Alla fiera del quartiere, il ragazzo Mirco ha acquistato un giocattolo. Un elicottero “d’assalto”, siglato in rosso ZetaK, piccolo e corposo come un cappone di campagna, perfetto meccanicamente in ogni particolare. Il venditore, tale Robotti Zarro, grosso e scuro di pelle, tuta mimetica, collo tatuato e una cicatrice vicino alla bocca, lo ha magnificato: ”Ah, ottima scelta, già venduti tre stamane mattina!”, con una lunga spiegazione tecnica sul giocattolo “speciale, molto speciale, motore potenziato, altissima tecnologia, vero gioiello, da attivare là fuori, perché lui deve operare in libero spazio. Lui vola bene in piena aria. Capito?”
Un giocattolo importante ma troppo “realistico”
A Mirco, quel giocattolo è costato tutti i suoi risparmi e le mance dei nonni, fino all’ultimo centesimo. Ma non importava, perché gli era indispensabile per giocare alla guerra con i nemici del momento e stravincerli: sarebbe stata una battaglia eccitante. Non sapeva, il ragazzo, che quel piccolo elicottero da gioco era vero, miniaturizzato ma, nel suo piccolo, operativo. Dunque, per continuare il discorso, pericoloso. Qualunque cosa significasse quella parola ”operativo”, detta di un giocattolo, Mirco l’avrebbe saputo presto.
Un giocattolo pericoloso

Essendo solo in casa per qualche giorno – il padre vedovo, ma allegro – era fuori con la sua ragazza – avrebbe organizzato una battaglia a sorpresa con la banda dei disprezzati Farlocchi. Arrivato a casa con il suo ambito giocattolo la sorpresa è toccata a lui: non appena lo ha acceso sulla terrazza del condominio, ZetaK si è sollevato per circa venti metri in vertiginosa verticale strappando un grido al ragazzo. È stato un attimo e subito Mirco ha capito che qualcosa non andava per il verso giusto e lo ha richiamato. L’elicottero non obbediva ai suoi comandi, ma si stava comportando come fosse diventato autonomo, o come fosse teleguidato da altri. Forse da quell’uomo oscuro che gli aveva tirato il pacco approfittando della sua età? Alle sue spalle, dopo l’acquisto, il paramilitare aveva sfoderato un ghigno di soddisfazione: e non era per quelle quattro monete incassate: ”Sì, gioca, ragazzo, gioca…” aveva mormorato nella sua lingua.
L’elicottero era vivo, vibrante, e volava come una grossa libellula meccanica: il lieve ronzio che emetteva suonava misterioso nell’aria immobile della sera. Dopo alcune ardite evoluzioni, ha fatto una picchiata fino a sfiorare il ragazzo, come fosse guidato da un folletto giocoso, fermandosi a mezz’aria “proprio come un colibrì” ha pensato Mirco, senza spaventarsi: piccole luci si sono accese e le mitragliette laterali di cui era dotato hanno avuto uno scatto: quel breve suono significava che le armi erano “armate”, cioè pronte a sparare. Quella piccola macchina volante era fatta per la guerra: Mirco non lo aveva ben capito.
Un giocattolo troppo vero
Il ragazzo ha provato ancora una volta a digitare sulla tastiera dei comandi volendo giustamente essere lui a “condurre il gioco”. Ne ha ripreso il controllo e subito lo ha indirizzato verso i grossi lampioni che tanto infastidivano suo padre, e ha fatto fuoco: dal giocattolo è partita una scarica di micro-proiettili che hanno fatto esplodere in successione cinque globi, lasciando al buio la via. Per fortuna la strada era deserta e il giocattolo, esaurito quel compito ha ”accettato” anche l’ordine di rientrare. Ma ormai era evidente che non dipendeva del tutto dal suo comandante: adesso era in posizione di stallo e Mirco doveva decidere la mossa successiva. Se era il “suo” guerriero poteva usarlo per fare qualche altro dispetto in vista dello scontro che aveva in mente con i suoi “nemici”. Domani al massimo. Ma doveva testarlo meglio, giocarci ancora un poco.
Un giocattolo da guerra

Il silenzio stradale invitava alla cena, ma Mirco non aveva fame, aveva voglia di combattere. Così tremando di eccitazione ha premuto il pulsante sbagliato, e cioè fire, dimenticando che il giocattolo era posizionato su volo statico ma rivolto verso di lui. Non è stato abbastanza veloce: la scarica del mitragliere lo ha colpito direttamente al volto, penetrando negli occhi. L’urlo del ragazzo accecato ha riempito di echi la strada sottostante mentre ZetaK si alzava lampeggiando e volava a bassa velocità verso le profondità della notte con un frrrr che suonava beffardo.
Dal dollaro al taumaturgo
È un fatto: dagli Stati Uniti, con l’attuale presidenza, l’America domina la comunicazione, la scena quotidiana mondiale a tutti i livelli: giorno e notte quello che fa l’America di Trump ci riguarda tutti. Purtroppo, il presidente usa l’aggressività militare come mezzo di persuasione nelle questioni internazionali, e interi popoli pagano con morti e distruzione questa politica di potenza. Quello che si progetta a Washington nel bene e nel male, soprattutto nel male, ha effetti nefasti fino a noi, e non soltanto sull’economia. Sull’argomento, una lettrice friulana ha scritto a questa rubrica e ne riassumo il pensiero.
Dal Dio Dollaro al Presidente Gesù

“Sapevo, come tutti, che gli americani statunitensi hanno un particolare rapporto con la religione. Sono stati loro a scrivere il loro credo sul dollaro, cioè In God we trust. Proviamo a immaginare la nostra vecchia Lira con sovrastampato noi confidiamo in Dio: neanche il Vaticano sarebbe stato d’accordo. Da qui al dio Dollaro il passo è breve. Oggi sono arrivate le stravaganze blasfeme di Trump”. L’e-mail continua con altre considerazioni più o meno condivisibili, specialmente ricordando che negli USA c’è una diffusa religiosità affaristica, molto materiale e poco spirituale. Per cui la lettrice conclude: “Oggi, e chissà fino a quando, dal dollaro santificato da un’intera società si è passati a Trump il diavolo. Firmato Floriana R.”.
Da Martin Luther King a un presidente di “guerra”

Ecco cosa pensano dell’America attuale persone come la nostra lettrice: una grande nazione, amata dal mondo come insegna di democrazia, di libertà e di potenza, è diventata una grande malata che esprime un personaggio come il quarantasettesimo presidente, sostenuto da sette che sono una caricatura del Cristianesimo e non hanno confronti con personalità profetiche, come per esempio, Martin Luther King. Il presidente, un po’ diabolico e un po’ clown, che sparge guerra, desolazione e paura in diverse parti del mondo, è quel signore che si è autocelebrato vestito da papa, da santo Taumaturgo, e non si dimentichi la foto della sua statua d’oro sulle rovine di Gaza e, ultimo show, l’attacco a papa Leone. La religione fatta teatro, il ”Dio è con noi” diventato bandiera di cementificatori e affaristi senza scrupoli, un dio, il loro, asservito al potere, lo spirito alla materia, il sublime alla banalità.
L’infezione

Era una grande ameba
affamata di verde: era il delirio
di un’artista, un dipinto distopico
e divorava la nostra realtà.
Oggi un’altra onda striscia sulla Terra,
invisibile e furtiva esce
dal televisore domestico: è
un fall out di parole velenose
che spengono la gioia di vivere,
bugie roventi con il profumo
di verità mascherate:
è l’infezione universale che nome non ha,
ci contagia e ci scuote l’anima:
la vinceremo con l’arma che ha un nome
e un destino: speranza.
Anonimo 26







































































