La forza della pittura contemporanea incontra uno dei luoghi più rappresentativi della storia istituzionale e artistica della Capitale. È Palazzo Valentini, sede della Città Metropolitana di Roma Capitale, ad accogliere Kátharsis, la prima mostra personale dell’artista Francesca Diana Martines, curata da Nicoletta Rossotti.
Palazzo Valentini ospita Kátharsis

L’esposizione, in programma dal 9 al 18 giugno 2025, assume un valore particolare proprio per la cornice che la ospita. Palazzo Valentini, edificio seicentesco situato nel cuore di Roma, a pochi passi da Piazza Venezia e dai Fori Imperiali, rappresenta uno dei più prestigiosi spazi espositivi della città. Il palazzo, celebre anche per gli straordinari resti archeologici delle domus romane rinvenuti nei suoi sotterranei, è oggi un luogo nel quale dialogano storia, archeologia, istituzioni e arte contemporanea, offrendo agli artisti l’opportunità di confrontarsi con secoli di cultura e bellezza. Esporre in un contesto così autorevole significa inserirsi in un percorso culturale di alto profilo, nel quale il patrimonio storico diventa parte integrante dell’esperienza artistica. Le grandi sale di Palazzo Valentini, caratterizzate da eleganti architetture e da un’atmosfera solenne, amplificano il dialogo tra le opere e il visitatore, trasformando la mostra in un percorso immersivo. La presentazione alla stampa ha visto anche la partecipazione dell’onorevole Francesca Leoncini, già assessora e oggi consigliera dell’Assemblea Capitolina, la cui presenza ha confermato l’attenzione delle istituzioni capitoline verso un progetto culturale che intreccia ricerca artistica e valorizzazione del patrimonio culturale.
Cosa propone Kátharsis


Kátharsis propone otto grandi tele, tutte di formato 160×140 centimetri, realizzate con tecnica mista tra il 2023 e il 2024. Otto capitoli di un racconto autobiografico che, pur partendo dall’esperienza personale dell’artista, affronta temi universali: l’infanzia, la costruzione dell’identità, il desiderio, il vizio, la maternità, la ricerca della libertà e la trasformazione interiore. Il titolo richiama il concetto aristotelico di “catarsi”, intesa come liberazione emotiva e rigenerazione dell’animo. È proprio questo il filo conduttore dell’intero progetto artistico. «Tra il 2023 e il 2024 ho ripercorso in maniera profonda le tappe fondamentali della mia vita», racconta Francesca Diana Martines. «Ne è nata una trasposizione artistica intensa, fatta di emozioni, riflessioni e memoria. Una vera catarsi.»
La sua pittura è fortemente fisica e materica

L’artista prepara personalmente parte dei colori utilizzando pigmenti naturali, recuperando antiche tecniche pittoriche. «Preparare il nero con l’ossido è un gesto quasi seicentesco», racconta, richiamando la lezione di Artemisia Gentileschi. Accanto ai pigmenti convivono smalti, acrilici e colori a olio, dando vita a superfici ricche di spessore, dove il gesto pittorico conserva tutta la propria energia. L’osservatore è invitato a cambiare continuamente punto di vista. Da vicino emergono la materia, le stratificazioni cromatiche e la forza del segno; da lontano le opere acquistano una nuova dimensione, diventando immagini capaci di coinvolgere emotivamente chi le osserva.
Come nasce il precorso artistico

Il percorso artistico di Martines nasce dalla figurazione, con richiami alla scuola romana degli anni Settanta, per evolvere progressivamente verso un linguaggio gestuale e informale, nel quale convivono memoria e sperimentazione. Tra i riferimenti dichiarati figurano Emilio Vedova, Jackson Pollock e Giosetta Fioroni, ma il risultato finale non è mai citazione: è piuttosto una sintesi personale nella quale la tradizione dialoga con la sensibilità contemporanea. Ne emerge una pittura intensa, istintiva e al tempo stesso controllata, che alterna esplosioni cromatiche a pause contemplative, lasciando spazio all’interpretazione individuale.
Kátharsis, quando l’arte deve essere piegata

Per l’artista, infatti, l’arte non deve essere necessariamente spiegata. Deve essere vissuta. «Molti dicono: “Non capisco l’arte”. Ma forse non è questo il punto. L’arte non sempre va capita: va attraversata, lasciandosi coinvolgere senza pregiudizi. Ognuno deve sentirsi libero di dire semplicemente: mi piace oppure non mi piace. L’arte appartiene a tutti.». Una filosofia che Martines traduce anche nell’apertura del proprio studio, trasformandolo in luogo d’incontro dove il pubblico può conoscere non soltanto le opere finite, ma anche il processo creativo, i materiali, i profumi dei pigmenti e il lavoro quotidiano dell’artista.
Kátharsis e la curatrice

La curatrice Nicoletta Rossotti sottolinea la sorprendente maturità espressiva dell’autrice. «Ci siamo scelte quasi come se ci stessimo aspettando da tempo. Quando sua madre mi ha mostrato i dipinti sono rimasta profondamente colpita. Nel tratto, nello stile e nella consapevolezza del gesto Francesca dimostra una profondità rara, ben superiore alla sua giovane età.»
Kátharsis diventa così non soltanto una mostra personale, ma un invito a condividere un percorso di crescita interiore. Le otto tele non raccontano soltanto la storia dell’artista: parlano delle fragilità, delle cadute e delle rinascite che appartengono a ogni essere umano. Ed è proprio nella prestigiosa cornice di Palazzo Valentini, luogo in cui il passato continua a dialogare con il presente, che questo viaggio assume una forza ancora maggiore, trasformando la visita in un’esperienza capace di intrecciare arte, memoria ed emozione.









































































