Sono trascorsi cinquant’anni dal famoso incontro di pugilato tra Mohammad Alì (già Cassius Clay) e George Foreman, disputato il 30 ottobre del 1974 a Kinshasa all’epoca capitale dello Zaire e valido per il titolo di campione del mondo dei pesi massimi. Un incontro che fece epoca per tanti motivi e vide trionfare Alì, che riconquistò la corona di campione del mondo dei pesi massimi per la seconda volta (la conquisterà anche una terza volta battendo Leon Spinks), battendo il favoritissimo e imbattuto George Foreman (anche campione olimpico della categoria nel 1968, mentre Alì con il nome di Cassius Clay vinse l’oro a Roma nel 1960 nei pesi mediomassimi, l’oro dei massimi andò al mestrino Francesco De Piccoli), per ko all’ottava ripresa.
Il terremoto della giungla

Fu un incontro epico che incollò davanti alla televisione milioni di spettatori, cosa che era successa anche con i precedenti incontri tra Alì e Frazier. Questo per sottolineare il “carisma” che aveva Alì e l’enorme cassa di risonanza suscitata ad ogni suo incontro. L’incontro venne ribattezzato “Rumble in the jungle” ovvero terremoto nella giungla o se preferite letteralmente rombo nella giungla. E così è stato perché non si è trattato solo di un incontro di pugilato, ma dell’incontro di pugilato per antonomasia. Il vero incontro del secolo.
Una pietra miliare del pugilato

Ce ne sono stati tanti nel corso degli anni denominati così, ma questo lo è stato per davvero e non ce ne vogliano i vari “Dempsey-Tunney”, “Marciano-Louis”, “Robinson-La Motta”, lo stesso Alì-Frazier” e poi ancora “Leonard-Hagler”. Alì-Foreman ovvero “Rumble in the jungle” ancora oggi rimane sul gradino più alto della storia del pugilato. Un match che va al di là di quel famoso ko all’ottava ripresa. Un incontro che racchiuse cultura, storia, un momento importante anche e soprattutto a livello sociale.
Alì rappresentava il mondo dei neri, mentre il texano Foreman, nonostante anche lui uomo di colore era ben visto dallo star system americano. E poi la decisione di far disputare un incontro valido per la corona dei pesi massimi per la prima volta in uno stato africano, tra l’altro lo Zaire governato dal violento dittatore Mobutu che cercava di poter mettere in mostra e dare visibilità al suo paese, che invece per anni ha tenuto in uno stato totale di dittatura molto repressiva.
Chi è il più forte?

L’incontro l’organizzò il famoso Don King, diventato negli anni uno tra i più famosi promoter mondiali di pugilato, personaggio molto ambiguo famoso per avere una capigliatura molto simile a quella di un leone sotto choc. Tra l’altro questo evento rischiò anche di non essere disputato in quanto inizialmente era stato programmato per il mese di settembre ma un infortunio subito da George Foreman, pare durante un allenamento, costrinse Don King a convincere il presidente Mobutu a spostarlo nel mese di ottobre e tutto sommato fu un bene perché il clima nello Zaire nel mese di settembre era praticamente soffocante.
Finalmente arrivò la data fatidica del 30 ottobre e i due giganti si trovarono di fronte. Entrambi in precedenza avevano battuto Joe Frazier (Alì nella rivincita dopo il primo incontro perso ai punti nel marzo 1971 e Foreman che lo ridicolizzò in sole due riprese atterrandolo cinque volte),ora l’incontro per stabilire il più forte. Andò in scena in piena notte praticamente con il ring in mezzo alla giungla e attorno migliaia di persone che urlavano il famoso “Alì bomaye” ovvero “Alì uccidilo”.
Questo era l’unico dato a favore di Mohammad Alì, il tifo spietato contro George Foreman che avrebbe potuto in qualche modo pesare su di lui a livello psicologico. Così non parve perché salì sul ring molto concentrato e guardò subito negli occhi Alì facendogli capire le sue intenzioni di vittoria prima del limite. Anche i bookmakers infatti davano Foreman nettamente vincitore e addirittura prima del limite. Cosa che Alì non aveva mai subito.
Calzoncini rossi per Foreman e bianchi per Alì

Fin dai primi scambi Alì decide di avviare una tattica molto particolare e se vogliamo remissiva. Si appoggia spesso alle corde evitando la lotta aperta a centro ring. Praticamente mette in atto il famoso “Rope and dope”, appoggiandosi sovente alle corde con le braccia chiuse in attesa dei colpi dell’avversario che però non arriveranno mai a segno nel volto di Alì. Questo per le prime riprese dove Foreman, alla fine pareva non avere più forze da tanti pugni che aveva tirato. Alì sempre di rimessa e ogni tanto sussurrava sulle orecchie di Foreman frasi del tipo “picchia più forte perché non ti sento!” Anche se a fine incontro dichiarò che i pugni ai fianchi di Foreman erano autentiche bordate.
Il colpo decisivo

Dopo qualche bello scambio anche a centro ring, nel corso dell’ottava ripresa arrivò il capolavoro di Alì. Che centra con un fantastico gancio sinistro la testa di Foreman al punto di sollevarla. Di seguito con una velocità impressionante arriva un diretto destro che lo manda al tappeto e nel mondo dei sogni. Mohammad Alì o chi lo preferisce Cassius Clay è di nuovo campione del mondo e per chi ama il pugilato lo sarà per sempre. Il più grande, il più famoso, il più bello, forse non il più forte. Ma sicuramente una leggenda e non solo per il mondo dello sport. Foreman con questo incontro lo ha reso immortale.

















































































