Continua su http://www.enordest.it la nuova rubrica dal titolo “Itinerari”. Ogni domenica sarò felice di presentarvi voci e storie tra Nordest e Sardegna, terre straordinarie tra cui vivo e lavoro. Vi accompagnerò lungo itinerari culturali, turistici ed imprenditoriali ricchi di fascino e creatività, che conto sapranno informare ed emozionare chi vorrà farci compagnia. Oggi con “Itinerari” vi porto a una mostra di cui mi stanno parlando in tanti dalla bellissima Padova. La rassegna chiude stasera, quindi chi si trova in città è ancora in tempo per godersi una domenica all’insegna della creatività di Laura Lorefice, artista siciliana che fa dello sguardo introspettivo e dell’esplorazione nell’ignoto il suo personale linguaggio per “dar voce all’interiorità”. Titolo della mostra: “Lo sguardo dell’anima”, visitabile fino a stasera ore 20 alla galleria “Artisti in vetrina” di Corso Vittorio Emanuele II a Padova.
Chi è Laura Lorefice

Laura Lorefice è nata a Catania il 4 dicembre 1974. Dopo aver conseguito tre diplomi (Maturità linguistica, Scienze sociali, Maturità magistrale) si è laureata all’Università di Messina col massimo dei voti e la lode in Scienze dell’educazione e della formazione. Dal 2000 insegna alla Scuola dell’Infanzia. Scrive poesie, fotografa, ama l’arte antica e come hobby realizza parure artigianali con corallo e pietre naturali. Dal 2025 è attraversata da questa nuova passione per l’astrattismo e il moderno.
Lorefice e l’inconscio

Così Lorefice spiega la sua nuova analisi artistica: “Cercando nell’infinità dei percorsi possibili, ci si imbatte sempre in uno sguardo. Ascoltandone la voce, si scopre la parte dell’anima che porta in luce armonie, ma anche crude verità”. Poi aggiunge: “E’ una continua esplorazione di se stessi dentro l’ignoto, attraverso tecniche sempre in evoluzione come tutto ciò che siamo. E’ quello lo stile che fa star bene e, senza smettere di mutare, rivela il nostro costante trasformarci. Sempre diversi eppure noi”.
L’artista e il legame con la sua terra

L’artista siciliana sente che senza passione e ispirazione la vita non sarebbe totalmente vissuta; e quando la ricerca raggiunge l’anima, si percepiscono emozioni trascendentali, da cogliere e spremere fino in fondo. Come i frutti della sua terra, ebbri di sole.
Lorefice e le sue opere

Quel sole siciliano diventa luce che fa risplendere i colori sulle tele di Laura Lorefice, ma che sa anche creare zone d’ombra che rimandano ad un mondo intimistico, spirituale. Un mondo che emerge con fortissima potenza espressiva nei soggetti prescelti dall’artista: da “Il cervello universale” a “Rinascita”, da “Ninfa del vento” a “Mi ritrovai”, da “Metamorfosi” a “Impressioni di settembre”. L’arte di Lorefice è un inno alla bellezza dell’inconscio, al mistero che portiamo dentro, alle contraddizioni della natura umana, fatta di luce e di oscurità, di bene e di male, in una visione filosofica che invita alla conoscenza di sé attraverso coraggiosi e necessari viaggi dell’anima.
Laura Lorefice, com’è nato il suo percorso nell’arte contemporanea?

“E’ nato dal mio amore per l’arte che fin da piccola mi porta a visitare le mostre, ma che fino a un anno fa non si era ancora materializzato sulla tela, ma solo nella fotografia, nella poesia e nella creazione di parures artigianali”.
Si chiude questa sera con successo a Padova la sua mostra dal titolo “Lo sguardo dell’anima”. Ci racconti.

“Nonostante il caldo non invogliasse a uscire di casa, ho avuto la soddisfazione di vedere gremita la galleria ‘Artisti in vetrina’ dove ho esordito esponendo le mie opere in una personale dal 27 giugno al 5 luglio 2026. In galleria ho avuto anche il piacere di organizzare una serata con lo psicoterapeuta Mauro Verteramo sul tema “Arte & Inconscio”, che ha avuto come ospite anche il famoso artista dinamico Alberto Biasi, fondatore a Padova nel 1960 del Gruppo N”.
Per sentirsi pienamente vivi, c’è sempre bisogno di uno sguardo capace di riconoscere la nostra anima?

“Assolutamente sì, ma molto spesso non è facile mettersi in ascolto della nostra interiorità: soprattutto oggi che siamo presi da una vita frenetica e consumistica. Non diamo spazio a quella voce interiore che va sempre alla ricerca di qualcosa di indefinito, simbolico e quindi astratto. E’ proprio quando ho dato voce alla mia interiorità, che il simbolismo si è fatto materia sulla tela”.
Dar voce all’interiorità è l’obiettivo della sua arte?

“Sì, perché arte è esprimere ciò che si ha dentro, traducendo il linguaggio interiore in immagine o musica”.
Come esprime su tela questi concetti?

“Attraverso i volti, i paesaggi, i colori, le emozioni, che esprimo con l’astrattismo”.
Che tipo di tecniche pittoriche utilizza?
“Acquerelli, acrilico, gesso, colla a caldo, spugne, pennarelli, spray acrilici e découpage”.
Che ruolo hanno il colore e la materia nella sua pittura?

“Ci sono momenti in cui il mio stato d’animo mi suggerisce di approcciarmi graficamente al bianco e nero; altri in cui prevale la corporeità della materia che emerge dalla tela. Ma soprattutto i miei quadri risultano un mix di grafica a pennarello nero e colori per esprimere due parti distinte del mio animo”.
Lei è laureata in scienze dell’educazione e della formazione. Vuole insegnare qualcosa a chi guarda le sue opere?

“Più che insegnare, mi auguro di trasmettere emozioni incuriosendo l’osservatore, facendo sì che il mio sguardo si intrecci con il suo, creando altri volti. Perché è interpretando soggettivamente un quadro astratto, che nascono nuove immagini e significati nella persona che guarda”.
Quanto hanno inciso le sue radici siciliane sul suo linguaggio espressivo?

“Molto. Avere le radici in un’isola ha per me un profondo significato metaforico. Può essere curioso pensare che in un quadro astratto si possa rappresentare la sicilianità; ma clima, mare, calorosità delle persone, emergono istintivamente in ciò che dipingo con passione e che mi rappresenta”.
Lorefice, lei è nata a Catania. Ha mai trovato ispirazione artistica ammirando l’Etna?

Sette anni fa ho dedicato a una Musa – la mia isola – questa poesia dove cito l’Etna.
“ISOLA. Isola di rara bellezza, quiete e tempesta. Irruenta come l’onda in mareggiata, docile, mediterranea, eruttante, caliente, come labbra scottate dal primo bacio.
Isola di innata magnificenza, ti godo finché posso. Affumicata e bluette, spumeggiante, esplosiva come l’emozione, fiammante come l’amore.
Nella tua memorabile armonia naufrago. Terra madre, dall’alto ti vidi, come un anacoreta,
giacevi distesa nell’infinito mare. L’espressione dei miei occhi folgorasti. Isola di rara bellezza,
mia Musa in tempesta, a volte rouge, altre noir”.
Quanto è difficile riuscire ad emergere oggi nel mercato dell’arte?

“E’ difficile anche per chi è famoso, figuriamoci per gli emergenti. Qui ringrazio il gruppo ‘Artisti in vetrina’ che mi ha concesso il suo spazio in corso Vittorio Emanuele 32, col patrocinio del Comune di Padova, per 42 miei lavori realizzati tra il 2025 e il 2026”.
Qual è la paura più grande che un artista deve affrontare?

“Il successo. Ma, personalmente, non c’è pericolo” (sorride).
E la sua paura più grande, qual è?

“La paura di perdere la capacità di ascoltarmi interiormente. L’ascolto richiede tempo, silenzio, solitudine e riflessione; e io che insegno alla scuola d’infanzia, sono sommersa da voci di bimbi e frequenti impegni scolastici extra curriculari che assorbono gran parte delle mie giornate e delle mie energie”.
Ha in programma altre mostre in Veneto?

“E’ mio desiderio proseguire questo percorso che mi ha dato molte soddisfazioni”.
Cosa sogna per il suo futuro artistico?
“Tutti noi amiamo lasciare un segno. Per questo mi auguro di far conoscere il mio stile. E che possa essere apprezzato”.










































































