Continua su http://www.enordest.it la nuova rubrica dal titolo “Itinerari”. Ogni domenica sarò felice di presentarvi voci e storie tra Nordest e Sardegna, terre straordinarie tra cui vivo e lavoro. Vi accompagnerò lungo itinerari culturali, turistici ed imprenditoriali ricchi di fascino e creatività, che conto sapranno informare ed emozionare chi vorrà farci compagnia. Oggi con “Itinerari” torniamo nel sud-est della Sardegna, a Muravera, importante comune del Sarrabus di quasi 5mila abitanti, nonché uno dei centri agricoli principali dell’isola. L’antica “Murèra” – che si estende lungo la valle del Flumendosa – è celebre per i suoi giardini di agrumi e per il litorale lungo decine di km, dalla spiaggia quarzosa di San Giovanni alla celebre spiaggia bianca di Costa Rei, vero paradiso terrestre di acque cristalline e natura rigogliosa. Muravera è importante anche per una notizia culturale che merita grande attenzione e che mi fa piacere ricordare in questo spazio. A incantarci oggi la moda e gli abiti da sposa.
A Muravera una delle prime imprenditrici della moda

Il paese diede i natali ad una delle prime imprenditrici e manager della nostra storia: Donna Francesca Sanna Sulis (1716-1810). Nata in una famiglia benestante, fu stilista di moda, educatrice, formatrice, filantropa. Veniva chiamata “la signora della seta” perché nella zona di Quartucciu creò – grazie ad una legge agraria che promuoveva la coltivazione del gelso – grandi piantagioni che diedero vita ai bachi da seta. A proposito di moda, ha inventato il ‘cambusciu’, la cuffia di seta divenuta simbolo del costume tradizionale sardo, molto comoda e leggera. Si sposò a 19 anni con un facoltoso uomo di legge di Cagliari, Don Pietro Sanna Lecca, che la supportò nei suoi progetti. Ebbero sette figli. Una donna “illuminata”, intraprendente e coraggiosa, fondatrice di un’impresa tessile che divenne tra le più importanti e note d’Europa. Avviò scuole professionali per aiutare le persone meno abbienti, soprattutto donne, ad imparare il mestiere e ad emanciparsi. I suoi magnifici abiti, dalla Sardegna, approdarono alle corti reali di tutta Europa, vestendo regine e principesse. Basti ricordare che la zarina Caterina II di Russia, in un famoso dipinto esposto all’Ermitage, indossa un elegante abito confezionato da Francesca Sanna Sulis. Qualcuno oggi direbbe che questa pioniera dell’imprenditoria femminile – e perfino dello smart working – è stata, e continua ad essere, una “inspiring woman”. Un modello di riferimento per tantissime donne, in Sardegna e non solo, in anni in cui alle ragazze era naturale “cucire addosso” esclusivamente il ruolo di mogli e di madri. Le donne dovevano stare a casa, tranquille e in silenzio. Donna Sanna Sulis cambiò questi stereotipi e lasciò un segno che vive ancora oggi.
L’erede di una tradizione della moda

A Muravera ho avuto il piacere di incontrare una sua “erede”, che ha fatto dell’arte sartoriale “made in Sardinia” la passione della sua vita. Lei è Lauretta Podda, classe 1949, artigiana di alta sartoria, stilista e imprenditrice apprezzata a livello internazionale. “Il nome di battesimo è Lauretta, ma preferisco abbreviarlo in Laura”, mi spiega con un sorriso gentile, facendomi accomodare nell’atelier-laboratorio delle Sorelle Podda in via Roma, la strada principale del paese. Uno spazio luminoso ed elegante, costellato da creazioni da sogno che raccontano meglio delle parole il talento di Laura Podda. Lei è innamorata della figura di Donna Sanna Sulis e si offre di accompagnarmi a visitare il Museo a lei dedicato, nel cuore di Muravera. E’ nata così un’intervista itinerante in cui ho avuto modo di conoscere due imprenditrici sarde di epoche diverse, accomunate dall’amore per l’alta sartoria e la moda. “Una sorta di suggestivo parallelismo di esistenze, di talenti e di passioni comuni”, ho pensato tra me e me, ammirando le creazioni di Laura nel suo atelier: magnifici abiti da sposa, da cerimonia, da occasioni eleganti in cui le donne vogliono sentirsi speciali e indossare abiti unici, preziosi, che raccontano l’amore per l’isola del vento e dei nuraghi. Non si tratta solo di maestria dell’arte sartoriale. C’è di più. Ogni abito creato da Laura Podda è una dichiarazione d’amore per la Sardegna. Un richiamo identitario. Un invito alla memoria delle radici e delle tradizioni isolane, ma con il desiderio di guardare lontano. Come gli abiti di Donna Sanna Sulis, anche quelli di Laura Podda hanno varcato i confini dell’isola, ambasciatori eccellenti della tradizione sartoriale e artigianale della Sardegna. Le sue creazioni da Muravera sono volate in tante città italiane (Milano, Roma, Firenze), in Europa (Londra, Parigi, Vienna), e anche oltre Oceano…
Laura, è vero che i suoi abiti sono stati esposti anche a New York?



“E’ così. E’ stato un onore per me. Una grande emozione”, risponde quasi intimidita e ancora incredula di quanto le è accaduto. Capisco che possiede l’umiltà dei grandi. “Le mie creazioni hanno ottenuto tanta visibilità dopo essere state esposte all’aeroporto Elmas di Cagliari grazie alla vetrina ‘Isola – artigianato sardo’. Quel punto strategico, crocevia di passaggi turistici internazionali, mi ha portato fortuna e ha fatto conoscere i miei abiti oltre i confini isolani”.
Tra le tante creazioni, una in particolare è volata negli USA…



“Ho realizzato tanti abiti diversi, ma uno tra tutti mi ha portato davvero fortuna. E’ un vestito bianco, decorato con roselline e mughetti, che ho avuto la soddisfazione di veder volare da Cagliari fino a New York, per l’esattezza alla Columbia University durante un evento dedicato all’artigianato, in cui ho avuto l’onore di rappresentare una delle eccellenze locali”. Laura Podda racconta questa esperienza indimenticabile con un filo di voce, ma nel suo sguardo si legge l’orgoglio di chi è partito da lontano, con passione e dedizione, tessendo pazientemente la tela di un meritato successo.
Ha sempre amato la moda?



“Sì. Da quando ero bambina. Sono nata seconda di 11 figli. Ho vissuto tra Muravera e Sardara, dove le nonne mi hanno insegnato a ricamare e mi hanno introdotta alla bellezza dell’arte sartoriale e dell’artigianato. Davo una mano a casa ma, appena potevo, giocavo con stole e cappelli, disegnavo abiti, indossavo stoffe, ne ammiravo le diverse consistenze, i colori, le sensazioni che ogni tessuto e nuance sapevano regalare. Giocare, per me, era imparare l’arte sartoriale. Dai primi insegnamenti in famiglia, all’età di 12 anni passai alla bottega, dove ebbi modo di approfondire ed affinare le lezioni impartite dalle nonne. Ho fatto tanta esperienza e una lunga gavetta, poi mi sono sposata. Ho messo su famiglia, prendendomi una pausa, ma non potevo stare lontana dal mio lavoro”.
Laura, quando ha aperto la sua attività a Muravera?




“Negli anni ‘80, insieme a mia sorella Giannina, bravissima nell’arte del ricamo. Prima avevamo un altro negozio, sempre a Muravera. Da qualche anno ci siamo spostate in questo atelier-laboratorio più ampio ed elegante. Ormai sono vecchietta (ride), ma non ci penso proprio a smettere di fare il mio lavoro. Per me è vita! Ho ancora tante affezionate clienti da seguire. Sono donne innamorate della Sardegna e del fascino del lavoro artigianale. Donne che vogliono restare connesse alle loro radici e che amano l’eleganza, la qualità dei tessuti, dei ricami, del messaggio che un abito può trasmettere: personalità, identità, poesia della nostra terra”.
Cosa contraddistingue il lavoro sartoriale delle sorelle Podda?




“Le lavorazioni sono sempre realizzate su misura e curate in ogni particolare: nelle rifiniture, nella scelta dei tessuti, nel taglio. Ci mettiamo le mani e il cuore”, sorride Laura quasi con timidezza, raccontandomi del suo lavoro. Vado incontro ai gusti e alle esigenze delle clienti, ma quando credo, lo faccio sempre ispirandomi alle tradizioni dell’isola. I manufatti spesso sono realizzati con tessuti tipici del telaio sardo, impreziositi da pizzi e ricami. Il tulle di cotone ricamato a mano, ripreso dal velo tipico del costume, lo utilizziamo per realizzare capi d’abbigliamento originali e unici. Amiamo utilizzare tessuti preziosi arricchendoli con applicazioni di pietre e metalli-gioiello per la lavorazione di colletti, boleri, accessori e corpetti”.
Orbace, broccato, seta, tulle ricamato, coralli, turchesi e monili d’argento, come da antica tradizione sarda, si sposano nelle creazioni delle sorelle Podda a linee moderne, in un mix di passato e presente che rende ogni abito un autentico gioiello di haute couture.
Il museo dedicato a Donna Francesca

Nel frattempo, con una piacevole passeggiata per le storiche viuzze di Muravera, arriviamo di fronte all’edificio ottocentesco che ospita il MIF – Museo dell’Imprenditorialità femminile “Donna Francesca Sanna Sulis” di via Marconi, a pochi passi dalla Chiesa di San Nicola di Bari, costruita in stile gotico catalano tra il Quattrocento e il Cinquecento durante il periodo della dominazione spagnola. C’è molta gente che affolla l’ingresso del Museo. Dopo un tour al piano terra, dove campeggiano suggestive foto della storia dei costumi e delle tradizioni locali, Laura mi accompagna al primo piano. Qui mi mostra felice uno spazio a lei dedicato, con esposte alcune bellissime creazioni sartoriali firmate dalle Sorelle Podda.
Come mai questi abiti sono esposti al Museo dedicato a Donna Francesca?





“Tutto nasce da un sodalizio artistico che mi riempie di soddisfazione – racconta Laura Podda – Non immaginavo che i miei abiti potessero diventare fonte di ispirazione poetica, ma è successo. Devo questa bella emozione alla poetessa in lingua sarda Paola Nieddu – logudorese, in arte Pandela Corsara – che ha dedicato alle mie creazioni la poesia ‘Ricamu de Vida’, un omaggio all’arte sartoriale delle sorelle Podda, alla magia del ricamo e alla forza delle donne artigiane e imprenditrici di Sardegna. La collezione mi è stata ispirata dai versi di Paola Nieddu, che ho deciso di riportare sugli abiti esposti al Museo. Un incontro davvero magico tra poesia e moda, ma anche tra donne creative che si apprezzano e si supportano l’un l’altra”.
Anche Francesca Sanna Sulis credeva nella sinergia tra donne, soprattutto nel lavoro…








“Ci credeva a tal punto da aiutare le sue collaboratrici e dipendenti in tutti i modi possibili, investendo nella loro formazione, istruzione ed emancipazione. Una curiosità che non tutti sanno è che Donna Sanna Sulis ha anticipato lo ‘smart working’… Lei fu davvero una grande manager che promosse l’idea del welfare aziendale. Le donne che lavoravano con lei, infatti, ricevevano un telaio da poter utilizzare a casa, in modo da poter così sostenere la famiglia, senza rinunciare a lavorare. Ma non è tutto! Donna Francesca promosse perfino il ‘nido aziendale’, spazio dove le madri potevano lasciare i figli alle suore durante le ore lavorative, e garantì anche l’istruzione ai figli dei dipendenti. Fu una filantropa e una benefattrice. Fece costruire scuole, donò fondi per vestire i bambini poveri, aiutandoli a frequentare la scuola. Fece questo e molto altro. Nel suo testamento, lasciò i suoi beni alle donne senza marito e all’Ospedale di Cagliari per garantire assistenza ai poveri. Dopo la sua morte, la sua attività purtroppo scomparve, ma di lei resta moltissimo”.
Da Francesca Sanna Sulis a Laura Podda, l’intraprendenza e la forza di imprenditrici e artigiane sarde di ieri e di oggi

Storie di donne che fanno rete con altre donne, che si supportano creando sull’isola impresa e bellezza “da esportazione”. Dopo il tour al Museo, riaccompagno Laura nel suo atelier. Ha del lavoro da finire. E’ tardi, ma a lei brillano gli occhi.








































































