Chiamatemi pure Batuffolo ma il mio nome è un altro: il vezzeggiativo lo ha inventato la mia Signora (mai dire padrona in sua presenza) quando mi ha accolto nella sua casa, e ormai mi chiama “vecchio mio” pur sapendo che io non so contare gli anni come fa lei. L’appartamento, nella sua modestia è accogliente e in pieno centro, con ingresso sotto i portici moderni. La vita condominiale non mi dispiace anche perché unico della mia razza, piccolo ma con voce sovracuta: mi hanno definito la mascotte del condominio. E qualcuno mi chiama amichevolmente Batù.
Un batuffolo amico di tutti

A me, però, questo loro affetto umano, che chiamerei amicizia, non dispiace e lo ricambio come posso. Per esempio, la mia signora, che si chiama Lia, ha perso in parte la vista e tocca a me accompagnarla e, insomma, proteggerla, sia in casa, quando rischia di sbattere contro un mobile, sia fuori, dove c’è il rischio di inciampare e non oso pensarla stesa a terra. Abitiamo in centro e conosciamo a memoria i consueti percorsi della nostra passeggiatina, come lei la chiama: facile, direte voi, ma io mi sento obbligato a farle da scorta. Questa abitudine, quotidiana e regolare, ci ha fatto guadagnare il nomignolo “la strana coppia”.
Un batuffolo con le orecchie fini

Fino a qualche tempo fa la mia signora aveva alcune amiche che incontravamo al solito bar dove anche a me era riservata una sedia. Mentre loro si perdevano in lunghe chiacchierate provocate dai ricordi comuni, io stavo impettito come una statua e mi godevo i complimenti di tante signore. Altri tempi: dopo quegli incontri c’è stato il periodo delle telefonate la mia signora si intratteneva parlando animatamente di ogni cosa che la riguardasse, dalle ricette ai sogni, dai mariti alla politica rasoterra, e lasciando poco spazio alle interlocutrici. Anche le telefonate si sono diradate e poi finite. Così lei, un giorno ha commentato: ”Vecchio mio sono l’unica rimasta, me stessa”. Io ho abbaiato per richiamare l’attenzione su di me, e lei si è scusata e si è messa a raccontare, come le succede spesso.
Il tempo passa anche per il batuffolo

“Quando tu non eri ancora entrato in questa casa, tanti anni fa, io ho avuto una bella vita, tanti amici, tanti viaggi: uno dei miei mariti mi ha fatto fare addirittura il giro del mondo da gran signori. Finché ha vissuto abbiamo sempre condotto una vita allegra e senza badare a spese. Ma quando è morto, ho scoperto che il conto in banca era in rosso. Per fortuna l’altro marito, buonanima, mi ha lasciato una dignitosa pensione”. Un giorno, meditabonda, mi ha confessato che mi ha preso “per far su” una imitazione di famiglia… non è un caso che ci chiamino la strana coppia quando andiamo al bar e aggiungo che senza di me, senza la mia protezione, finirebbe per farsi del male: non lo ammetterà mai.
Un batuffolo da coccolare

A proposito di strana coppia, dopo che ha perduto le amiche, tocca a me ascoltarne le confidenze, i ricordi (come quelli dei mariti), i giudizi su questo mondo malato dove la società va in pezzi e simili argomenti che, gira gira, per me sono privi di interesse. Durante le sue chiacchierate, che io chiamo comizi da salotto, con me unico spettatore da convincere, mi capita di chiudere gli occhi e di assopirmi. Guai a me: lei mi risveglia con uno scappellotto e la frase “ma io parlo al vento”? Però durante i temporali mi prende in braccio e tremando si mette a pregare: chissà se ha altre paure? La domanda me la pongo oggi, dopo quel poco che ho captato di una telefonata con un interlocutore ignoto. Strano: di solito mi dice chi chiama, dal panettiere all’amministratore del condominio, questa volta silenzio: solo un’occhiata sfuggente poi si è chiusa in bagno.
Alla fine resto sempre il suo batuffolo

Sta cambiando, Lia: lo dico perché sento i movimenti del cuore altrui; ho questa sensibilità che non abbisogna di parole. Che mi escluda, e sarebbe la prima volta da che la conosco, dai suoi sentimenti? No, non posso crederlo. Il fatto è, però, che non l’avevo mai sentita parlare di sé al telefono come “vecchia”: proprio così, e mi tocca almanaccare, anche perché di quelle telefonate ho colto altre parole scollegate tra loro: “non siamo eterni” e ancora “insieme a me”. Parlava di noi? Se sì, significa che non vuole confidarsi con me? Non sono più il suo Batuffolo? È la prima volta che vorrei avere anch’io la voce come quella degli umani per chiederle direttamente cosa significano quelle parole mai pronunciate prima, ma sento in cuor mio che non significano niente di buono. Comunque domani mattina la accompagnerò allegramente al bar dove tutta la città guarda con simpatia alla strana coppia. Come sempre.
Passaggi

Fra le recenti cronache, locali e nazionali, mi ha colpito quella che annuncia il “cambio di casacca” di certi parlamentari, detti anche voltagabbana quando passano da un partito per il quale sono stati eletti e transitano in uno diverso, tradendo così il loro mandato popolare. Questo cambio di vita è un fenomeno che noi italiani conosciamo da quando abbiamo avuto la libertà di farlo. Ma il lettore curioso non si ferma alla superficie delle notizie, perché i fatti della politica ci riguardano tutti, anche i cosiddetti “impolitici”: quello che si fa a Roma – ma anche nel consiglio comunale della tua citta – ha effetti uguali a quello della classica onda mossa dal sasso nello stagno.
Passaggi di comodità

Questi passaggi di eletti al servizio della nazione scuotono le segreterie dei partiti, ma non solo quelle. Infatti, “portano scompiglio in parlamento”, parola di storico. Però la politica, o se vogliamo la partitica, è ovunque, e i transiti da una sponda politica all’altra avvengono quasi a sorpresa, anche lontano dalla capitale, come conferma un episodio recente: a Venezia due consiglieri comunali sono usciti dal loro partito, la Lega, ma non sono entrati in un altro partito, bensì parcheggiati in uno spazio neutro chiamato Gruppo Misto.
Passaggi di potere

Detto seriamente, queste defezioni, questi abbandoni ideologici si possono leggere in vario modo: piccoli o grandi giochi per il potere, espressione cinica di un interesse personale, possibilità di carriera, arricchimento, notorietà ecc. Considerati sotto il profilo morale questi salti da uno scranno all’altro sono stati definiti addirittura peccati politici gravi. Però non si deve ignorare l’onestà dei casi in cui la dirittura morale soverchia il beneficio personale: questo però ci porterebbe lontano.
Passaggi che lasciano ferite

Riassumendo: dobbiamo riconoscere che il fenomeno è molto complesso nelle sue motivazioni quanto semplice da attuare; pertanto, ci sono diversi modi per percepirlo. Un conto è l’uscita volontaria dal partito, riguarda pochi individui. Un altro quando riguarda un gruppo compatto che lascia una ferita inguaribile nel partito rifiutato, e in questi casi però dobbiamo parlare di secessione. È cronaca recente la fuga in massa di leghisti attirati dalla sirena Vannacci che hanno fatto parlare di un vero e proprio cannibalismo dell’ex generale.
Altro che cambio di casacca!
Solstizio d’estate

(poesia)
Quando il mio sguardo si risveglia
e riscopro la tua bellezza,
per un attimo il tempo si ferma:
il mondo si raccoglie
nella luce del tuo sguardo
e l’aria e le cose intorno
appena vibrando
ti fanno spazio.
In questo lungo giorno di luce,
lascio che sia la tua luce
ad avvolgermi.









































































