Continua su http://www.enordest.it la nuova rubrica dal titolo “Itinerari”. Ogni domenica sarò felice di presentarvi voci e storie tra Nordest e Sardegna, terre straordinarie tra cui vivo e lavoro. Vi accompagnerò lungo itinerari culturali, turistici ed imprenditoriali ricchi di fascino e creatività, che conto sapranno informare ed emozionare chi vorrà farci compagnia. Oggi con la rubrica ITINERARI vi porto in un luogo antico e misterioso della Sardegna sud orientale. Siamo nella regione del Gerrei, nell’entroterra della città metropolitana di Cagliari, in un’area che corrisponde al medio corso del Flumendosa. In questo territorio caratterizzato da altopiani e colline si trova il centro abitato di Goni, poco più di 400 anime. Un piccolissimo borgo che custodisce un grande tesoro: Pranu Muttedu (l’altopiano del Mirto), sito archeologico che rappresenta una delle più importanti testimonianze della preistoria sarda. Spesso definito la “Stonehenge italiana” per la presenza di numerosi monumenti megalitici, Pranu Muttedu è immerso in un bosco di querce e di macchia mediterranea.
Che ospita una delle più importanti necropoli pre-nuragiche del neolitico finale presenti sull’isola (3200-2800 a.C.). Torno dopo lunghi anni in questo luogo magico, di cui conservavo dolci ricordi di famiglia, ma è stato come vederlo per la prima volta. Ad accompagnarmi nel tour, una guida d’eccezione: la signora Lucina Demuro, già assessora (tra il 2015 e il 2020) ai Beni Culturali del Comune di Goni, dove è nata e risiede, nonché consigliera comunale e vice presidente del GAL.
Sulle tracce della Stonehenge italiana



Lucina è orgogliosa di mostrarmi il delizioso paese di Goni e la sua storica casa di famiglia. Mi offre un caffè in questa dimora piena di fascino, di mobili antichi, di profumo di pietre e di legno, poi ci dirigiamo spedite a visitare Pranu Muttedu. Nei suoi occhi intravedo l’amore profondo per questo luogo, che per lei è casa. Una volta entrate nel sito archeologico, Lucina inizia ad indicarmi i celebri “menhir”, datati 1500 anni prima di Stonehenge in Inghilterra! Il complesso pre-nuragico presenta la più alta concentrazione di “menhir” che si conosca in Sardegna.
Sono circa 60, variamente distribuiti in coppie, allineamenti o gruppi, testimoni solenni e preziosi delle prime civiltà del Mediterraneo. Il “menhir” è un monumento megalitico preistorico, costituito da un’unica grande pietra eretta verticalmente nel terreno. La parola “menhir” deriva dal bretone “men-hir”, che significa “pietra lunga”. L’esistenza di numerose tombe e di menhir fa pensare ad un utilizzo del sito in funzione di riti sepolcrali e religiosi, collegati al culto degli antenati. Questi monumenti, diffusi in tutta Europa e non solo, possono essere isolati o in gruppi e potevano avere funzioni religiose, sacre o funerarie, come simboli di fertilità o come delimitatori di spazi sacri.
I Menhir


Le principali campagne di scavo sono state condotte a partire dagli anni ’80 dall’archeologo Enrico Atzeni, che ha contribuito in modo decisivo alla valorizzazione e alla conoscenza del sito. In questo millenario altopiano vige un silenzio rarefatto, che rende l’atmosfera ancora più suggestiva. Ci muoviamo lentamente tra i megaliti, quasi a non voler disturbare antichi spiriti che non hanno mai lasciato questo luogo. Mi sembra di giocare a nascondino col passato tra queste pietre primitive, che sfidano lo scorrere del tempo e la forza dei venti.
Pranu Muttedu è soprattutto una grande area funeraria, con diverse tipologie di sepolture:
– Tombe ipogeiche (domus de janas): cavità scavate nella roccia, considerate “case dei morti”.
– Megalitiche: costruite con grandi blocchi di pietra.
– Tombe miste: combinazione di elementi scavati e strutture in elevato.
Tra le necropoli più importanti si segnala quella di Genna Accas, con circoli tombali ben conservati.
La Stonehenge italiana e i suoi segreti




Nel sito sono presenti anche costruzioni circolari, interpretate dagli archeologi come edifici di carattere rituale o religioso, probabilmente collegati alle pratiche funerarie. Sebbene il complesso sia prevalentemente pre-nuragico, è presente anche un nuraghe monotorre, che testimonia una continuità di frequentazione del territorio nelle epoche successive. L’insieme delle strutture suggerisce che Pranu Muttedu fosse un importante centro cerimoniale e funerario. La presenza combinata di menhir, tombe e strutture rituali indica un forte legame con il culto dei morti e degli antenati, elemento centrale nelle società preistoriche sarde.
Le Domus de Janas




A Pranu Muttedu si può ammirare la necropoli ipogeica a ‘domus de janas’ con tre circoli tombali. I sepolcri, costruiti con l’arenaria locale, sono in genere costituiti da due-tre anelli concentrici di pietre. Al centro è presente la camera funeraria, alla quale si accede tramite un corridoio formato da lastroni (talvolta menhir). La Tomba II, particolarmente grandiosa, presenta l’ingresso, l’anticella e la cella funeraria scavati in due distinti blocchi rocciosi trasportati in loco e adagiati su una massicciata accuratamente predisposta; nella fine lavorazione della pietra, ottenuta con la martellina, e nel disegno architettonico e planimetrico richiamano fedelmente le sepolture a ‘domus de janas’. Lo scavo della Tomba II ha restituito vasetti miniaturistici, un pomo sferoide, punte di freccia in ossidiana, uno stiletto e un pugnaletto in selce, un piattello fittile, un’accettina in pietra bianca ed elementi di collana in argento.
La Stonehenge italiana stupisce a distanza di millenni


Visitare Pranu Muttedu significa immergersi in un paesaggio senza tempo, dove archeologia e natura si fondono, restituendo ancora oggi il senso profondo del sacro e del mistero che caratterizzava le civiltà antiche. Tra queste pietre si respira tutta l’energia della Terra e il magnetismo della Natura. Si riflette sul ruolo ancestrale del potere (religioso, politico ed economico) e del sesso, sul mistero della Vita e della Morte, che per i popoli pre-nuragici non e’ la Fine, ma solo un passaggio verso la Rinascita (simboleggiato dalla porta dove siamo sedute Lucina Demuro ed io nelle foto). Sorprende l’incredibile modernità di questi antichi popoli. In fondo, tutto cambia per restare sempre identico, come in un misterioso gioco di specchi tra passato, presente e futuro. Lascio Pranu Muttedu ringraziando Lucina di avermi accompagnata in un tour emozionante, che consiglio vivamente a chi ama il silenzio, l’archeologia e il fascino della Sardegna più autentica.








































































