Egan Bernal (Ineos Grenadiers) ha vinto la centoquattresima edizione del Giro d’Italia, indossando la Maglia Rosa di leader della classifica generale ed alzando il Trofeo Senza Fine sul podio di Milano, sotto il Duomo. Al secondo e terzo posto si sono classificati rispettivamente Damiano Caruso (Bahrain Victorious) e Simon Yates (Team BikeExchange).

Bernal: “Tutte queste bandiere in piazza mi danno una grande emozione”
“Non riesco a credere a quello che sta succedendo, ho appena vinto il Giro d’Italia. Tutte queste bandiere colombiane in questa piazza mi danno una grandissima emozione. Vengo da due anni difficili con dei problemi che spero di aver messo alle spalle con questo successo. La Maglia Rosa è speciale e il Giro è la corsa più bella del mondo. Non ho parole per descrivere tutto quello che sento. In questa corsa ho trovato la libertà di correre come mi piace, non dimenticherò mai di queste tre settimane”.
Dietro il trionfo di Bernal ci sono mesi di sofferenza

Nel 2019 vince il Tour de France a soli 22 anni. Poi i dolori alla schiena nel 2020, tra le gare posticipate per il covid e il ritiro in Francia. Da quel momento, Egan pensa soltanto a guarire, a capire come quella differenza tra le gambe (la sinistra è più lunga) possa essere, se non azzerata, almeno contenuta. Dietro il trionfo ci sono mesi di sofferenza ed esercizi continui con il fisioterapista: anche sul pullman, prima di partire per la tappa, Bernal allunga i muscoli con gli “elastici”, fa sedute di core-stability e stretching, pedala 20’ sui rulli fuori dal bus per scaldare le fasce muscolari della schiena e non stressarla a freddo. Anche Marco Pantani si era ritrovato con la sinistra più corta dopo l’incidente del 1995, eppure 3 anni dopo vinse Giro e Tour. Già, Bernal e Pantani. Uniti dal giorno di nascita, il 13 gennaio.
Bernal: “La maglia rosa, la più bella del mondo”
“I miei amici italiani sono come una famiglia per me. Il vostro paese mi ha fatto crescere. Come ciclista e come uomo. Questa maglia è la cosa più bella del mondo”. Il tutto per la gioia anche della fidanzata Maria Fernanda Motas, laureata in veterinaria all’Università di Bogotà, che non si perde nessuna partenza e nessun arrivo di tappa anche con i tifosi colombiani.

Bernal paragonato alla vittoria di Marco Pantani
“E’ stata una vittoria alla Pantani? Mi ha fatto tanto piacere sentire quelle parole dai tifosi. Sapete quanto io abbia ammirato Marco, è uno di quelli che mi sono piaciuti di più, io sono cresciuto guardando le sue imprese nelle videocassette e quando mi allenavo in salita cercavo di imitare la sua posizione. A casa io non ho nemmeno fotografie mie, non mi piace avere foto mie in bicicletta, ma ho una specie di caricatura di Pantani. Siamo nati lo stesso giorno (il 13 gennaio: Pantani nel 1970, Bernal nel 1997, ndr), sento sempre qualcosa di speciale per lui, mi viene in mente lui se penso a un ciclista in maglia rosa. Ma io non mi posso paragonare a Marco, dai, Pantani è uno dei ciclisti più forti che ci sono stati, manca ancora tanto per essere paragonato a lui”.
Bernal, un esempio per la Colombia
Bernal, che a Natale scorso aveva portato regali ai bambini del quartiere di Zipaquirà dove era cresciuto, si sta impegnando da tempo in prima persona sul tema della nutrizione infantile. “Sento pena per quello che sta succedendo. Mi indignano i morti e i diversi abusi delle autorità verso le persone che vanno a protestare, ma anche chi approfitta dei tumulti per commettere atti di vandalismo. Sebbene non sia facile, spero che il presidente Duque cerchi una soluzione per questo caos prima che la Colombia ne sia maggiormente pregiudicata”.

Bernal è molto legato alla famiglia
Maria Fernanda Motas, la fidanzata di Egan, è una veterinaria (si è laureata all’Università di Bogotà) e non si sta perdendo una tappa di questa corsa: ieri ha ricevuto un bacio e i fiori del vincitore, dopo aver seguito il finale vicino alla dolce metà di Dani Martinez, compagno di squadra e connazionale di Egan. E Bernal si sente «molto, molto, molto legato alla famiglia». E cioè papà German, mamma Flor Marina Gomez, il fratellino (8 anni più piccolo) Ronald Stiven, a sua volta una promessa che si diceva un giorno potrebbe seguire il suo stesso percorso in Europa.
La storia ciclistica di Bernal
Egan salì sul podio iridato junior della mountain bike anche l’anno dopo (bronzo), quindi sbarcò in Sicilia a casa di Paolo Alberati, ai piedi dell’Etna, prima di firmare il primo contratto da professionista con l’Androni, dove corse nel 2016 e 2017 – quando ha vissuto in Piemonte, nel Canavese – per poi spiccare il volo verso Sky (ora Ineos-Grenadiers): da anni il suo manager è il biellese Giuseppe Acquadro, che lui affettuosamente chiama “nonno”.

Bernal: il primo successo quattro anni fa
L’aura da predestinato ha accompagnato sempre Bernal: nella prima gara tra i grandi, il Giro del Mediterraneo 2016 a febbraio, chiuse 4° nella classifica giovani che vinse un mese più tardi alla Settimana Coppi e Bartali, ripetendosi ad aprile al Giro del Trentino e a giugno al Giro di Slovenia: come dire che era già un collezionista di maglie. Il primo successo arrivò invece il 7 luglio 2017, in pieno Tour de France: Bernal staccava tutti nella seconda tappa del Sibiu Tour, in Romania.
Quinta vittoria in una cronometro del Giro d’Italia di Ganna

Il vincitore di tappa Filippo Ganna, campione del mondo, ha superato anche Francesco Moser, che era arrivato a quattro successi in una crono al Giro d’Italia. Ganna ha perso tempo per una foratura, mentre chi sembrava potesse batterlo il francese Remi Cavagna, è ruzzolato a poca distanza dal traguardo- “Questo è il mio quinto successo in una prova a cronometro al Giro, un risultato incredibile. Oggi ho battuto anche la sfortuna, con la foratura che nel finale mi ha costretto a cambiare la bici. Abbiamo portato a casa un bellissimo risultato con Egan Bernal che ha fatto qualcosa di stupendo. Tutta la squadra ha lavorato tanto per tenere Egan sempre davanti e fuori dai pericoli. Questa Maglia Rosa è un successo di tutto il team: grazie a Egan per averlo finalizzato al meglio”.
Un successo dell’industria trevigiana
La Cicli Pinarello di Treviso, nata dalla maglia nera del Giro d’Italia del 1951 Giovanni Pinarello, è arrivata a quota 28 grandi Giri: 15 Tour de France (Delgado, quattro Indurain, Rjis, Ullrich, Pereiro, Wiggins e quattro Froome, Geraint Thomas e Bernal), 8 Giri d’Italia (Bertoglio, Battaglin, Bernal, Chioccioli, due Indurain, Froome e Geoghegan Hart) e 5 Vuelta di Spagna (Delgado, Ullrich, Olano, Valverde, Froome).
Fausto Pinarello: “Bernal la nostra speranza”

“Riponevamo su Egan Bernal le nostre speranze di rivincere il Giro d’Italia anche in questa edizione – racconta l’imprenditore trevigiano – avevamo due capitani, compreso Pavel Sivakov, ma il russo si è ritirato per una caduta”.

Caruso: “E’ il primo podio in un grande giro”
Il secondo in classifica Damiano Caruso ha detto: “È la mia prima volta sul podio di un grande giro ed è una bellissima emozione. Questo secondo posto forse non era prevedibile in partenza perché avevamo altri piani ma giorno dopo giorno è nata la consapevolezza che avrei potuto fare qualcosa grande e oggi sono qui a festeggiare. Volevo fare una buon cronometro per finire al meglio queste tre settimane. In corsa non ho pensato al distacco da Bernal, ho solo pensato di spingere più che potevo. Vedremo cosa verrà dopo. Ci godremo questo momento e poi penseremo al futuro”.
A Damiano Caruso l’Oscar del Coraggio

Passerà alla storia per la vittoria all’Alpe di Mera, per i compliementi in corsa a quello che doveva essere il suo capitano Pello Bilbao. Quel giorno è diventato un vero capitano dopo essere stato nobile gregario di Nibali, Evans e Landa che si è ritirato da questo Giro.
Caruso vive nel borgo-set del commissario Montalbano

Damiano Caruso, 34 anni il prossimo 12 ottobre, vive in Sicilia a Punta Secca, il borgo set del Commissario Montalbano, vicino a Ragusa. È diventato corridore a Mastromarco, come Nibali, emigrante senza la stessa fama e la stessa gloria del celebre conterraneo. La Sicilia però non ha mai smesso di essere casa, vive lì con Ornella e i due figli Oscar e Greta. Papà Salvatore, poliziotto, dall’85 all’89 è stato autista nella scorta del giudice Falcone per un milione e duecentomila lire al mese. L’amore per la bici dopo quello per il calcio (giocava da attaccante) nato ai tempi della scuola, per tornare in forma dopo qualche chilo di troppo. Il diploma da geometra e la partenza per la Toscana e poi arrivano giorni come questo, che non rimettono ordine a nulla, perché molto è già andato e si è perduto, ma quanto è stato bello chiudersi la maglia sul traguardo, alzare le braccia e mettere paura a Bernal? Il comune di Ragusa gli ha dedicato la facciata del municipio rosa di notte.
Damiano: “Ringrazio chi mi ha dato il consiglio giusto”
«Dopo la caduta di Landa a Cattolica non sapevo se restare in classifica o sfilarmi e giocarmi una vittoria di tappa. Una persona mi ha dato il consiglio giusto. Chi? Non lo posso dire». Ha messo tutto insieme, e la tappa è arrivata, poi, nel punto d’Italia più lontano da qualunque mare. Domani tornerà a rivedere le onde.
I tecnici del primo e secondo classificato sono due trevigiani


Franco Pellizotti
Sono Matteo Tosatto, di Vallà di Riese, quello di Egan Bernal. E’ un segno del destino, è nato proprio nello stesso periodo del Giro d’Italia e quest’anno ha compiuto 47 anni. Da corridore vanta il record di corse a tappe ed è stato maglia rosa per tre giorni nel Giro del 2000. Ha vinto la tappa con arrivo a Montebelluna il 31 maggio 2001. Franco Pellizotti, nato 43 anni fa a Latisana da genitori di Ovaro, vive a Mareno di Piave , è direttore sportivo della Bahrain Victorius. La moglie, Claudia Basei, l’ha conosciuta mentre correva da dilettante con l’Uc Trevigiani nella corsa di Asti. E’ nato un grande amore, si sono sposati e hanno tre figli. Nel 2008 è stato maglia rosa per 4 giorni. Ha vinto la tappa Termoli-Peschici nel 2006 finendo ottavo il classifica,la San Vigilio-Plan de Corones nel 2008 finendo quarto in classifica, la Chieti-Blockhaus nel 2009 finendo secondo in graduatoria. Ora dirige Damiano Caruso, Pello Bilbao e Mikel Landa. Si avvale di meccanico Ronny Baron di San Martino di Lupari

De Marchi e Vendrame, le due imprese
Impossibile dimenticare i due giorni di maglia rosa del fruilano di Buja Alessandro De Marchi, diventato il “rosa di Buja”e la vittoria del trevigiano Andrea Vendrame, primo a Bagno di Romagna.
Ordine d’arrivo ultima tappa Senago-Milano
1 GANNA Filippo 33’48”, 2 CAVAGNA Remi 12″, 3 AFFINI Edoardo 13″, 4 SOBRERO Matteo 14″, 5 ALMEIDA Joao 27″, 6 WALSCHEID Maximilian Richard 33″, 7 BETTIOL Alberto 34″, 8 TRATNIK Jan 42″, 9 MOSCON Gianni 44″, 10 KEISSE Iljo 47″.
Classifica finale del Giro d’Italia numero 104
1 BERNAL GOMEZ Egan Arley 86h17’28” 2 CARUSO Damiano 01’29”, 3 YATES Simon Philip 04’15”, 4 VLASOV Aleksandr 06’40”, 5 MARTINEZ POVEDA Daniel Felipe 07’24”, 6 ALMEIDA Joao’ ‘, 7 BARDET Romain 08’05”, 8 CARTHY Hugh John 08’56”, 9 FOSS Tobias S. 11’44”, 10 MARTIN Daniel 18’35”
I detentori finali delle maglie
Maglia Rosa, leader della classifica generale, sponsorizzata da Enel – Egan Bernal (Ineos Grenadiers)
Ciclamino, leader della classifica a punti, sponsorizzata da Segafredo Zanetti – Peter Sagan (Bora – Hansgrohe)
Maglia Azzurra, leader del Gran Premio della Montagna, sponsorizzata da Banca Mediolanum – Geoffrey Bouchard (AG2R Citroen Team)
Maglia Bianca, leader della Classifica dei Giovani, sponsorizzata da Intimissimi Uomo – Egan Bernal (Ineos Grenadiers)









































































