Le cronache degli ultimi giorni e le dichiarazioni contrastanti fra loro rilasciate in ogni sede da opinionisti e politici dimostrano una grande confusione sulle questioni giuridiche e morali sottese alla triste vicenda di quanto occorso al gioielliere di Grinzane Cavour nel Cuneese e alla sua condanna in via definitiva alla pena di quattordici anni e nove mesi per avere reagito alla tentata rapina nel suo negozio e ucciso due ladri e ferito un terzo sparando su di loro vari colpi di pistola. Non è una scelta tra eroe e delinquente. E’ stata applicata la legge.
Parlano i fatti
I fatti riportati dalla cronache e accertati nel corso del giudizio penale, anche con precise riprese filmate delle telecamere, hanno confermato che il 28 aprile 2021 Roggero reagì alla rapina inseguendo i malviventi in fuga e sparando loro con la pistola che deteneva regolarmente. Due dei malviventi, Giuseppe Mazzarino e Andrea Spinelli morirono, mentre il terzo, Alessandro Modica, autista della banda, rimase ferito. Al gioielliere è andata bene perché benchè i rapinatori fossero armati anche di coltello, la pistola, con cui hanno minacciato puntendola alla testa, la moglie e la figlia all’interno del negozio, era un giocattolo, per il che, quanto sopraggiunse il Roggero con la propria pistola vera, questi scapparono all’esterno della gioielleria per fuggire in auto. Il Roggiero li rincorse e, raggiuntili, solo allora sparò una serie di colpi contro di loro e la loro auto.
Il processo
La Cassazione, dopo un proceso durato nei suoi gradi cinque anni e tre mesi, ha confermato la sentenza di condanna in appello della Corte d’Assise di Torino, con una sentenza definitiva alla pena di 14 anni e 9 mesi, non riconoscendo la tesi degli avvocati difensori del gioielliere, secondo la quale l’omicidio dei rapinatori fosse giustificato dalla scriminante della legittima difesa. I giudici infatti hanno respinto e fatto passare in giudicato quanto deciso dalla Corte d’Assise d’Appello di Torino, respingendo la tesi prospettata della legitima difesa, invocata tra l’altro da Roggero in forma putativa, essendo l’arma dei rapinatori solo un giocattolo non in grado quindi di offendere, in quanto è stato accertato che il gioelliere li ha inseguiti ed ha sparato una serie di colpi dopo che la rapina era già terminata e i malviventi erano già in fuga.
E’ stata applicata la legge
Come hanno scritto i giudici “l’azione aggressiva da parte dei rapinatori era totalmente conclusa” per cui la difesa con gli spari dell’arma non era più leggittima secondo la vigente legge. Se questi sono i fatti, la sentenza di condanna è corretta secondo i principi del nostro ordinamento e le norme di legge applicabili alla fattispecie che si è verificata.
La legge non è di destra nè di sinistra
E’ invece sorpendente ed errata, sia da una parte che dall’altra dei contrapposti schieramenti della politica, la presa di posizione di molti esponenti del centro-destra. Che pretendono di considerare ingiusta ed arrata la sentenza, perché non ha riconosciuto il diritto del gioielliere di sparare ai rapinatori. E addirittura invocano la candidatura prossima di Roggero al Parlamento per poterlo sottrarre alla pena detentiva. Oppure, sostituendosi alle prerogative riservate al Presidente della Repubblica, ne chiedono l’immediata grazia, evitandogli così di scontare la condanna al carcere. Parimenti è errata la posizione di molti esponenti del centro-sinistra che pretendono di far passare il gioielliere per un delinquente violento dedito a farsi giustizia da solo come nel far-west. E vorrebbero togliere ogni possibilità di possesso d’armi ai cittadini.
La questione del porto d’armi

In realtà il porto d’armi è legittimo. Ed è specificamente consentito dalla legge, ma va rilasciato solo a cittadini particolarmente esposti, che per attività e rischio possano essere soggetti a violenze altrui. E l’arma può essere legittimamente usata solo evitare di subire violenze altrui e per legittima difesa. Ma l’istruttoria al rilascio deve prevedere accertamento accurato e certificazione medica e psicoattitudinale che possa escludere usi impropri o indole violenta al portatore d’arma. Nel caso del gioielliere rapinato l’arma era stata legittimamente rilasciata ed aveva svolto la sua funzione durante la rapina. Tanto è vero che ha messo in fuga i malviventi. Ma l’uso successivo sparando con i malviventi già in fuga chiaramente non era più qualificabile di legittima difesa.
In caso di legittima difesa la legge parla chiaro

L’uso della violenza è contrario al nostro ordinamento giuridico, oltre che al comune sentimento morale della nostra società civile, ed è sempre vietato dalla legge. E’ consentito solo in via di mera eccezione per evitare altra violenza, e così alle forze dell’ordine per evitare l’attuazione di reati. Ed ai cittadini con l’istituto della legittima difesa regolato dall’art. 52 del codice penale. La legittima difesa è un principio giuridico che esclude la punibilità di chi compie un atto altrimenti vietato o un reato per difendere un diritto proprio od altrui. Ma ciò a condizione che vi sia un pericolo attuale e che la difesa sia proporzionata all’offesa.
Reazione sproporzionata
Orbene, nel caso in questione, se il principio della proporzionalità nello sparare con una pistola a chi aveva solo una pistola giocattolo può essere superato, perché in via putativa il gioielliere non poteva sapere che la pistola non era vera e perciò in grado di offendere, invece il principio della reazione ad un pericolo attuale è stato violato. Perché il Roggero ha sparato a dei malviventi già chiaramente in fuga. E quindi non più per difendersi da una aggressione attuale ad una rapina tentata dai ladri ma già sventata.
Si può comprendere la rabbia ma la legge parla chiaro
E’ pertanto chiaro che l’azione degli spari con la pistola è stata determinata da una esaperazione per l’ennesima aggressione alla propria gioielleria con intenzioni di rapina. E dalla rabbia per la volontà di vendicare la violenza appena subita dalla propria moglie e figlia nel tentativo di rapina all’interno del negozio. Attitvità vendicativa che la legge giustamente non consente neppure nella concitazione emotiva nelle immediate conseguenze dell’illecita violenza appena subita.
La nostra morale, così come la nostra legge di conseguenza, deve sempre considerare sacra la vita umana. E proteggerla dalla vendetta anche nei confronti di chi delinque.
Secondo la legge la sentenza è giusta

Per questo, per quanto risulta allo stato, la sentenza della Suprema Corte di Cassazione e la decisione confermata dei giudici della Corte d’Appello di Torino che hanno correttamente interpretata ed applicata la legge italiana vigente è da ritenere giusta e non ingiusta. C’e’ da dire però che la vicenda processuale non è ancora finita. Perché bisognerà attendere le motivazioni della sentenza per avere un quadro assolutamente preciso delle ragioni che hanno sostenuto la decisione. E perché inoltre, nel caso si potesse individuare in queste ragioni qualche erronea applicazione della giustizia, che allo stato non emerge, vi è ancora la possibilità di ricorrere alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo.
Le varie ipotesi
Per quanto riguarda invece la prospettata questione della candidatura alle elezioni politiche del Roggero, allo scopo di sottrarlo alla pena detentiva, questa non è certo ammissibile. Perché, oltre ad essere contraria a legittime ragioni, non è giuridicamente neppure possibile, perché non possono essere candidati al Parlamento cittadini condannati in via definitiva.
La grazia e la legge
Per quanto riguarda la prospettata richiesta di grazia, questa è possibile se una precisa istruttoria rileverà degli elementi nel comportamento del condannato alla pena detentiva che giustifichino l’accoglimento della domanda. Ma che allo stato ancora non sussitono e che comunque essendo poi prerogativa riservata, con norma di rango costituzionale, alla decisione del Presidente della Repubblica sarà lui a dover valutare.
Un mio pensiero

Si deve evidenziare peraltro che non solo i sentimenti del gioielliere ripetutamente rapinato, ma nella maggior parte dell’opinione pubblica, vi è sensazione di insicurezza e grande rabbia per gli episodi di violenza e i furti di cui si ha esperienza e notizia quotidiana, per il che si tende a giustificare ogni tipo di reazione.
Ma la soluzione del problema non può essere quello del reagire e, come accaduto, farsi giustizia nell’immediato personalmente, ma deve essere quello di una giustizia penale che funzioni, con l’arresto dei criminali, la condanna al carcere e la certezza della pena. A questo deve tendere l’impegno di tutte le forze politiche per ben governare ed amministrare l’Italia cosi come si merita la nostra ultramillenaria civiltà giuridica morale.













































































