La Milano rossonera si dibatte in una crisi sportiva e societaria dai contorni incerti e lo scoramento dei tifosi è più che giustificato. Dopo lo scudetto di 4 anni fa targato Pioli e vinto con 86 punti sull’Inter del primo Inzaghi, il Diavolo ha vissuto stagioni di alti (pochi, ovvero la sola Supercoppa 2025) e bassi (davvero troppi). La scorsa stagione ha raggiunto un misero 8. posto (con soli 63 punti) senza alcun pass europeo dopo sei anni di presenza nelle competizioni continentali. E quest’ultima stagione 2025/26 si è chiusa con un clamoroso fallimento sportivo: flop totale pur senza impegni infrasettimanali, eliminazione dalla Coppa Italia e quinta piazza finale con conseguente esclusione dalla Champions ed esonero immediato di Max Allegri.
I motivi di una debacle
Una vera e propria “Caporetto” per il club rossonero malgrado gli acquisti di grande nome dell’ultimo mercato: Modric, Rabiot e Nkunku su tutti. Dopo un girone di andata di buon livello in gennaio è arrivato anche il bomber tedesco Fullkrug dal West Ham per colmare le lacune offensive. Ma il crollo è arrivato in primavera nonostante i due derby vinti (entrambi 1-0 di corto muso) culminati nei tre ko consecutivi a San Siro: 3-0 dall’Udinese, 2-0 dall’Atalanta e 2-1 dal Cagliari che erano peraltro tutte squadre senza più ambizioni di classifica. Bilancio finale delle 42 partite giocate (Coppa Italia inclusa): 22 vittorie, 10 pareggi, 10 sconfitte. Un disastro.
Le cause del crollo del Diavolo
L’illusione di una squadra solida è svanita a causa di evidenti limiti strutturali e tattici: il sistema di gioco voluto da Allegri era basato su un blocco basso e le ripartenze, ma è risultato inadeguato sopratttutto con le “provinciali” vista appunto la mancanza di un terminale offensivo: gli attaccanti hanno vissuto un digiuno senza precedenti. Chris Pulisic e il suo omonimo Nkunku per non parlare del messicano Gimenez sono rimasti a secco per mesi.
Quindi anche l’inserimento di campioni d’esperienza come Luka Modrić e Adrien Rabiot non è bastato a compensare gli acquisti di seconda fascia, rivelatisi non all’altezza. All’origine del crollo post-derby ci sarebbe stato un acceso diverbio fra Ibra e Allegri dopo la sconfitta di Roma (1-0) contro la Lazio. Sarebbero volati stracci negli spogliatoi e il gruppo si sarebbe sfaldato in modo irreparabile con il “caso Leao” a dare il colpo di grazia. Ora proprio il portoghese ha annunciato l’addio al Milan con un autogol clamoroso: lo ha fatto sui social senza avere già un acquirente e questo ne abbasserà senz’altro il prezzo di mercato. Lo scorso anno e soprattutto nel 2024 si parlava di lui come “mister 100 milioni”, oggi ne dovessero arrrivare la metà sarebbe già un successo.
Diavolo alle corde; licenziamenti in tronco: salta tutta la dirigenza
Al benservito dell’allenatore Allegri, subito scritturato da De Laurentiis per il Napoli che peraltro farà la Champions, hanno fatto seguito quelli dell’intera dirigenza: l’amministratore delegato Giorgio Furlani, il direttore sportivo Igli Tare e il direttore tecnico Geoffrey Moncada. Tutti ruoli fondamentali per costruire il futuro, ma ancora non assegnati. In cabina di comando il patron Gerry Cardinale ha tenuto il solo Ibra che peraltro è Senior advisor e suo socio nel fondo americano RedBird. Ma gli impegni extra-Milan di Zlatan sono – come sempre – molto discutibili: seguirà tutti i Mondiali negli Usa come commentatore di Fox Sport.
Esterofilia tecnica che non porta risultati

Intanto sarebbe stato avviato il casting per il nuovo allenatore con la figura di Ralph Rangnik come direttore tecnico: un dirigente peraltro a sua volta molto impegnato perchè è negli Usa come allenatore dell’Austria qualificata ai Mondiali. Quel che resta della dirigenza (ovvero figure di secondo piano) starebbero vagliando tecnici straneri con l’austriaco Glasner – ex Eintracht e Crystal Palace – che pare in pole position. Curiosa esterofilia per una gloriosa società che dai tempi del barone Liedholm (metà anni 80) non ottiene risultati con allenatori “foresti”. Prima del disastroso duo portoghese Fonseca-Conceicao della scorsa stagione c’erano stati – andando a ritroso – Seedorf, Mihajlovic, Terim, Tabarez e Leonardo. Nessuno ha lasciato il segno mentre I fasti del Diavolo si devono soprattutto a tre assi di casa nostra come Arrigo Sacchi, Fabio Capello e Carletto Ancelotti.
Il Diavolo che verrà

Di sicuro oltre a quella di Leao ci sarà la cessione di Loftus-Cheek assieme a quella di Fofana, la fine contratto di Modric e la possibile uscita di Rabiot per uno scenario a tinte fosche che porterà il Milan, a fine mercato, a dover operare aalmeno 15 innesti per avere una rosa in grado di affrontare anche l’Europa League. Scenario inevitabile, che però trova un incredibile stand-by societario.
Poi c’è la questione dei vari rientri dai prestiti con soluzioni da trovare a breve

Si tratta di Chukwueze, Musah, Bennacer, Terracciano e Bondo destinati a rientrare alla base (gli ultimi due appena retrocessi con la Cremonese). Nessun nome di rilievo, ma la conferma che per il Milan la squadra è da rifare e I tempi sono stretti. Con uno scenario del genere è davvero paradossale l’unico primato che i rossoneri possono vantare: sono la squadra di serie A con più giocatori ai Mondiali complice anche la scarsa presenza di italiani (il solo Bartesaghi è nel giro azzurro). Con 10 convocati supera nettamente l’Inter (7) e la coppia Juventus-Roma (6 entrambe).
Il Diavolo con tanti in Coppa del Mondo

Ecco l’elenco dei rossoneri impegnati con le rispettive nazionali: Mike Maignan e Adrien Rabiot (Francia); Koni De Winter e Alexis Saelemaekers (Belgio); Luka Modric (Croazia); Rafael Leao (Portogallo); Ardon Jashari (Svizzera); Christian Pulisic (Stati Uniti); Santiago Gimenez (Messico) e Pervis Estupinan (Ecuador).








































