Emma, veneziana, ha 23 anni, si è da poco laureata a Trieste in ingegneria bio-medica. Come regalo di laurea non ha voluto la macchina nuova o le vacanze ai Caraibi, ma fare la volontaria in Africa. Non a caso l’origine del nome Emma, longobardo, è chiarissimo: operosa e universale. Ha deciso di recarsi in Kenia, centro Africa dell’est, che ha circa gli stessi abitanti dell’Italia. Grazie all’associazione italiana di volontari, Afcic-Kenia con sede a Milano, è partita per Nairobi. I bambini di strada sono circa 300 mila, malnutriti, svestiti, spesso drogati. Gli street-children, come vengono chiamati nell’ex colonia inglese, solo nella capitale Nairobi, sono circa 70 mila.
Il racconto di Emma

Appena arrivata in aeroporto – inizia il suo racconto Emma Caiselli, veneziana – sono salita su un pulmino per dieci posti autista compreso, ma eravamo in 28. Dovevamo recarci a Karibarivi, un’ora dalla capitale. Subito vengo colpita dai bambini con il fazzoletto al naso bagnato di benzina. La loro droga quotidiana per combattere la fame”.
Quanti anni hanno?

“Da sei anni in sù. Ma non vanno a scuola perché l’educazione costa. Eppoi certi parroci non li vogliono nemmeno in chiesa perché sono malvestiti e disturbano…”.
E cosa ti ha colpito?

“Che gli street-children sono bravi, capaci e intelligenti. Quando li ho portato la biancheria lavata da me ma con macchie, mi hanno fatto vedere come si fa ad eliminarle!”
E cosa mangiano?

“Grazie alla nostra Associazione li forniamo un pranzo abbondante con risi, fagioli e avocados. I piatti sono condivisi con gruppi da tre. Educati? Di più”.
Non male, dai…

“Un giorno ho avuto il coraggio di fare una mia pasta al ragù. I miei genitori l’avrebbero rifiutata, ma ha avuto un grande successo”.
Emma, la cosa che ti ha colpito di più?

“Y., un ragazzo silenzioso di 15 anni. Ci ho messo due settimane per riuscire a parlare con lui. Chissà quali esperienze aveva vissuto. Il giorno del suo compleanno gli ho preparato una-mini torta. Ma Y. ha voluto controllare prima che tutti i bambini presenti avessero la loro piccola parte! Non aveva mai festeggiato un compleanno in vita sua…Sua mamma era una drogata all’ultimo stadio e suo padre boh? Non sapeva chi fosse. La cosa più strana?”
La cosa più strana..

“È che gli street-children sono tutti maschi. Non capivo. Le bambine spesso sono costrette a prostituirsi, oppure sono violate dalla mutilazione femminile. Ho passato tre giorni in montagna, nel centro di Dol Dol. al centro delle bambine mutilate, dai tre anni ai sedici. Mi ha impressionato la storia di una bimba infibulata a 8 anni, incinta a 10, morta a 13”.
Il centro Afcic-Kenia fa quello che può

Paga gli stipendi ai volontari locali, riceve qualche aiuto dall’Italia, ma è sempre insufficiente. Il paese di 58 milioni di abitanti vive grazie al turismo occidentale e ai safari con jeep. Al centro di Nairobi c’è un grande mercato opulento, ovviamente riservato ai ricchi.
Progetti futuri Emma?
“Continuare con ingegneria bio-medica a Padova e ritornare a fare volontariato. Bambini da aiutare? Sì, anche se in realtà mi hanno aiutato loro a capire di più il mondo. Mi è rimasta impressa la domanda in inglese di un bambino di strada: perché ci avete colonizzato?”.
Già, perché.
Ps. Per chi vuole saperne di più: actionchildren.or.ke, oppure @afcic_kenya.









































































