“Fare cultura a Venezia” può avere tanti significati e tante differenti modalità d’uso, così come in diverse altre città d’Italia per citare Roma, Milano, Firenze, Torino , Trieste, Bologna che per un certo verso sono i capoluoghi dove “dovrebbe” concentrarsi maggiormente l’aspetto culturale senza nulla togliere a tutte altre nostre importanti città che alla stessa stregua o quasi s’impegnano a profondere e diffondere la cultura in diversi modi e diverse forme.
Come Fare Cultura







Nell’auditorium di Favaro Veneto (Venezia) si è tenuto un interessante incontro-convegno organizzato da Gian Angelo Bellati (economista esperto di Unione Europea) e Marco Sitran (avvocato specializzato in diritto internazionale e fotografo). Hanno partecipato in qualità di relatori Cesare Peris (consigliere del comitato tecnico delle regate, Roberto Quintavalle (scrittore saggista e filosofo), Maria Valentina Vanceo (consulente finanziamenti europei), Franco Jennewein (esperto musicale). In qualità di moderatore Edoardo Pittalis.
Bellati apre le danze

Ha aperto Gian Angelo Bellati che si è soffermato in particolare sul ruolo importante dello Statuto speciale (da non confondere con la Legge speciale) in una città come Venezia e di conseguenza la leva fiscale atta a riportare l’imprenditoria come forma di sviluppo nel comune e nel territorio circostante.
Si può fare cultura anche con la fotografia

Subito dopo è intervenuto Marco Sitran, il quale si è soffermato in particolare sugli eventi che vengono ospitati in città ma pensati in altri luoghi. Ha preso in esame soprattutto il teatro La Fenice, parlando di tutti i professionisti che operano attorno vedi tecnici di vario titolo, artigiani, musicisti, attori che quotidianamente producono cultura.
Un libro per ricordare


Per l’occasione lo stesso Sitran ha presentato e parlato del suo libro fotografico, incentrato proprio sul lavoro dietro le quinte del teatro La Fenice. Un libro che ha visto un lavoro di circa un anno e mezzo per essere portato a termine mettendo in evidenza vari momenti ritenuti “invisibili” al pubblico ma normalmente riservati agli addetti ai lavori e poi compare anche un bello spazio dedicato alla tristemente famosa “Aqua Granda” del 1966, l’alluvione che piegò l’intera città.
Fare Cultura e Statuto Speciale

Con queste premesse ha preso il via l’incontro, dove lo Statuto speciale è stato più volte evocato, soprattutto puntando sulla specificità di Venezia come città in questo senso. Senza gli strumenti necessari la stessa non potrà sopravvivere. C’è anche la Biennale, una grande risorsa ma che troppo spesso si muove in una condizione di assoluta unicità senza collaborare mai o quasi con le altre realtà culturali della città. In poche parole bisognerebbe diminuire il turismo “mordi e fuggi” e iniziare ad indossare i panni del rispetto verso coloro che vivono la città quotidianamente, chi vive e chi lavora.
Maria Valentina Vanceo e la sua visione di progettualità

Interessante l’esposizione di Maria Valentina Vanceo, la quale con una serie di slide molto lucide ha prospettato il modo come “Venezia non è solo da guardare… è da progettare insieme!”. Partendo dall’identificazione dei bisogni reali del territorio per poter sviluppare progetti sostenibili in grado di rispondere alle esigenze di tutta la comunità. Quindi allineare le risorse e le politiche con le varie necessità locali atte a ottimizzare l’uso dei fondi disponibili. Tramite l’arte si può rappresentare la fragilità del territorio stesso dopo averlo vissuto. Creare per l’appunto progetti con opere artistiche e narrazione elaborate dopo interazione con la comunità.
Fare Cultura e l’impasse “politico”

Il filosofo e scrittore Roberto Quintavalle è apparso il più “accalorato” durante la sua esposizione forse un po’ più di politica dove con un certo disappunto ha toccato il tasto della fresca nomina a presidente della giuria della mostra del cinema di Venezia assegnata alla regista e sceneggiatrice newyorchese Maggie Gyllenhal, tra l’altro figlia del regista Stephen e sorella del famoso attore Jake.
La stoccata alla Biennale


Secondo Quintavalle una nomina che stride non poco con l’importanza di una mostra cinematografica come Venezia, la più importante d’Italia e tra le più famose del mondo. Il presidente della mostra, Alberto Barbera, ha dichiarato che si tratta di una nomina importante ad una “filmaker originale” e attrice in grado di ricoprire ruoli molto “scomodi e sfaccettati”. Per contro Quintavalle non è sembrato molto d’accordo visto secondo lui il suo “curricula” piuttosto imbarazzante. Non è mancata anche la “pennellata” sulla ormai strombazzata querelle mirata alla presenza o meno del padiglione russo alla prossima Biennale delle arti visive.
La musica come cultura e la differenza con la Germania

L’esperto musicale tedesco Franco Jennewein ha parlato esclusivamente di modelli di finanziamento in atto presentando alcune slide a confronto tra il teatro di Stato di Stoccarda e La Fenice di Venezia, riferendosi soprattutto al budget totale della stagione 2023/24, al numero di visitatori, alla struttura del personale, all’orientamento artistico e al rischio e pianificabilità.
Da tutto ciò è emersa una differenza notevole dovuta soprattutto al fatto che la Germania è in possesso di un sistema culturale stabile finanziato quasi totalmente da risorse pubbliche. Il loro tipo di federalismo gli permette una certa flessibilità e adeguamento regionale ergo il sistema tedesco è meno dipendente rispetto a Venezia, dal mercato e dal turismo, quindi risultando molto più forte di fronte ad eventuali stati di crisi.
La Cultura a Mestre

Alla fine tutto è risultato piuttosto interessante e ovviamente opinabile, anche se è stato detto poco per quello che concerne Mestre e la terraferma, fermo restando il ruolo forte del centro storico veneziano. In fondo a Mestre si può contare in una buona stagione teatrale grazie al Toniolo, la rinnovata biblioteca VEZ e quelle di quartiere, il centro culturale Candiani con la nuova apertura del museo contemporaneo Muvec, l’emeroteca, l’M9 e i festival della politica, delle Idee, e il Bookfest. Oltre e non va dimenticato che a breve verrà inaugurata la nuova grande arena a Tessera dove ci sarà grande spazio per concerti di ogni genere musicale.
La necessità di avere un assessorato alla Cultura

Speriamo che in un modo o nell’altro la cultura resti sempre in primo piano nella nostra città e sarà molto utile da parte di chi sarà il nuovo sindaco, istituire un assessorato alla cultura in grado di operare ed agire a trecentosessanta gradi e senza interferenze di natura politica, perché la stessa non può avere nulla a che fare. Bianca, rossa, gialla o nera che sia. La cultura deve restare tale e poter respirare a pieni polmoni con boccate d’ossigeno sano!







































































