Quando si diventa adulti? Ma soprattutto cosa vuol dire “diventare adulti”? Sono queste le domande che si fa continuamente Pietro, il trentatreenne protagonista di Un eroe dei nostri tempi, romanzo d’esordio di Enrico Trevisiol, uscito nel 2025 per i tipi di Accento Edizioni. Un ragazzo come molti altri della generazione dei millenials ma che guarda al futuro tra certezze e dubbi mentre pensa a cosa vuol dire essere un “adulto”
Le riflessioni e i pensieri di un giovane Millenials con dubbi e certezze che vuole diventare adulto

Pietro è un giovane uomo che appartiene a quella che viene definita la Generazione Y o dei Millennials, conduce una vita normale molto distante da quella raccontata per gli adolescenti da Gianni Serra nel suo Gli sdraiati (Feltrinelli, 2013): si divide tra due lavori, quello di copywriter per la ditta Pera e, per arrotondare, di notte fa il parcheggiatore per la discoteca California. In più si dedica anche al volontariato per un’associazione che salva migranti nel Mediterraneo. Vive con i genitori, ma sta cercando un appartamento da acquistare per andarci a vivere con la sua ragazza, Camilla. Un “bravo ragazzo”, insomma, che il sabato mattina fa anche compagnia al nonno portandolo a fare colazione al bar. Pagina dopo pagina il lettore entra nei suoi pensieri attraverso un lungo, incessante flusso di coscienza, condivide le sue ansie per il futuro, le sue riflessioni sulla vita, sul mondo e sulle scelte che man mano gli si prospettano. Le sue certezze vacillano, i dubbi si fanno sempre più pressanti, alcuni imprevisti lo destabilizzano.
Tante domande nella testa

«Mi pare che è tutta la vita che seguo le istruzioni e faccio le cose come si deve e come fan tutti, ho un lavoro col contratto e la morosa e i passatempi miei, ma allora cos’ho? Ho chiesto a mio padre cos’è questa sensazione di sbagliare tutto, che non ne faccio una giusta ultimamente. […] È chiaro che devo cambiare qualcosa, ma cosa? Cos’è che devo fare, qualcuno me lo può dire? […] Rispondeva che sarebbe comodo seguire sempre quello che ci dicono gli altri, una cosa senza dubbio rassicurante, ma che a fare a quel modo non sai mai quello che vuoi davvero. E poi la questione delle istruzioni lo faceva ridere, come se esistessero davvero delle istruzioni. Secondo mio padre nella vita non lo sai mai se stai facendo la cosa giusta, e la paura è normale, mano male che c’è anzi.» (pp. 132-133).
Si può essere sfiduciati per diventare un adulto?

La narrazione procede in 168 pagine fitte scritte con un andamento concentrico, nel quale i pensieri si rincorrono, si perdono e si ritrovano, i dialoghi vengono riportati senza segni diacritici utilizzando il discorso indiretto libero e con una lingua colloquiale e ricca di termini gergali e tic verbali che rendono molto bene l’idea di qualcuno che ci sta accanto e ci racconta quanto gli accade quasi in diretta, con una sincerità disarmante e tenera. Questo romanzo, intimo, ironico e sorprendente, descrive molto bene il senso di spaesamento e disillusione di una generazione cresciuta con grandi promesse non mantenute, una generazione di trenta/quarantenni che si sente in qualche modo ingannata da quella precedente, che si vede privata di un futuro ma che continua a fare la sua parte per riprenderselo.
L’autore

Enrico Trevisiol è nato nel 1991 a Venezia. Lavora come copywriter. Un eroe dei nostri tempi (Milano, Accento Edizioni, 2025) è il suo primo romanzo.









































































