Giacomo Sali classe 1897 era un comunista convinto. Lavorava in una azienda agricola in provincia di Cremona, all’epoca l’agricoltura era il primo sostentamento per le famiglie, nonostante già in quelle zone la diffusione delle piccole imprese. Eppure Giacomo al figlio Renato, nato nel secondo dopoguerra nel 1949, ha lasciato carta bianca. A Renato, infatti, il calcio piaceva troppo. Siamo a Ticengo ad una decina di chilometri da Crema nella Bassa Padana.
Renato arriva all’Atalanta

A 15 anni Renato gioca nella Pergolettese (attuale Pergocrema), i colori delle maglie sono gli stessi della nazionale brasiliana. A 16 anni lo tessera l’Atalanta: interessa quel ragazzo che corre sulla fascia sinistra e mette in area cross al bacio. “Cabrini mi ha visto e da me ha imparato” dice oggi ridendo. A vent’anni vince il prestigioso Torneo di Viareggio con la maglia nerazzurra della Dea in finale contro il Napoli. E da lì la sua carriera prende il volo. “Ero sì un terzino sinistro ma ho fatto anche il mediano e il libero negli ultimi due anni a Bologna. Ero un fluidificante dotato di una buona corsa dal piede delicato”. Di lui l’ex compagno di squadra, il trevigiano Rudi Cimenti, dice: “Su quella fascia era un treno”.
Non solo calciatore. Ma in un certo senso anche “politico”. Infatti lei arrivava agli allenamenti con il quotidiano l’”Unità”. All’epoca il dibattito politico era sempre molto acceso.

“E’ vero. Mio padre era iscritto al PCI. A Foggia il presidente Antonio Fesce era un democristiano “Doc” …ognuno ha le sue opinioni. Devo dire la verità c’è sempre stato il massimo rispetto”.
Renato il suo esordio nella massima serie avviene proprio con la maglia rossonera pugliese. Non le toccò un compito facile.
“Campionato 1976/77. Esordio in casa contro l’Inter, il mister mi mette addirittura a marcare Sandro Mazzola. Il campione nerazzurro era ormai a fine carriera. Eppure da un uno-due con Mario Bertini che mi ha impressionato molto, ho capito quanto era forte il “Baffo” nerazzurro”.
E dei suoi allenatori che ricordi ha?

“Gigi Radice era già innovativo, con lui si lavorava sul pressing a tutto campo. Campionato 1980/81 siamo a Bologna. La squadra parte in classifica con un -5 a causa della penalizzazione inflitta per lo scandalo scommesse. Senza quella penalizzazione saremmo arrivati a qualificarci in coppa Uefa”. Con gli altri allenatori mi sono trovato benissimo, sono uno che ha sempre dato il massimo”.
Perchè la chiamavano “Paul Breitner”. Anche il campione tedesco aveva simpatie mai nascoste in politica per l’estrema sinistra?

“Giocavo con i calzini giù, lo scimmiottavo e la capigliatura era proprio come la sua. I tifosi foggiani mi avevano affibbiato questo soprannome”.
Renato, dopo il calcio si è messo subito a lavorare. Ma non nel “calcio”.

“Ho trovato lavoro in una grossa ferramenta per 28 anni. Era il mio obiettivo dopo aver appeso le scarpe al chiodo”. Del calcio non mi interesso quasi più: ci sono troppi cambiamenti rispetto ai miei tempi”.









































































