Ottant’anni, giorno per giorno. Il 23 giugno 1946, a Roma, l’Italia di Alcide De Gasperi firmava con il Belgio il Protocollo di emigrazione che la storia avrebbe ribattezzato “uomini contro carbone”. Carbone a prezzo politico per far ripartire le fabbriche italiane, in cambio di braccia. Cinquantamila operai subito, con contratto quinquennale e l’obbligo di almeno un anno in miniera. Tra il 1946 e il 1957 ne partirono 140.000. Ottant’anni dopo, lunedì 23 giugno 2026 alle 18.00, Genk, in Belgio, si è scelto di ricordarli non con i numeri, ma con i nomi.
Genk più di un ricordo

Nella Compressorenhal di C-mine, l’ex complesso minerario di Winterslag oggi centro culturale, si è tenuta la commemorazione ufficiale degli 80 anni dell’emigrazione italiana, organizzata dal COMITES Limburgo. C-mine è un sito culturale e creativo a Genk, nella provincia belga del Limburgo, sorto sul terreno dell’ex miniera di carbone di Winterslag. La miniera dismessa è stata trasformata in un polo per le arti, il design, l’istruzione e il turismo, preservando gli imponenti edifici industriali e dando loro nuova vita pubblica, dopo la chiusura del bacino carbonifero del Limburgo, gli edifici sono stati riqualificati e trasformati in un centro per la cultura, le industrie creative e la formazione. Il sito ora riunisce spazi espositivi, un centro culturale, studi di design e attrazioni turistiche in un unico ex campus industriale.
Genk e il Carbone

L’estrazione del carbone ha plasmato la regione di Genk e l’intero bacino del Limburgo per tutto il XX secolo, attirando lavoratori da tutta Europa. Alla chiusura delle miniere, i monumentali castelli di estrazione e le sale macchine della miniera di Winterslag rimasero come un potente monito dell’era industriale. Invece di demolirli, la città ha riqualificato ilC-mine è uno dei tre pozzi storici di Genk, insieme a Waterschei e Zwartberg. Gli elementi più suggestivi sono le due torri di estrazione in acciaio ancora esistenti, che un tempo calavano i minatori nel sottosuolo e che ora rappresentano punti di riferimento del sito.
Le ex sale macchine e gli edifici circostanti ospitano spazi culturali, aree didattiche dedicate al design e spazi espositivi. Una piazza pubblica collega gli edifici, mentre percorsi interpretativi rievocano il passato produttivo della miniera. C-mine è un esempio di spicco di riutilizzo del patrimonio industriale in Belgio, che ha trasformato una miniera di carbone dismessa in una fiorente destinazione culturale. Preserva la memoria delle comunità minerarie del Limburgo, posizionando al contempo Genk come centro per le industrie creative e il design.
Figli e nipoti di emigrati

Qui sono scesi migliaia di italiani e l’intero auditorium del C-Mine con la capienza di 400 persone era gremito, soprattutto da figli di italiani di seconda e terza generazione, che volevano ascoltare e capire il passato dei loro avi. Tra i relatori invitati il nostro connazionale Walter Basso, giornalista, scrittore ed editore, per 20 anni, la spalla di Moreno Morello, a “Striscia la notizia”, e da sempre studioso e promotore della lingua veneta, dopo le importanti collaborazioni con il grande Dino Durante.
Basso non arriva a Genk da osservatore esterno, ma come testimone di una parte della sua infanzia trascorsa in Belgio, con la sua famiglia, proprio in quelle miniere che hanno strappato la vita prima allo zio, durante un incidente in miniera, e poi negli anni successivi al padre, ammalato di silicosi, come molti minatori a causa delle polveri di silicio. È figlio e nipote pertanto di minatori veneti che abbandonarono la propria terra per andare in Belgio in cerca di fortuna, arrivati a Charleroi nel dopoguerra.
I libri che raccontano una storia

A questa memoria ha dedicato quattro libri, tutti editi dalla sua Casa Editrice Scantabauchi di Padova. Il primo, I due volti della morte nera. Morire di carbone in Belgio, 2012, rievoca le tragedie vissute dal padre e dallo zio: il primo morto di silicosi, il secondo vittima di un incidente in miniera, morto sepolto vivo nel 1957. Poi Carne da miniera. Le storie e le stragi degli «italiani invisibili» nelle miniere del Belgio dal 1946 al 1973, 2016, riconosciuto tra i primi dieci libri al mondo che raccontano stragi e Fino all’ultimo respiro. La silicosi, le sofferenze, la morte, nelle miniere del Belgio, 2021.

Il quarto cambia tutto. Gli angeli dei musi neri. Dedicato alle donne dei minatori italiani in Belgio, Padova, Scantabauchi, 2024, è dedicato interamente a loro, e che lo scorso anno è stato presentato al Senato della Repubblica Italiana. “Non alle vedove. Alle donne vive”, ha detto Basso dal palco, dedicando questo libro. Ed è proprio alle donne italiane di quella specifica corrente migratoria che Basso dedica il volume, accompagnando la scrittura con un ricco corredo fotografico.
Basso e il rcconto di Genk e carbone

In sala, con le autorità italiane e belghe della Regione del Limburgo ad ascoltare a tratti la voce rotta di Basso, ricordando la sofferenza di tante donne sole, e senza capire dove si trovassero. In fondo quelle sofferenze le aveva vissute anche la sua mamma. C’erano i nipoti di quei minatori, le associazioni, gli insegnanti dei corsi di italiano. Basso era l’unico autore italiano invitato tra le autorità belghe e italiane per la commemorazione ufficiale. Il libro è diviso in tre parti: la discriminazione di genere ancora attuale , l’approdo nelle cité carbonifere, con le baracche, lo smarrimento linguistico, il terrore per Marcinelle, e poi le voci. Le donne poi che si raccontano, dalle partenze dai paesi poveri fino alla vita nei villaggi minerari della Vallonia e del Limburgo. Sono storie di migrazioni, discriminazioni, rivendicazioni, raccontate con uno sguardo lucido e spesso ottimistico, rivolto al futuro.
È una storia che a Genk si tocca ancora

La mostra “80 JAAR ITALIAANSE MIGRATIE”, allestita nella Compressorenhal di C-mine e visitabile fino all’8 luglio, ripercorre con foto d’archivio l’arrivo dei primi minatori, le tute nere, le lampade, le osterie diventate case del popolo. L’8 agosto 1956 a Marcinelle morirono 262 uomini, 136 erano italiani. È la ferita che non si chiude, e che Basso ha messo al centro dei suoi primi tre libri. Con Angeli dai musi neri la prospettiva si rovescia. Sono le donne a tenere in piedi le cité. Mediatrici, collaboratrici domestiche, custodi della lingua e delle tradizioni. Donne che “si mostrarono abili conversatrici apportando notevoli cambiamenti presso le cité e facilitandone le pluriconvivenze”. Quando l’ultima miniera belga, quella di Zolder, chiuse nel 1992, furono loro a tenere insieme la comunità femminile ancora presente nei contesti urbani attorno alle zone minerarie, sia nel Nord che nel Sud del Belgio.
Genk e nome per nome






Chiudere a Genk, 80 anni dopo, con un libro sulle donne, è stato il modo giusto di ricordare. Non con la retorica del carbone, ma con i nomi. Achille e Olindo, il padre e lo zio di Basso. E tutte le Marie, le Rosine, le Antoniette che aspettarono fuori dal pozzo. Giovani donne che mai avrebbero pensato subito dopo la fine della guerra di partire, molte dal paesello del centro sud Italia, ma anche molte dal bellunese, per raggiungere i loro mariti. Trasferite dai loro luoghi di origine arrivavano a Milano. Arrivate lì non con conoscevano non solo, il fiammingo, il francese o il tedesco, ma neppure l’italiano, sapevano solo il dialetto della loro regione.
Sicure di trovare una casupola ed un fazzoletto di terra per i primi tempi restavano nelle baracche usate per i prigionieri di guerra delle SS. Negli anni successivi vennero costruite delle vere case, ma a loro mancava il cielo azzurro e il calore della loro terra, tutto era grigio, i panni stesi dopo qualche ora erano già scuri, tutto era nero, come i loro mariti, non spesso rispettosi nei loro confronti, a volte trascurate e tradite, erano sempre regine del focolare, facevano la spesa, Basso le definisce “sordomute”, non capivano la lingua e non la parlavano, indicavano ciò che serviva, accudivano i figli ed i mariti magari feriti o con accenni di silicosi.
Genk e carbone; una storia vera

Basso narra una storia vera, quella della sua mamma e di tante donne come lei, più o meno fortunate, in attesa ogni giorno di non sentire una sirena, che anticipava un incidente che nelle viscere della terra a mille metri profondità non lasciva quasi ma scampo, attendevano fuori dai cancelli di vedere tra i musi neri per il carbone la figura del loro amato, talvolta non tornava e come vedove, Basso ricorda non venne riconosciuta la pensione.
Al termine della presentazione insieme alla Ambasciatrice d’Italia in Belgio, Federica Favi, il Console generale d’Italia a Bruxelles Francesco Varriale, il Sindaco di Genk Wim Dries, Jos Lantemeeters, la professoressa Anne Morelli, dell’Università libera Bruxelles, il professor Alessandro Greco di Italiano presso L’Università di Liegi, presente anche il Mons. Pierpaolo Felicolo,, direttore della Fondazione Emigrantes, una lunga visita quella del direttore generale della Fondazione nei confronti della comunità italiana in Belgio e ai missionari operanti nel Paese.
Informazioni

Nel corso del viaggio anche due incontri, fuori dai confini belgi, a Den Haag (Paesi Bassi) e in Renania (Germania), e precisamente a Moers e Krefeld, con i missionari operanti in quei territori. La visita si concluderà domenica 28 giugno dopo la Celebrazione eucaristica nella chiesa dei minatori italiani a Genk, un appuntamento particolarmente significativo alla vigilia del 70° anniversario della tragedia nella miniera di carbone Bois du Cazier a Marcinelle (8 agosto 1956).
Genk e la resenza di Mons. Felicolo

“Quest’anno – ha spiegato mons. Felicolo – si intrecciano tre anniversari molto importanti, se includiamo anche gli 80 anni della Repubblica italiana. Tre anniversari che ci ricordano quanto il rapporto tra l’Italia e i suoi migranti abbia radici profonde, quanto la migrazione italiana, che ha trovato un nuovo impulso dopo l’accordo tra Belgio e Italia, abbia contribuito alla crescita di questo Paese, diventato casa per tanti e tante di voi da generazioni, e alla crescita della Penisola italiana. Nel ricordare la nostra storia, attraverso la commemorazione e il dialogo, capiamo l’evoluzione e la trasformazione dei processi sociali. Conosciamo il nostro passato e riconosciamo noi stessi. Dobbiamo essere spinti dall’obiettivo di costruire una cultura della fraternità e della solidarietà, che ci aiuta a superare stereotipi e pregiudizi, oggi ancora presenti quando parliamo di migrazione”. La presentazione è stata curata da alice Claudia Lenaz. I Genks Citékoor hanno fornito la cornice musicale della serata.
A Genk l’Expo aperta di Federica Favi

L’expo è stata ufficialmente aperta dall’ambasciatrice italiana Federica Favi, dal console generale Francesco Variale, dal governatore Jos Lantmeeters, dal sindaco Wim Dries e dal presidente Comites del Limburgo Mario Guarino. Tra gli organizzatori: Comites Limburgo, L’Associazione Culturale Marchigiani del Limburgo, con Lorena ed Antonietta Noè, Giuseppe Serretti – Belgio Mijndepot Waterschei Geheugen van Genk Mijnmuseum Beringen ECRU Missione Genk Missione Cattolica Italiana Maasmechelen (B) Radio Internazionale Genk Consolato Generale D’Italia a Bruxelles Ambasciata d’Italia a Bruxelles, Acli Genk, Maglia del cuore e Società Dante Alighieri comitato di Genk, federazioni A.I.F, -I.C-Fenics.
A chiudere l’evento una citazione che raccoglie la sensazione di leggerezza, ma anche di impegno: “Siamo come stormi in cerca di futuro, disegnando traiettorie di sogni nel cielo”.










































































Complimenti per la perfetta e sentita descrizione del grande avvenimento di Genk il 23 giugno. È stato un grande onore il tuo contributo a tutto il viaggio in Belgio e alla perfetta riuscita della presentazione checabbiamo presentato assieme. Grazie Federica
Nel resoconto della giornata hai dimenticato l’intervento di d.Claudio Pellegrini, il più intenso, il più vero, accolto con più passione dalla gente e il più apprezzato dal sindaco di Genk e dal governatore del Limburgo, che lo hanno ascoltato in cuffia, e da un’attenta storica come la Morelli. Scusami perché diretto interessato. d.Claudio