggio, ma anche di più: grazie per questa opportunità.
Grazie!
Grazie Anna!