Il prossimo 1 giugno avrebbe compiuto cento anni Norma Jeane Mortenson Baker conosciuta al mondo come Marilyn Monroe, nata per l’appunto nel primo giorno del mese di giugno del 1926 a Los Angeles e morta nella stessa città il 4 agosto del 1962 a soli trentasei anni.
Marilyn e il mistero della morte

Una morte ancora misteriosa quando fu trovata stesa nel suo letto e pare avesse fatto un uso esagerato di barbiturici. La verità non è mai venuta a galla, però l’unica cosa certa rimane quella che la sua morte improvvisa sicuramente contribuì ad aumentare la sua enorme fama (anche se negli ultimi anni era decisamente in discesa per varie vicende), trasformandola in un’icona pop senza precedenti.
Warhol la trasformò in un capolavoro

Non a caso il famoso artista Andy Warhol, uno dei personaggi più eclettici e poliedrici del mondo, prendendo in esame un’immagine pubblicitaria dell’attrice relativa al film “Niagara” del 1953, dove moriva in modo tragico, ne trasse una famosa opera tramite la tecnica della serigrafia e diventò una sorta di “capolavoro” che ha fatto il giro del mondo passando per i più famosi musei pubblici e gallerie private.
Come diventò un’icona

Fatta questa premessa, va detto che Marilyn Monroe sicuramente non è stata tra le migliori attrici del mondo in termini recitativi (i paragoni con Katharine Hepburn, Ingrid Bergman, Bette Davis, la nostra Anna Magnani per citarne alcune sarebbero improponibili) e anche sotto il profilo della bellezza non arrivava di certo a Greta Garbo, Jennifer Jones o Alida Valli per restare in ambito italiano, ma il suo fascino, la sua ambiguità, la sua spregiudicatezza e il suo corpo, l’hanno resa immortale, facendola diventare sicuramente e senza ombra di dubbio la più famosa nel mondo.
Marilyn non amava i riflettori

Cercata da tutti i più grandi giornalisti per un’intervista esclusiva, ma sempre o quasi sfuggente e nascosta, al punto che anche la nostra Oriana Fallaci, con molta probabilità la “penna” numero uno del nostro giornalismo, non riuscì mai ad intervistarla. Si recò a Los Angeles per settimane per fissare un appuntamento ma dovette “accontentarsi” di intervistare tutta una serie di attori famosi ma non lei, quasi un fantasma. Il tutto venne poi raccontato con dovizia di particolari dalla Fallaci nel suo libro “Gli adorabili. I divi di Hollywood” (Rizzoli editore).
Il mito
La Monroe è stato un vero e proprio mito, attrice e cantante (celebre la sua voce nell’interpretazione della canzone “Happy birthday to you” il 19 maggio del 1962 nel Madison Square Garden dedicata al presidente John Kennedy che compiva quarantacinque anni del quale fu l’amante “segreta”. Dopo tre mesi venne trovata morta). Fu anche modella e produttrice cinematografica. Il ruolo di modella la portò pian piano ad esordire nel mondo del cinema e dopo alcune piccole parti, quando ancora non era bionda, fece le sue prime apparizioni quasi da protagonista in “Giungla d’asfalto” di John Huston e “Eva contro Eva” di Mankiewicz, entrambi del 1950.
L’arrivo del successo
Dopo la partecipazione a tutta una serie di film minori, iniziò ad arrivare un certo successo facilitato soprattutto alla sua predisposizione ad apparire sempre o quasi come una sorta di bomba sexy apparentemente svampita. Ed ecco “Niagara” di Harry Hathaway del 1953 e subito dopo “Gli uomini preferiscono le bionde” di Howard Hawks sempre del 1953. Da lì la sua popolarità andò alle stelle e i registi facevano a gara per “aggiudicarsela. Jean Negulesco la volle per “Come sposare un milionario”, poi Otto Preminger per “La magnifica preda”, fino ad arrivare al re della commedia americana il grande Billy Wilder che la volle come protagonista prima in “Quando la moglie è in vacanza” del 1955 e quattro anni dopo nel capolavoro “A qualcuno piace caldo” assieme ai meravigliosi Jack Lemmon e Tony Curtis. Per quel film la Monroe vinse il Golden Globe.
Grandi film e grandi registi
Girò anche con l’immenso Laurence Olivier per il film “Il principe e la ballerina” nel 1957, dove l’attore britannico pare si fosse innamorato della stessa, anche se questa storia non trovò mai la certezza. La vita sentimentale della Monroe fu molto intensa che si sposò la prima volta a soli sedici anni nel 1942 con James Dougherty dal quale divorziò quattro anni dopo.
Il matrimonio con Joe Di Maggio e poi Arthur Miller


Successivamente s’innamorò del campione di baseball, Joe Di Maggio e approdò al suo secondo matrimonio che però durò poco più di un anno. Poi arrivò il grande scrittore e drammaturgo, Arthur Miller. Che in qualche modo riuscì a far capire all’opinione pubblica che Marilyn non era soltanto un’attrice “bella e svampita”. Ma era in possesso di una grande intelligenza troppo spesso messa da parte a favore della sua straripante avvenenza fisica. Miller la fece avvicinare alla lettura di testi filosofici e soprattutto di poesia. Ma tutto ciò non l’aiutò ad uscire dal tunnel legato ai suoi drammi intimi, in particolare dovuti ai tre aborti che dovette subire. Un aspetto che come tutte le donne per superarlo bisogna avere una forza interiore molto elevata.
I sentimenti

In sostanza o meglio probabilmente non fu amata fino in fondo come avrebbe voluto. E non a caso oltre ai tre matrimoni ebbe altre storie più o meno accreditate con Marlon Brando, Yves Montand e i fratelli Kennedy. Ma tutti solo e semplicemente per arricchire gli articoli di stampa e rendere la sua immagine sempre più imbarazzante.
Marilyn e Einstein

Entrò in amicizia anche con il grande scienziato Albert Einstein con il quale durante una serata diedero vita ad un simpatico siparietto. Lei gli disse: “Se io e te decidessimo di fare un figlio diventerebbe bello come me e intelligente come te”. Einstein pare rispose: “E se invece diventasse bello come e intelligente come te!”. Chissà forse Einstein aveva intuito veramente la potenziale intelligenza di Marilyn Monroe, seppur rispondendo con la sua proverbiale ironia.
Un triste finale
La Monroe girò per intero il suo ultimo film nel 1961 intitolato “Gli spostati” con Clark Gable e Montgomery Clift. Diretto da John Huston e sceneggiato da Arthur Miller. Poco tempo dopo morì e così anche Clark Gable.







































































