Ecco dunque il nome nuovo (mica tanto!) per il rilancio del calcio italiano: è Giovanni Malagò. L’ex numero uno del Coni ha stravinto la tornata elettorale per la FIGC al primo scrutinio, col 68,5% dei voti (ovvero 343.084 preferenze) rispetto al 29,1 dello sfidante Giancarlo Abete (altro veterano delle poltrone). Malagò ha ricevuto il difficile testimone dal dimissionario Gabriele Gravina (detto Slavina) silurato a fine marzo dopo la terza mancata qualificazione della Nazionale ai Mondiali.
La carriera e le origini di… Marca

Il 67enne neopresidente “capitolino doc”, ma di famiglia trevigiana (il padre Vincenzo, scomparso tre anni fa, era nato a Conegliano) al vertice del Coni non ha affatto demeritato: eletto nel 2013, ha portato l’Italia a livelli record nei medaglieri europei e mondiali, culminati con le trionfali Olimpiadi di Tokyo 2020 e poi con gli ottimi risultati di Parigi 2024. Ora alla guida del calcio peggio dei predecessori (l’insufficiente Gravina era succeduto al “re delle gaffes” Carlo Tavecchio) non potrà certo fare.
Malagò e la descrizione degli amici

Agli amici – che lo dipingono come autentico tombeur de femmes – ha sempre detto di avere un “sogno nel cassetto”: diventare presidente della Roma. E’ diventato, invece, presidente pure della Roma. Fra le mille cariche ricoperte oltre al Coni e alla Canottieri Aniene è stato membro del Cio e presidente della Fondazione Milano Cortina 2026, sui cui conti c’è un’inchiesta in corso. C’erano dubbi sulla sua eleggibilità (incompatibile per la precedente carica al Coni), ma sono stati fugati come avverrà – ci auguriamo – per gli strascichi giudiziari delle Olimpiadi invernali di casa nostra.
Il CV di Malagò

Per capire il livello imprenditoriale di Malagò va snocciolato il suo curriculum societario: dal 2008 attraverso GL Investimenti di cui è socio al 50% (con Lupo Rattazzi) ha avuto partecipazioni in società come Acea, Terna, Eni, A2a, Azimut, Finnat, Banca Generali e per 8 anni è stato nel CdA di Unicredit. Adesso però affronta una valanga di problemi che in ordine sparso vanno dalla riduzione delle squadre di A, alla gestione dei troppi stranieri, dagli stadi agli arbitri e da ultimo – ma per i tifosi il primo – la scelta del commissario tecnico.
L’amicizia con Mancini

Lui è molto amico di Roberto Mancini (giocano a calcetto nella stessa squadra all’Aniene!), lo sostenne anche dopo la sciagurata sconfitta con la Macedonia del Nord e quando mollò la Nazionale per i dollari d’Arabia. Ma il Mancio non sarebbe gradito a Inter, Juve e Milan quindi in pole position appare finora un altro “cavallo di razza e di ritorno”: Antonio Conte.
Malagò e Pellegrini

Per lui stravede e garantisce la Divina del Nuoto, Federica Pellegrini, che lo ha definito “insostituibile e il miglior presidente possibile per il Coni”, ma lo stesso Malagò l’ha elevata a “simbolo della mia gestione del Comitato olimpico”: i due hanno condiviso, oltre alle immancabili voci di gossip, alcuni momenti iconici, come il tuffo in piscina a Riccione dopo l’ultima gara in carriera di lei.
L’ironico soprannome Maga-lò

Un giornalista esperto ed ironico come Roberto Beccantini è molto meno tenero della Divina nei confronti di Malagò al punto da affibiargli il soprannome Maga-lò, per celiare e accostarlo allo slogan di Trump nella campagna elettorale Usa (il famoso Maga) parafrasando l’acronimo in “Make Aniene great again”, dal nome del prestigioso ed esclusivo Circolo Canottieri della Capitale. A proposito di nomignoli c’è poi la curiosità dell’anagramma di Malagò: Ama gol. Sembra un predestinato! Tornando all’Aniene il “nostro” è stato ovviamente presidente del Circolo e ha stretto fraterna amicizia – fra gli altri – con Luca Cordero di Montezemolo e tanti altri uomini e donne di potere.
La dichiarazione di Malagò dopo la sua elezione
Dal canto suo a caldo, appena dopo l’elezione in Figc, Malagò ha detto in sintesi: «Da solo non posso fare niente, con voi posso fare tutto». Dichiarazione d’intenti e promessa a tutto tondo che ricorda un po’ il proclama dei sindaci neoeletti: “Sarò sindaco di tutti i cittadini, ma avrò bisogno del vostro aiuto”. Lo attendiamo alla prova dei fatti a cominciare dalla vicepresidenza: pare in rampa di lancio il nome di Sara Gama, ex campionessa e donna di grandi vedute.
Spazio ai giovani
Ma la riforma più attesa e innovativa è il cosiddetto “metodo Zola” ovvero quello messo in atto dalla Lega Pro di Matteo Marani e appunto dell’ex campione Gianfranco Zola che prevede incentivi per quelle società che danno spazio ai giovani. Quindi dalla prossima stagione 2027/28 o più probabilmente 2028/29, all’interno della rosa di giocatori ogni club di A e di B dovrà inserire un numero minimo di 8 atleti formati nel proprio settore giovanile. Un punto di partenza, ma pur sempre un inizio per fare una vera svolta.
Buon lavoro.










































































