C’era chi ci si sperava, ma la realtà è stata più fragorosa di una sorpresa. E lo si è capito subito, appena sono state chiuse le urne e “Opinion” per conto della Rai ha diffuso il primo exit poll: Venturini tra il 47 e il 51%, Martella tra il 40 e 44%. Difficilmente questi rilevamenti sbagliano di grosso, il margine di errore è sempre contenuto e le cifre facevano capire che non ci sarebbe stato nemmeno bisogno di ballottaggio per eleggere il nuovo sindaco di Venezia. E così è stato, già qualche ora dopo Simone Venturini candidato del Centrodestra poteva festeggiare l’elezione al primo turno distanziando di non pochi punti il candidato del Centrosinista Andrea Martella. E con un risultato anche superiore alle aspettative e agli stessi exit poll: il 51.1 % per cento contro un avversario che ha raggiunto raggiunto il 39.1 %.
I sondaggi dicevano una cosa, gli exit pool un’altra

Chi aveva pensato che dopo undici anni il centrosinistra sarebbe tornato alla guida del Comune sul Canal Grande si è accorto di aver sbagliato di molto, che i sondaggi diffusi sino al silenzio elettorale non avevano colto bene la realtà, che qualcosa era sfuggito a chi aveva guidato la campagna elettorale. Che non era stato nemmeno raggiunto quello indicato come obiettivo minimo: il ballottaggio.
Venturini riceve i complimenti della Premier

Fine delle illusioni a sinistra, inizio della nuova avventura a destra dopo il decennio di Luigi Brugnaro. La premier Giorgia Meloni agli auguri al nuovo sindaco, aggiunge: “Oggi il tanto annunciato crollo del centrodestra è rimandato a domani”. Per il presidente della Regione Stefani, Venturini era il candidato perfetto, soprattutto ammette che si tratta di “un risultato oltre ogni aspettativa”. All’inizio dello spoglio Raffaele Speranzon, uomo forte di Fratelli d’Italia a Venezia, aveva dichiarato: “Per Meloni Venezia al primo colpo sarebbe mondiale”. È mondiale è stato, sotto tanti aspetti. Perché ha sovvertito qualche previsione, perché il Centrodestra della Meloni dopo la sconfitta al Referendum sulla Giustizia ha segnato un grosso punto a favore e nel momento giusto per realizzarlo.
Chi è Simone Venturini
Ed ecco Simone Venturini, 38 anni, ingresso in politica nell’Udc, assessore per due mandati nella giunta di Luigi Brugnaro, indicato come erede e candidato sindaco. “Risultato significativo”, si è limitato a dire senza alzare i toni, cosa che ha fatto per tutta la campagna elettorale senza esasperare le polemiche. Un programma che ha presentato anche ai lettori del nostro giornale proponendosi come esponente di “ una generazione di trenta-quarantenni che vuole sognare in grande, pronta a governare con dinamismo, mettendo il segno “più” su ogni indicatore: più sicurezza, verde, servizi ed efficienza. Voglio porre fine all’isolamento politico di Venezia, costruendo un rapporto diretto con il Governo nazionale e l’Europa per trasformare la città in un hub internazionale”.

E ha aggiunto: “Voglio valorizzare il merito e portare i giovani nelle “stanze dei bottoni”, costruendo una città moderna, sicura e proiettata nel futuro”. Difficile capire come sarà per i prossimi cinque anni la stanza dei bottoni della città di Venezia e se sarà un’operazione semplice e facile realizzare il sogno della Venezia del futuro risolvendo i gravi problemi che la affliggono. Che affliggono soprattutto la Venezia di terraferma e la stessa Città metropolitana.
Elezioni importanti
È indubbio che siano state elezioni importanti, anche se i partiti tendono a dire che si tratta di un voto locale e che non influisce sulla politica nazionale. Forse , ma 6 milioni di italiani che vanno al voto rappresentano pur sempre una parte importante della popolazione e bisogna tenerne conto. C’è poi il fatto che Venezia era l’unico capoluogo di regione coinvolto nelle elezioni e anche questo ne faceva un’eccezione da studiare. E la lezione c’è stata: il risultato ha segnato la sconfitta del campo largo, Martella ha perso anche perché Pd e Cinque Stelle non hanno pesato come avrebbero potuto. Non serve dire, come ha detto Martella, “abbiamo dato tutto”. Non è bastato, anzi di più: non ha evitato una brutta figura, lontanissima dalle attese. Forse si sono illusi sul voto al centrosinistra a Venezia nelle recenti regionali e nel recentissimo referendum.
Venturini ha vinto da solo
Venturini ha vinto anche se FdI e Lega non sono andate benissimo e ha contato soprattutto il suo peso personale e il passato di chi in Comune c’è da tanti anni. Vuol dire, in qualche modo, che i partiti di governo non sono graditissimi all’elettorato e forse nemmeno quelli dell’opposizione. Aggiungete il nuovo, preoccupante calo dell’elettorato veneziano sceso dal 62,2 % del 2020 al 55,9 di questa volta; per avere un’idea, in Campania è andato a votare il 68 per cento.
Gli altri

Gli altri candidati sindaci hanno fatto da contorno con percentuali che vanno dal 3.45 della lista Boldrin allo 0.74 di Corò e allo 0.39 di quella Dal Zotto. Per liste di Martini, Agirmo e Vernier nessuno oltre il 2 per cento.
Le reazioni della coalizione di Martella

Le reazioni nel centrosinistra non sono mancate, da quella di Nicola Pellicani, ex deputato, capolista del Pd al Comune, a quella di Ugo Bergamo, ex sindaco, leader della lista “Venezia è tua”. Per Pellicani una grande delusione, ma anche la constatazione che qualcosa è sfuggito nel momento cruciale e che, comunque, i problemi della città sono tali da richiedere un lavoro straordinario. Per Bergamo “il centrodestra ha puntato molto contro la candidatura nel campo largo di sei esponenti della comunità bengalese che chiede da sempre una moschea a Mestre. Si è aizzata una reazione della gente rispetto a una legittima aspettativa di chi vive in città e non può essere considerata invisibile”.
Da riflettere
C’è materiale per riflessioni impegnative e anche per pensare a una gestione del Comune che sia inclusiva e non esclusiva, che superi certi difetti della precedente amministrazione e coinvolga il più possibile le forze politiche per creare la Venezia del futuro.
Si votava in tutte le province venete, in 51 comuni

Moltissimi quelli con meno di 15 mila abitanti, in non pochi di loro il sindaco eletto era anche l’unico candidato e per l’elezione bastava che avesse votato il 40% dell’elettorato. È il caso di Paolo Frena sindaco di Colle Santa Lucia con 144 voti. Tra i sindaci dei centri più grossi eletti senza bisogno di ballottaggio: Roberta Nesto di Cavallino Treporti, Andrea Marchesini a Torre di Mosto, Luise a Albignasego, Marco Montin a Pernumia quasi col 60 per cento. Fabrizio Biancato è sindaco di Anguillara Veneta, Davide Moro di Due Carrare, Angela Furlanetto di Santa Lucia di Piove di Sacco, Caterina Baccaglini di Castelbaldo, Nicola Zandò a Vidor.
Per città come Monselice e Castelfranco bisognerà attendere il ballottaggio di domenica e lunedì 7 e 8 giugno
Si è votato in altre regioni italiane con risultati importanti soprattutto nei capoluoghi. In Campania si registra l’esploit dell’ex governatore Vincenzo De Luca eletto sindaco a Salerno sfiorando il 60 per cento con una coalizione di centrosinistra. Ad Avellino Pizza del centrosinistra. In Sicilia Basile per il centrosinistra è il nuovo sindaco di Messina e sempre per il centrosinistra Crisafulli è sindaco di Enna. In Calabria a Reggio Cannizzaro per il centrodestra sfiora il 68 per cento e Crotone sempre per il centrodestra Voce supera il 60. Nella Toscana il centrosinistra si riprende alcuni comuni. Da Prato con Biffoni a Pistoia con Capecchi. A Mantova ha fatto il pieno Murari per il centrosinistra. A Vigevano il candidato sindaco di Vannacci ha fatto segnare con la sua lista il 15%.
Un’Italia che cambia a incominciare dalla provincia

Venezia è un segnale che non può essere sottovalutato e nemmeno archiviato troppo in fretta. Nel Paese delle emergenze i crolli e le inondazioni sono rischi che si corrono tutti gli anni.






























