Il Becca ha fatto l’ultimo dribbling. Colpito da una emorragia cerebrale nel gennaio del 2025 e ricoverato in una struttura specializzata, se ne è andato mercoledì 6 maggio, alle soglie dei 70 anni. Un altro “pezzo” dell’ultima Inter tutta italiana a conquistare un tricolore. Tre mesi e mezzo fa era venuto a mancare il difensore Nazzareno Canuti. Evaristo Beccalossi si distingueva per la sua classe da numero 10, ormai una figura sparita e che non rientra, da molto tempo, nelle nuove filosofie del calcio.
Chi era Evaristo Beccalossi

Mancino, ma in grado di usare anche il destro, un 10 tutto estro e sregolatezza, con a volte si narra la poca voglia di allenarsi. Gianni Brera lo definì “Dribblossi” e aggiunse “Beccalossi vede autostrade dove altri scorgono viottoli di campagna”. “Sono Evaristo, scusate se insisto”, sembra sia stato inventato dal grande Beppe Viola in un servizio per la Domenica Sportiva. Secondo altre correnti di pensiero, la frase l’avrebbe proferita lo stesso Beccalossi ad Enrico Albertosi (Albertosi dalle pagine della rosea smentisce, ndr!) portiere del Milan dopo il derby del 29 ottobre 1979, sotto un diluvio universale, partita che lanciò l’Inter verso la conquista del dodicesimo scudetto e nella quale il Beck realizzò una doppietta.
Evaristo e la maglia azzurra
In maglia nerazzurra restò fino al 1984 conquistando due anni prima anche una Coppa Italia. Mai indossò la casacca azzurra, sulla sua candidatura in Nazionale si divise un Paese, con chi a favore e chi contro il trequartista bresciano. Francamente, togliere il posto ad una figura come Giancarlo Antognoni all’epoca non era impresa facile. Per la cronaca il C.T. di quel tempo Enzo Bearzot ebbe “ragione” andando a vincere con gli azzurri il campionato mondiale in Spagna nel 1982, senza il calciatore nerazzurro. Dopo l’Inter Beccalossi si trasferì a Genova, sponda Sampdoria, dove contribuirà alla vittoria del primo trofeo in assoluto nella storia della squadra blucerchiata, la Coppa Italia nel 1985 in doppia finale…caso strano contro il Milan. Dopo la Samp ritorno in Lombardia a Monza e a Brescia città che lo aveva lanciato nel grande calcio, quindi Barletta, Pordenone e Breno.
I rigori sbagliati
Nell’edizione 1982-83 dell’allora Coppa delle Coppe sbagliò due rigori contro lo Slovan Bratislava uno dietro l’altro, tanto che il comico Paolo Rossi ci scriverà sopra un monologo. Tutto il mondo del calcio ha voluto ricordare il “genio” bresciano, social in testa. Noi abbiamo sentito alcuni suoi compagni di squadra. Giancarlo Pasinato con il Becca vinse lo scudetto edizione 1979/80 l’ultima Inter tutta italiana prima della riapertura delle frontiere, con più di metà giocatori provenienti dal vivaio.
Pasinato detto “Gondrand” è vero che chiamavate Evaristo Beccalossi “Scusa se insisto”?

“Lui era così. Poteva dare di più, guardate il video di un filmino dove realizza due gol su punizione una battuta col destro e una con il sinistro. Prima Nazzareno oggi lui. Sono momenti che ti rimangono dentro e ti dispiace. Ci vedevamo al ristorante a Milano dove è socio Javier Zanetti una volta l’anno, abbiamo festeggiato. I gavettoni di Canuti, le scappatelle (non femminili) del Becca……quante risate. Era molto estroso, pensate che Graziano Bini il capitano gli diceva “oggi giochiamo in 10 o in 12?”……se sbagliava la prima palla Oddio oggi lo dobbiamo aiutare”.
Ma era davvero forte come dicevano?
“Era uno che non stava zitto ….tecnicamente mostruoso, se si fosse sacrificato un po’ di più sarebbe stato al livello di Francesco Totti e Roby Baggio. Ivano Bordon ci informava se c’erano dei problemi, se potevamo andare a trovarlo, lo sapevamo da lui. Per lui lavorare era come puntargli una pistola in faccia. Ricordo un periodo in cui il mister Eugenio Bersellini lo ha tenuto due settimane alla Pinetina per farlo recuperare. Non si tirava indietro nel fare scherzi. C’erano tanti ritiri con Bersellini…a volte pesanti”.
Carlo Muraro, all’ala in quella squadra tutta italiana, non ha dubbi

“Il Becca era un artista al di fuori dei concetti tattici. Aveva dei piedi d’oro. Forse ho fatto più assist io ad Evaristo che lui a me. Vi racconto un aneddoto: partita del giovedì di allenamento, Bersellini divide in due le squadre. Il Becca si era messo a centrocampo, Bersellini gli dice “Oggi marchi Muraro così capisci cosa è la fatica”. Dopo 15 minuti mi dice in dialetto bresciano “Mura basta ghe lo fo piò”. Viveva il presente con la sua mentalità, in campo inventava cose che gli venivano spontanee, a volte era quasi immarcabile. Puntava sui tunnel e gli riuscivano. Aveva gli arti inferiori bassi che gli permettevano una certa rapidità. A Spillo ne ha dati tanti di assist. Assieme abbiamo partecipato a serate di beneficenza”.
Andiamo a Genova, Francesco Casagrande, un mediano che correva per tre.
Casagrande cosa ricorda di Evaristo Beccalossi?

“Quando abbiamo giocato assieme, la prima cosa che mi ha detto è stata questa: “Casa lo sai che quando sapevo che mi dovevi marcare me la facevo addosso?”. Eravamo assieme in panchina quando me lo disse. Rido ancora oggi. Insieme in quella Samp abbiamo conquistato 41 anni fa il primo trofeo della storia blucerchiata. Ero io di solito che dovevo occuparmi di marcare i numeri 10 e il Becca mi dava dei consigli. Ricordo la prima volta che l’ho incontrato da avversario: militavo nel Cagliari e dovevamo affrontare il Brescia. Il mister Mario Tiddia ci disse “fate attenzione ad Altobelli e Beccalossi”. Per fortuna riuscimmo a vincere, ma che dura marcarlo. Era una persona straordinaria, semplice con tanta voglia di ridere”.
Il mio ricordo di Evaristo








































































